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Come farsi assumere? sfruttando i bias dei recruiter

Pensavo di intitolare questo articolo “come non farsi influenzare nell’assumere una persona” oppure “i bias dei recruiter”, rivolgendolo a chi si trova nella condizione dell’assumere una persona.
Ma poi ho riflettuto: infondo, quanti di noi si trovano da quella parte della scrivania…e quanti da lato di chi si vuol far assumere?
Per cui parleremo oggi di come farsi assumere sfruttando i bias dei recruiter.

L’estate è il momento tipico per fare progetti da rimandare rigorosamente a Settembre, e il cambio di lavoro è uno di questi.
Scherzi a parte, abbiamo parlato qualche settimana fa di come lo YOLO effect stia influenzando molti lavoratori nel voler cercare soluzioni che diano un maggior equilibrio vita privata-lavoro.

E molti di questi, dopo più di un anno passato in smartwork, stanno vedendo le loro aziende tornare sui loro limitanti passi non accogliendo completamente questa rivoluzione culturale in atto e, implicitamente, spingendo i proprio dipendenti a darsi uno sguardo intorno.

Basti pensare alla diatriba lavoratori-azienda scaturita in Apple dopo che la compagnia di Cupertino ha reinserito l’obbligo di lavoro in ufficio per almeno tre giorni a settimana. Scatenando non tanto le ire, quanto la delusione dei propri dipendenti.

Ma per quanto si possa amare un’azienda, quando si sente l’esigenza di cambiare vuol dire che è arrivato il momento: e allora si parte a rispolverare l’atteggiamento da colloquio e cercare come farsi assumere nella maniera più smart.

cartello come farsi assumere sfruttando i bias dei recruiter guidaglinvestimenti.it

Come superare un colloquio: non i soliti consigli

Non vi parlerò di come farsi assumere superando i colloqui in maniera brillante: onestamente non ne ho sostenuti un numero ragguardevole nella mia vita, e non ho nè l’esperienza nè la competenza per dare consigli o pareri.

Per quanto si possa generalizzare, alla fine ogni colloquio è una storia a sé e personalmente credo sia limitante parlare di colloqui andati bene o andati male.

Nella maggior parte dei casi, se un colloquio va male vuol dire che non era l’azienda o il lavoro (o entrambi) adatto a noi: dovremmo esser felici di evitare una fregatura. O, almeno, mi piace vederla in questo modo!

Un fattore che però prescinde da noi e che dovremmo imparare a cavalcare quando vogliamo farci assumere, come riconoscono gli psicologi cognitivi, è il comportamento dei recruiter.
I bias di cui potrebbe soffrire il recruiter, che possiamo provare a sfruttare a nostro vantaggio.

come farsi assumere: I bias dei recruiter

A meno che l’azienda non attui delle strategie di assunzione innovative in Italia la stragrande maggioranza assume ancora seguendo i dettami tipici: i colloqui.

Questo implica un’interazione tra due (o più) persone in cui l’aspirante assunto fa del suo meglio per risultare brillante, e il reclutatore fa le sue valutazioni forte di una posizione di comfort. Talvolta, però, ignaro dei bias che potrebbero influenzare le sue scelte.

Come conferma questo studio di ThriveMap ben 9 manager su 10 ammettono di aver fatto delle assunzioni sbagliate nella loro carriera, e più della metà riconosce che questo errore è stato dovuto al prendere decisioni d’intuito. Quindi mosse da bias e pregiudizi.

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Fonte: ThriveMap research – Come farsi assumere

Vediamo quali sono i bias dei recruiter e come farsi assumere sfruttandoli.

i bias legati all’ anchoring

L’anchoring è il bias più celebre, da cui siamo sopraffatti ogni giorno in ogni acquisto che facciamo.

Il più classico degli esempi? Guarda l’immagine:

Stessa cosa accade con le persone: i recruiter hanno come scopo di trovare la persona giusta. L’expectation anchoring potrebbe portarli a trarre conclusioni affrettate su una candidato analizzando solo uno o due aspetti che lo riguardano.

Che siano positivi o negativi, per l’effetto alone (o Halo effect) si tenderà a credere che la persona sia conforme o meno ai requisiti anche in altri ambiti. E noi non sappiamo cosa frulla nella mente di un recruiter.

Confirmation e conformity bias

Questa accoppiata vincente è legata all’umano desiderio di trovare persone simili a noi, che la pensino come noi e con cui abbiamo qualcosa in comune.

Per quanto i recruiter siano persone allenate ad evitare questi passi falsi, restano pur sempre degli esseri umani: e scovare un candidato appassionato di rafting proprio come lui sicuramente non lo indurrà ad assumerci per questo, ma senz’altro a farci ricordare.

Non verbal bias

Il non-verbal bias è ben noto quando si parla di come farsi assumere: come riportato in un celebre studio del dottor Albert Mehrabian in un colloquio di lavoro conta:

  • 55% comunicazione non verbale: postura, mimica facciale, linguaggio del corpo
  • 38% comunicazione paraverbale: tono della voce, velocità, volume
  • 7% comunicazione verbale

Va da sé che il “dare la risposta giusta” serve a poco se ci sono dei nostri atteggiamenti che non convincono il recruiter, ad esempio una postura chiusa sintomo di insicurezza o un tono di voce timoroso e titubante.

I bias dei recruiter su cui non abbiamo il controllo

Se sui bias appena discussi possiamo cercare di avere una minima influenza sul come farsi assumere, ce ne sono altri su cui invece non abbiamo purtroppo il controllo. Uno di questi è il gender bias.

Sempre dal sito Thrivemap troviamo questo (triste) risultato legato al mondo dell’insegnamento universitario: a seconda della composizione del pool di finalisti per una posizione, se 3 su 4 sono donne la possibilità che venga assunta una donna è del 67%.

Di conseguenza, in un pool del genere un uomo ha un 33% di probabilità di esser assunto se concorre contro 3 donne.

Peccato che se la condizione si ribalta, ovvero tra i finalisti ci sono il 75% di uomini e il 25% di donne, basandosi su dati realmente accaduti, la possibilità che il ruolo venga vinto da una donna è pari allo 0%.

Diciamo: molto, molto, ma molto improbabile.

Fonte: ThriveMap – Come farsi assumere

Chiaramente uno studio non è la verità assoluta e non deve essere generalizzato: bisogna considerare quando è stato fatto, l’ambito, le condizioni al contorno.

Non è detto che in azienda accada esattamente lo stesso, ma bisogna riconoscere che è altamente probabile trovare andamenti simili a quello sopracitato, anche se leggermente migliorativi.

Come sfruttare i bias dei recruiter a nostro vantaggio

Individuati i bias principali cerchiamo di capire come sfruttarli a nostro vantaggio.

Un metodo utile, quando sappiamo il nome del recruiter o della persona con cui faremo un colloquio, è quello di dare uno sguardo ai social, da Linkedin a Facebook.

Linkedin per capire la sua storia, quante aziende ha cambiato, quali sono i suoi interessi principali in termini di carriera. Capire che tipo di persona è dalla bio: estremamente professionale, smart, estroversa?

Non fa male poi dare uno sguardo anche a social meno professionali come Facebook: sai mai che tra i post o le foto non si celi una passione che abbiamo in comune e che potremmo casualmente inserire nella conversazione durante il colloquio.

In questo modo conosceremo un po’ meglio la persona con cui andremo a parlare, e questo ci porterà ad essere automaticamente più in sintonia o allineati con lui/lei, favorendo il conformity bias.

Sull’anchoring potrebbe essere più difficile, e anche rischioso: se il recruiter è bravo non ci farà comprendere facilmente che impressione gli abbiamo dato, positiva o negativa che sia. Tanto potremmo aver lanciato l’ancora giusta, tanto aver fatto un clamoroso flop.
Nel dubbio, una possibilità che non ci nuocerà è ampliare l’area di discussione includendo esempi che coinvolgano esperienze in altri ambiti o problematiche che abbiamo risolto fuori dal comune.
In caso in cui l’ancora fosse positiva, tanto meglio: faremo una impressione migliore. In caso di ancora negativa potrebbe essere un modo per risollevare le sorti del colloquio.

Sui non-verbal bias un consiglio mi sento di darvelo: fate questi esercizi di postura che migliorano la respirazione favorendo il rilassamento. Li ho testati personalmente nell’ultimo colloquio e posso affermare che hanno avuto il loro effetto!

Provare per credere.

In ultimo, sul gender bias c’è poco da fare: quando c’è un pregiudizio di genere è difficile da scardinare. Un tentativo però lo farei: palesarlo. Far notare, senza doppi fini ne’ enfasi, lo stato della situazione.

Siamo l’unica donna in un colloquio con tutti uomini?

Troviamo il modo di evidenziarlo in un contesto positivo, ad esempio “oggi sono un po’ in minoranza ma sono sicura che questa azienda dia le stesse opportunità a tutti”.

Certo, non cambierà i pensieri: ma renderà ufficiale qualcosa di non detto, sebbene evidente alla luce del sole.
E le parole, accompagnate dal giusto tono di voce e comportamento non verbale (vedi punto di sopra!) nelle menti delle persone hanno il loro peso.

In bocca al lupo!

Se vuoi approfondire i temi citati in questo articolo su come farsi assumere troverai interessanti questi articoli sulla postura che migliora scientificamente la nostra autostima e sulla YOLO economy:

yolo guidaglinvestimenti.it

superman con la giusta postura che aumenta l'autostima guidaglinvestimenti

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  • Categoria dell'articolo:Bias

Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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