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Questo titolo lascia interdetti per un secondo, eppure è così: ai vertici delle 500 maggiori aziende americane (S&P 500) ci sono più uomini che si chiamano Michael e James….che donne. Triste considerazione? E non è tutto. Ma per chi non lo sapesse, facciamo prima chiarezza su cosa sia un CEO e S&P500.

Cos’è S&P 500 e cosa significa CEO

Il significato di CEO è “Chief Executive Officer”, che è la figura nella nostra lingua equivalente all’amministratore delegato.

S&P500 è invece l’insieme delle 500 aziende americane a maggior capitalizzazione. In questa lista ci sono ad esempio Amazon, Google, Apple, Microsoft, Coca Cola. L’insieme di queste aziende ha dato forma ad un indice borsistico, l’S&P 500 appunto, che non è altro che un paniere che include tutte le azioni relative alle 500 aziende che lo compongono.

In S&P500 ci sono più CEO di nome Michael e James che donne

Chiariti i dubbi semantici possiamo tornare all’informazione principale che ci da questo articolo di Marketwatch del 2020: delle 500 maggiori aziende americane, quelle che sono guidate da donne sono in numero inferiori a quelle che hanno un CEO che si chiami Michael o James.

Non solo: sono anche inferiori a quelle con CEO che si chiamino Peter.

Ora per carità, non abbiamo nulla contro i Michael o i Peter (specialmente se si chiamano Schumacher o Bond, a ognuno il suo) ma è tristemente agghiacciante che il numero di donne CEO nel mercato americano sia così tremendamente basso.

Facciamo parlare i numeri in base al report di

  • Solo il 6% delle aziende è guidata da donne, ossia su 500 big corp ci sono solo 31 CEO donna
  • 40 aziende hanno CEO che si chiamano Michael o James: di fatto questi due nomi sono più comuni di un intero genere (quello femminile)
  • il 13% delle compagnie ha una donna come CFO (Chief Financial Officer)
  • In media 8 aziende su 10 non hanno donne nell’Executive Board
  • Solo l’1% di queste aziende ha sia CEO che CFO donna: Gap, Arista, Accenture, Kohl’s.
  • La forza lavoro delle donne (a tutti i livelli) in queste aziende è del 40%.
Percentuale di occupazione di donne nella piramide azindale – Fonte: Equileap

In pratica se valutassimo il gender balance solo sotto il profilo occupazionale la situazione americana non sembrerebbe male: è aggiungendo il parametro del livello di lavoro e leadership che il dato tracolla.

Grado e livello di occupazione non sono gli unici parametri che determinano il gender gap: Gender Equality in the Workplace prende in considerazione 4 categorie.

Gender equality in the workplace

Per stilare questo report sull’equità di genere nel posto di lavoro vengono considerate 4 categorie:

  • Equità di genere nella leadership e nella forza lavoro
  • Equità di compensi e equilibrio vita-lavoro
  • Policy aziendali che promuovono l’equità di genere
  • Impegno, trasparenza e responsabilità

Le migliori aziende americane

Ecco quali sono le migliori aziende americane in termini di gender equity.

In vetta General Motors, con un ranking di 71/100. Non a caso GM ha un CEO donna, Mary Barra, e il 54% del board è composto da donne. GM ha da sempre avuto molta attenzione a tutti gli aspetti dell’equità di genere promuovendo orari e luoghi di lavoro flessibili, e attuando policy come quella contro le molestie sessuali (anti-sexual harrassment policy).

A seguire Nielsen che tra le varie attività promuove la scelta di fornitori certificati in termini di diversity, equity e inclusion (DE&I), e Kellogg’s che tra le varie iniziative ha sposato la causa LBGTQ+ promuovendo programmi di informazione in America Latina.

Nella tabella seguente c’è tutta la top 25 delle compagnie di S&P 500 per gender equality.

Aziende americane migliori come indice di Gender Equity (Equileap) – Fonte: Equileap

I CEO donna nei Paesi Europei

La situazione americana in termini di gender equity nei board è abbastanza critica: ma cosa avviene a livello europeo?

Ebbene, la situazione è abbastanza diversa come potremmo aspettarci, come mostra il grafico in basso.

Osservando questa volta il Global report di Equileap possiamo fare un’analisi completa e molto interessante:

  • Il paese con il più alto tasso di Gender Balance nella leadership è la Francia, con una media del 44%, seguito in Europa da Italia e Svezia (rispettivamente 38% e 37%). Le alte performance di Francia e Italia possono dipendere dai requisiti minimi legislativi di presenza femminile nei board (quote rosa).
    L’alto gender balance di Francia e Italia nei board, però, non resta costante anche ai livelli inferiori della gerarchia aziendale: basta scendere di un solo livello, a quello degli executives, e la percentuale di donne scende rispettivamente al 19% e 12%.
  • Tra gli executives, Svezia, Singapore e Australia sono i soli 3 paesi in cui a livello executive la presenza delle donne supera il 20% (assestandosi rispettivamente al 26%, 24% e 24%).
Nelle maggiori aziende americane ci sono più CEO che si chiamano Michael o James che donne (aziende di S&P 500): e invece in Europa?
Presenza femminle nei vari livelli aziendali nei maggiori paesi mondiali – Fonte: Equileap

Come CEO donne e gender equity impattano gli investimenti

La parità di genere sta diventando sempre più rilevante per cercare di colmare il divario tra uomini e donne. Lo conferma anche l’interesse della finanza: esiste infatti un indice che racchiude le aziende che privilegiano la parità di genere.

L’indice Solactive Equileap Global Gender Equality 100 (EUR Hedged) replica società in mercati sviluppati che sono particolarmente attente ai temi dell’uguaglianza di genere.

Se volessimo investire in questo indice potremmo farlo senza bisogno di acquistarne tutte le azioni: come chi segue questo blog sa, possiamo investire in un intero indice tramite un solo strumento, l’ETF, che ne replica le performance.

In questo caso esistono 2 ETF dedicati alla gender equity: se ti interessano non perderti l’articolo che pubblicheremo la prossima settimana, o iscriviti alla newsletter se vuoi leggerlo in anteprima!

In conclusione

Il dato sulla parità di genere con cui abbiamo aperto questo articolo deve far riflettere: c’è ancora molta strada da fare prima che le donne siano equamente rappresentate ai vertici delle aziende e possano, di conseguenza, rappresentare adeguatamente la popolazione femminile.

D’altro canto, sradicare pregiudizi culturali e status quo è un lavoro che richiede tempo e un impegno alto e costante, e vedere come molte aziende abbiano deciso di intraprendere questa lunga strada mi auguro sia un fattore positivo e promettente per le generazioni (speriamo non troppo) future.

Se vuoi saperne di più di diversity, equity e inclusion troverai interessante questa intervista a proposito fatta a Giovanna Matrone:

Nelle maggiori aziende americane ci sono più CEO che si chiamano Michael o James che donne (aziende di S&P 500): e invece in Europa?

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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