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Battere il mercato è impresa ardua

In questo blog ho spesso detto che è molto difficile battere il mercato: non ci riescono i professionisti perchè dovrebbe riuscirci un investitore qualunque che lo fa, per giunta, a tempo perso?

Tanto vale la pena investire sul mercato, cioè comprare gli indici (come MSCI World o S&P 500) che copiano quello che è un mercato di riferimento tramite strumenti come gli ETF.

Il punto principale è che indici come lo S&P500 sono mutevoli.

Lo spiega bene Adam Parker, Chief US Strategist di Morgan Stanley in un’intervista del 2015:

“Uno degli elementi principali che cambia nel tempo nell’S&P500 sono i componenti effettivi dell’indice. Sebbene negli ultimi tempi il turnover sia stato relativamente basso, con solo il 3% delle società che sono cambiate dal 2013, l’effetto cumulativo dell’aggiunta e della sottrazione di società è sorprendentemente sostanziale. Il 10% delle società nell’indice odierno è diverso dal 2011, il 17% è diverso dal 2009 e la metà delle società è completamente diversa dal 1999. Detto in altro modo, almeno la metà delle società nell’S&P500 oggi non era nell’S&P500 quando il tuo gestore di portafoglio medio ha iniziato a gestire un portafoglio”.

E ora le cose non sono di certo cambiate.

Parker ha, inoltre, tracciato il numero di società che sono state aggiunte ogni anno dal 1965.

“In media, 22 società, ovvero il 4.4%, vengono aggiunte o rimosse dall’indice ogni anno“.

Cosa significa tutto questo?

Battere il mercato investendo in singole azioni è difficile

Pensare di battere il mercato andando ad acquistare azioni di società anche le più conosciute è molto complesso.

Lo abbiamo detto anche in questo articolo.

Prendiamo appunto il caso di General Electric le cui azioni dal 2001 al 2021 hanno visto un crollo di oltre il 70%.

Dal 2001 al 2021 le azioni di S&P 500 che hanno continuato a rimanere nella Top 25 dell’indice S&P 500 sono solo 7:

  • Microsoft
  • Johnson & Johnson
  • Walmart
  • Home Depot
  • Procter & Gamble
  • Bank of America
  • Pfizer

Capite quanto è difficile trovare azioni per battere il mercato?

Riportiamo altri dati, magari possono aiutare a chi ha ancora qualche dubbio:

Il tasso di turnover storico dello S&P500 è del 4.4% all’anno, o circa 22 cambiamenti ogni anno. Visto in un altro modo, più della metà delle società nell’attuale S&P 500 l’indice non era nell’indice 20 anni fa.

Confrontando i “top 5” membri dell’indice di oggi con i colossi del 2009, ci viene ricordato che i cicli economici vanno e vengono, le tendenze secolari aumentano e diminuiscono, vengono costruite nuove società mentre le ex “blue chip” lottano. E per ogni Enron, Lehman Brothers, GM o GE che fallisce, c’è una Apple o un’ Amazon che emerge.

Battere il mercato

La difficoltà da parte dell’investitore medio sta proprio nell’anticipare queste tendenze, nel riuscire a prevedere in quale direzione andrà il mercato.

Purtroppo, nella maggior parte dei casi, si tratta di pura utopia. Si tratta di scommesse.

Quante aziende nate tra l’entusiasmo della folla sono poi svanite nel nulla. Troppe.

I benefici di investire negli indici diversificati

Ecco, investendo in un indice diversificato abbiamo la possibilità di avere, anche se in minima parte, una quota azionaria di un’azienda che si sta affermando. Che noi stessi non avremmo mai immaginato potesse essere così disruptive.

Certo, potremmo dire, come afferma lo stesso David Blitzer, Presidente del Comitato dell’Indice di S&P che:

Nella maggior parte degli anni vengono sostituiti da 25 a 30 titoli dell’S&P 500. E mentre ci sono linee guida rigorose per ciò che le aziende vengono aggiunte, la decisione finale e la tempistica di tale decisione dipendono da ciò che sta passando per la testa di una manciata di persone impiegate da Dow Jones.

Ma i numeri parlano chiaro.

Secondo Ned Davis Research, per il periodo di 41 anni dal 1972 al 2013, l’S&P 500 è avanzato di quasi il 5000%, ma se avessi posseduto solo il singolo titolo più grande dell’indice ogni anno avresti guadagnato circa il 400%. Quindi, mentre sembra che le prime 5 aziende di oggi non possano sbagliare, la storia dice che non tutte rimarranno al vertice nei decenni a venire.

Riprendo alcuni spunti del blog A Wealth of Common Sense.

All’interno di questo blog vengono riportati alcuni studi come quello di Geoffrey West che esamina nel suo libro Scale:

Nel 1958 un’azienda poteva aspettarsi di rimanere sull’S&P 500 per circa sessantuno anni, mentre oggi sono più come diciotto. Delle aziende Fortune 500 nel 1955, solo sessantuno erano ancora nell’elenco nel 2014. Questo è solo un tasso di sopravvivenza del 12%, l’altro 88% è fallito, si è fuso o è caduto dall’elenco a causa della sottoperformance. Più toccante, forse, è che la maggior parte di quelli sulla lista nel 1955 sono oggi irriconoscibili e completamente dimenticati: quanti ricordano la gomma Armstrong o l’olio vegetale del Pacifico?

Non basta? Andiamo avanti allora.

Sam Ro ha scoperto che dal gennaio 1995 sono state aggiunte 728 società all’S&P 500. Nello stesso periodo, 724 nomi sono stati rimossi dall’indice.

Il problema è che nessuno sa quali saranno i vincitori e quali saranno i perdenti.

Hendrik Bessembinder ha eseguito uno studio su tutti i titoli delle borse NYSE e Nasdaq a partire dal 1926.

Ha scoperto che solo 86 titoli rappresentavano $ 16 trilioni di creazione di ricchezza, circa la metà del rendimento totale del mercato negli ultimi 90 anni. E tutta la creazione di ricchezza nel mercato azionario può essere attribuita al 4% dei migliori vincitori del mercato azionario, mentre il restante 96% delle azioni corrispondeva collettivamente a buoni del tesoro (o contanti) di un mese.

Capire in anticipo chi saranno i vincitori e i perdenti è cosa molto molto difficile.

Dall’inizio dell’ anno l’indice S&P500 è sceso di circa il 20%. All’interno dell’indice, però, ci sono azioni che hanno perso anche il 90%.

Siamo sicuri di essere così bravi da sapere individuare le azioni giuste?

Credetemi, per battere il mercato non basta un video su youtube o l’indicazione del primo TikToker. Ci vuole studio e tempo. E a volte anche questo basta.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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