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Quali sono state le principali bolle speculative della storia?

La storia è ricca di bolle speculative.

Nonostante le storie si ripetono noi commettiamo sempre gli stessi errori, uno su tutti: crediamo di aver scoperto il nuovo eldorado e puntiamo a diventare ricchi in poco tempo.

Quando andiamo a fare la spesa poniamo molta attenzione a ciò che compriamo. Quando siamo su Amazon, ad esempio, passiamo ore a capire quale sia il cellulare migliore: leggiamo recensioni, ci facciamo suggerire da chi è più esperto di noi, confrontiamo prezzi e tecnologie.

Con gli investimenti, purtroppo, spesso non riusciamo a fare tutto questo. Ci lasciamo influenzare dalle masse e dalla paura di perdere l’opportunità della vita. L’opportunità che ci permetterebbe di diventare ricchi in poco tempo.

Alcuni esempi di bolle speculative

Come detto, esistono molti esempi di bolle speculative nella storia.

Bolla speculativa dei bulbi di tulipano

La prima di cui si ha traccia è quella dei bulbi di tulipano del 1630.

I tulipani venivano inizialmente esportati dalla Turchia verso l’Europa. L’Olanda fu il primo e principale approdo di questa merce per poi diventare un vero e proprio produttore. Questi fiori erano considerati un lusso da esibire da parte dell’alta borghesia e ricchi mercanti.

La domanda superò ben presto l’offerta a causa della lenta riproduzione del tulipano. Questo creò un innalzamento dei prezzi: il bulbo di tulipano iniziò ad essere percepito come un investimento per i fiori futuri che poteva creare.

In seguito, con l’espansione della ricchezza, anche le classi meno agiate iniziarono a partecipare a questa corsa.

Il prezzo di un bulbo di tulipano arrivò così a cifre esorbitanti. Nel 1637 furono venduti lotti per 90000 fiorini. Per avere un’idea, il prezzo medio di un bulbo era pari alla paga di un anno e mezzo di un muratore.

A questi livelli le cose non possono continuare a lungo. Alla prima asta deserta si creò il panico. Le persone iniziarono a capire che quei prezzi erano sporporzionati ed iniziarono a vendere facendo crollare tutto il castello di carta.

Questa è solo la prima di una lunga serie di bolle speculative.

La Compagnia del Mar del Sud

Tra le altre possiamo ricordare la bolla della South Sea Company. La Compagnia del Mare del Sud fu creata nel 1711 da investitori pubbli e privati della Gran Bretagna. Le fu concesso il monopolio per il commercio con le colonie spagnole del Sud America. Fantasticando le incredibili ricchezze che si trovavano del Sud America e immaginando di ripetere il successo della Compagnia delle Indie gli investitori fecero a gara per accaparrarsi le azioni: queste passarono in pochi mesi da 128 sterline a 1050 sterline per azione.

In sostanza quello che in cui gli investitori credettero fu un’azienda che non offriva nulla se non la promessa di enormi guadagni in futuro attraverso il commercio. Quando queste promesse furono disattese le persone iniziarono a vendere creando lo scoppio della bolla.

Le bolle speculative più recenti

Più recentemente abbiamo assistito alla bolla economica del Giappone degli anni ’80/’90. Questa fu spinta a causa di vari fattori tra cui le politiche economico finanziarie, prestiti concessi a basso tasso d’interesse. Questo fece crescere a dismisura la domanda di beni di lusso e di beni immobili.

Si arrivò al punto che il palazzo imperiale di Tokyo con i suoi giardini furono valutati per una cifra superiore al valore di tutti gli immobili della California.

All’interno di questo blog si è poi spesso fatto riferimento alla bolla del Dotcom.

Erano gli anni della crescita e diffusione sempre maggiore di Internet. Alle aziende bastava inserire un “.com” al loro nome per avere l’interesse da parte degli investitori e raggiungere valutazioni miliardarie. Ovviamente senza nessun fondamentale.

Il Nasdaq passò da 500 punti a 5000 punti in breve tempo fino a che molte delle aziende legate alla “new economy” iniziarono a fallire creando una perdita anche del 80% di questo indice.

Nel 2008 fu la volta della bolla delle case negli USA.

Siamo a poca distanza dalla bolla del dotcom. Molti investitori rimasti scottati pensavano che le acquistare case fosse molto più sicuro, un asset tangibile a cui far sempre riferimento.

Vi ricorda per caso l’investitore medio italiano?

Ad ogni modo, questo retaggio unicamente alla facile concessione dei mutui fece schizzare il prezzo delle case. Alla prima avvisaglia di crisi economica gli investitori non furono più in grado di ripagare il mutuo creando quel domino che portò alla Grande Depressione che ha influenzato anche l’Europa.

Le fasi delle bolle speculative

L’economista Hyman Minsky ha cercato di spiegare quelle che sono le fasi di una bolla speculativa.

Fasi delle bolle speculative
Fasi delle bolle speculative

Analizziamone le fasi:

Nuovo Paradigma

L’investitore si innamora di un nuovo paradigma, come un’innovazione tecnologica o tassi di interesse particolarmente bassi.

Alcuni esempi di cambio di paradigma possono essere:

  • La rivoluzione industriale
  • La linea di assemblaggio delle auto
  • Internet

Le persone sono spesso portate a innamorarsi ciecamente di questi nuovi paradigmi non considerando tutte le condizioni al contorno.

Boom

I prezzi di un determinato bene iniziano ad aumentare lentamente. Così come avvenuto dai bulbi di tulipano in poi. In seguito, l’attenzione cresce sempre di più grazie alla copertura dei mass media. Questo fa si che sempre più persone vogliono far parte del banchetto.

Un esempio su tutti è la correlazione tra prezzo del Bitcoin e ricerche su google. Maggiori sono le ricerche, persone che iniziano a interessarsi alla tecnologia, maggiore è il prezzo del Bitcoin.

Google Trend vs Bitcoin
Google Trend vs Bitcoin

Euforia

I prezzi iniziano a salire senza alcun fondamento. Tutto si basa sulla convinzione/promesse di forti guadagni futuri.

Parliamo della teorica del più sciocco “Greater Fool Theory“: non importa quanto pagherai un un asset o un titolo, troverai sempre una persona più sciocca/pazza che sarà disposta a pagare un prezzo più alto pur di accaparrarsi lo stesso asset.

Questo è il comune denominatore di tutte le bolle: dai bulbi di tulipano all’edilizia.

Presa di Profitto

Alcuni, soprattutto tra i primi investitori, iniziano a sentire odore di bruciato e iniziano a vendere per prendere profitto. Purtroppo non è facile capire quanto può protrarsi una bolla speculativa. Un esempio è quello illustrato nel film “The big short“.

Michael Burry fu uno dei primi a capire che qualcosa non stava andando, che le banche erano pieni di crediti verso persone che non avrebbero mai potuto ripagare.

Iniziò a scommettere contro il sistema economico americano, tuttavia la sua scommessa non fu subito pagata: perse molti soldi prima che il mercato USA iniziasse a crollare.

Panico

Basta un evento a far scoppiare la bolla e mandare nel panico tutti gli investitori.

Un’asta deserta per i bulbi di tulipano, il fallimento della Lehman Brothers…

Qui entra in gioco la psicologia degli investitori, soprattutto i meno esperti.

In questa fase si vedono le persone che hanno investito solo per una ragione speculativa. Non hanno idea di quello che fanno.

Appena si vedono i segnali di una rottura di quel labile equilibrio vanno tutti nel panico e iniziano a vendere.

Capita, però, che questi investitori aspettino nella speranza che i prezzi risalgano: non ho effettivamente realizzato una perdita fino a quanto non vendo.

Succede così che ci si ritrova con azioni o asset che non valgono praticamente nulla.

Prezzo scontato

Quello che spesso gli investitori fanno fatica a comprendere è che il prezzo di un asset, specialmente di un’azione, è già scontato delle aspettative future.

Cosa significa?

Quando compriamo un’azione il prezzo che paghiamo non riflette il valore dell’azione oggi. Stiamo pagando le potenzialità di un’azienda nel futuro.

Mettiamo, ad esempio, un’azienda che ha una previsione di crescita per il prossimo anno del 30%.

Paghiamo oggi quest’azienda 100. Se l’anno prossimo vengono confermate le attese, e l’azienda cresce del 30%, paradossalmente non guadagno nulla.

Questo perchè, quando ho deciso di comprare quel titolo ho pagato anche la prevista crescita futura. Andrò a guadagnare, invece, se l’azienda in questione dovesse avere una crescita superiore alle attese.

Nell’acquistare un determinato asset dovremo quindi stare attenti a quelle che sono le previsoini di crescita.

Le cause dietro le bolle speculative

Più che parlare di cause forse dovremmo parlare di causa: la psiche umana.

Quando parliamo di investimenti è come se spegnessimo il cervello e iniziassimo ad agire secondo quelle che sono le certezze della massa.

Siamo così portati a pensare che il prezzo di un asset continuerà sempre a crescere: non importa quanto caro avrò pagato un’azione o una casa, arriveranno sempre nuovi invstitori disposti a pagare di più.

Siamo soggetti alla FOMO: fear of missing out.
Si tratta della sensazione che proviamo quando non abbiamo investito in un asset o in un’azione e questo inizia a schizzare in alto. Abbiamo la paura di aver perso l’occasione della vita e quindi siamo disposti a pagare un prezzo alto per entrare piuttosto che avere il rimorso di essere tagliati fuori.

Siamo attratti dalla narrativa. Migliore è la storia, la narrativa dietro un’azione, maggiore sarà l’attenzione dei mass media e maggiore sarà l’eccitazione da parte nostra di far parte di quella narrativa.

In conclusione

Nella storia abbiamo avuto molti esempi di bolle speculative. Il filo conduttore di ogni bolla è sempre stata la fragile psicologia umana.

Ripetiamo sempre gli stessi errori. Crediamo di aver trovato la soluzione per diventare ricchi in poco tempo riducendoci a scommettere piuttosto che investire.

Oggi esistono molti indicatori per capire se un determinato mercato è sopravvalutato o meno, tuttavia credo sia opportuno conoscere bene la storia per evitare gli stessi errori.

Dobbiamo anche capire quali sono le emozioni che regnano in noi per sapere riconoscere quando si presentano ed essere in grado di combatterle.

Se così non fosse ci troveremo anche noi a scommettere nel prossimo hype e perdere tanti soldi.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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