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Come cambiare lavoro a 30 anni (e grazie alla YOLO economy)

“Voglio cambiare lavoro ma non so cosa fare”

cit. Chiunque verso i 30 anni

Prima o poi arriva a tutti: la voglia o necessità di cambiare lavoro.

Dopo il periodo di pandmia questa sensazione è andata accentuandosi: abbiamo rivalutato l’importanza di molti aspetti della nostra vita, tra cui l’impatto del nostro lavoro attuale sulle nostre giornate.

Un effetto tangibile è il fenomeno dello YOLO, acronimo dal significato “you only live once“. Questo fenomeno, nato negli Stati Uniti, coinvolge molti millenials e ragazzi della generazione Z e sta ribaltando il paradigma laavorativo.

Le priorità non sono più fare carriera e abbandonare casa per trovare un buon lavoro, ma piuttosto privilegiare lavori flessibili, anche meno retribuiti, ma che consentano di avere il giusto work-life balance.

Tralasciando quindi per oggi il chiosco di chupiti alle Maldive che, si sa, è qualcosa che faremo prima o poi, ma non oggi, cerchiamo di capire come cercare di cambiare lavoro.

Come spesso accade sappiamo benissimo ciò che non vogliamo, ossia ciò che non va nel nostro attuale lavoro, ma non sappiamo cosa è che cerchiamo in un nuovo impiego.

“Voglio cambiare lavoro ma non so cosa fare”: ecco cosa

Nuovi stimoli, nuove opportunità, qualcuno direbbe nuove responsabilità (e si, un nuovo stipendio): il problema è che siamo talmente legati al nostro lavoro attuale che non ci sembra di saper fare nient’altro, o almeno di non essere abbastanza “skillati” per fare qualcos’altro.

Soffriamo della sindrome dell’impostore.

Per capire cosa vogliamo realmente fare nel nostro futuro lavoro proviamo a rispondere a 3 domande:

1) A a cosa saremmo disposti a rinunciare per cambiare lavoro?

2) Cosa ci aspettiamo dal nuovo lavoro?

3) Perchè vogliamo cambiare lavoro?

La prima è, secondo me, la più interessante. Si è posto questa affascinante domanda Martin Danoesastro, un consulente di BCG ed esperto di trasformazioni aziendali che fa qualcosa si opposto: cambia i sistemi organizzativi delle aziende da cui…vogliamo fuggire.

Le aziende in cui dovremmo voler lavorare

Questo talk penso sarà molto ispirante per chi lavora in aziende tradizionali, e non solo per gli impiegati ma anche per i manager.

Parla del cambiamento: cosa significa passare da un’azienda piramidale di 3000 persone ad un’azienda che abbia al suo interno 300 team multidisciplinari indipendenti, senza schiere di manager a decidere e supervisionare, ma con un loro potere decisionale?

Che abbia al sopra del team la sola vision, non una scala gerarchica?

Team che debbano autogestirsi e portare i risultati nei tempi stabiliti in cui le persone non ricoprono una job description definita ma un ruolo adeguato alle loro abilità. Non rigido ma agile, quasi se fosse una startup: un’azienda che si muova come uno stormo, ossia che modifichi la traiettoria grazie al movimento del singolo e non del vertice della piramide. 

In un’azienda come quella descritta da Martin il peso specifico di ognuno di noi aumenterebbe, così anche le responsabilità.

E questo porta si ricollega al primo dei tre quesiti di cui sopra.

Come cambiare lavoro
Come cambiare lavoro

Ma bando alle ciance! Analizziamo i quesiti uno per uno e come risolverli.

Domanda 1: A cosa sei disposto a rinunciare per cambiare lavoro?

Quando si parla di cambiare lavoro stona un po’ pensare a delle rinunce: se vogliamo cambiare mestiere è proprio per migliorare la nostra attuale condizione. In termini lavorativi sappiamo bene ciò che non va, di cui ci lamentiamo e che vorremmo cambiare: viene meno spontaneo pensare a quali rinunce (lavorative, non personali) faremmo pur di avere il lavoro dei nostri sogni

Danoesastro nel video ci chiede a cosa rinunceremmo per cambiare lavoro: prima di rispondergli riformulerei la domanda in

Cosa mi prendo la responsabilità di fare per cambiare lavoro?

Le risposte potrebbero essere, ad esempio,

  • Rinunciare a fare tutto da soli
  • Aumentare le responsabilità
  • Adattarci a un lavoro e un ambiente di lavoro più agile

Per qualcuno le risposte potrebbero essere formulate nella maniera opposta, ma il concetto non cambia. Rispondere seriamente a questa domanda ci aiuterà a capire:

  • quanta voglia abbiamo realmente di metterci in gioco: se nella valutazione costi/benefici il bilancio a fronte del cambio del proprio lavoro è sempre negativo vuol dire che, per noi, la zona di confort in cui siamo ha un valore maggiore del potenziale cambio di ocupazione.
    E questo non è affatto detto che sia un male: dobbiamo, però, fare questo conto con noi stessi e, per il nostro bene ed imparare ad accettare questo punto di vista.
    Se invece la vautazione fosse sbilanciata verso il cambio del posto di lavor non c’è dubbio: dobbiamo iniziare a scaldare i motori.
  • cosa siamo disposti a mettere da parte pur di trovare il lavoro dei nostri sogni: delle rinunce consapevoli di benefit che adesso abbiamo in maniera magari “gratuita” ma a cui potremmo ( e magari, in fondo, vorrremmo) rinunciare: ad esempio una forte visibilità in azienda, o al contrario una eccessiva tranquillità lavorativa.

Domanda 2: Cosa vorresti da un nuovo lavoro?

Aver risposto alla domanda numero uno facilita il rispondere alla seconda: cosa vorremmo da un nuovo lavoro?

E’ il “duale” della risposta alla prima domanda: evidenziare cosa siamo disposti a fare a fronte delle rinunce individuate in precedenza.

Riprendiamo l’esempio delle risposte di prima e ampliamole evidenziando cosa, in fondo, vorremmo da un nuovo lavoro:

  • Rinunciare a fare tutto da soli quindi imparare a delegare
  • Aumentare le responsabilità rinunciando ad avere un leader competente e sempre presente che mi copra le spalle
  • Adattarci a un lavoro e un ambiente di lavoro più agile semplificando i processi che spesso usiamo come scudo

Rispondere a questa domanda ci fa palesare alcuni dei nostri desideri più reconditi, che magari fatichiamo ad ammeettere anhe a noi stessi.

Alcune risposte potrebbero sembrare per logica controproducenti (diciamocelo: a parità di stipendio, per logica, dovremmo preferire un lavoro con molte responsabilità o che non ne abbia nessuna?).

Ma nella maggior parte dei casi è la voglia di miglioramento, novità e cambiamento ad avere la meglio, anche se siamo le persone più pigre del mondo: è questo che vogliamo da un cambio lavoro.

Deve avere qualcosa di nuovo, di imprevisto, di sfidante e anche di terrorizzate per alcuni versi: deve farci pensare almeno una volta “ma chi me lo ha fatto fare, non sono in grado”.

Ma sarà una domanda che persisterà nella nostra testa per non più di dieci secondi, perchè all’undicesimo staremo già pensando a come risolvere il problema che abbiamo davanti o quale atteggiamento assumere per sembrare padroni della situazione (e non dimenticate mai l’importanza della postura, come spiegavamo in questo articolo).

E’ vero, forse non saremo lì per lì abbastanza preparati: ma avremo l’atteggiamento giusto per diventarlo.

Domanda 3: Perchè cambiare lavoro?

Prima di chiederci come cambiare lavoro, domandiamoci il perchè.

Stipendio, carriera, soddisfazione personale, il famigerato “livello”. 

Sarebbero state queste le risposte che ci sarebbero venute in mente se ci fossimo posti questa domanda come prima. E sicuramente sono e restano valide: credo però che rappresentino solo una parte della riposta

Credo che il cambio di lavoro sia la traduzione di un cambiamento più profondo che stiamo facendo e che coinvolge anche (ma non solo) la sfera lavorativa. 

Comprenderlo è importante perchè, a volte, diamo al lavoro colpe che non ha per giustificare delle mancanze che noi abbiamo; alla stessa maniera ci aspettiamo che cambiare lavoro possa cambiare la nostra vita e cambiarci come persone.

Certo, è vero in determinati casi: se un cambio lavoro può migliorare la vita privata, ricongiungere una famiglia, ridurre drasticamente gli orari lavorativi o migliorare il work-life balance.

Ma il più delle volte vorremmo cambiare lavoro per fare un “reset” di noi stessi: ricominciare da capo scrollandoci abitudini che non vogliamo più ci appartengano, e prediligere abilità e atteggiamenti che abbiamo sviluppato nel tempo.

E farlo in un posto nuovo e con colleghi nuovi rende tutto più neutrale e sfidante allo stesso tempo.

Come cambiare lavoro: ora sai cosa fare

A questo punto la risposta dovrebbe essere un po’ più chiara: prima di chiederci come cambiare lavoro “a caso” identifichiamo ciò che vorremmo migliorare e cerchiamo queste caratteristiche nel nostro nuovo lavoro. Senza aver paura di chiedere, anche in fase di colloquio, se il lavoro per cui ci stiamo proponendo ci permetterà di sviluppare queste capacità/competenze. 

Cambiare lavoro è un’opportunità per migliorare ciò che vogliamo: non lasciamocela scappare.

Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche questo in cui Dan Pink che spiega come preferiamo una maggior motivazione a un aumento i stipendio (anche se non lo sappiamo):

spiaggia con "yes you can" scritto perchè la motivazione è piu importante di un aumento guidaglinvestimenti.it

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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