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Complesso di superiorità? Impariamo a farci i conti

Con estrema semplificazione possiamo dividere le persone in due gruppi: chi ha un complesso di superiorità e chi lo subisce.

Non entriamo nel merito del complesso di superiorità in senso strettamente clinico, limitiamoci a delle considerazioni di basso rilievo. Esistono i “saputelli pieni di se” e dobbiamo imparare a conviverci, sia dentro casa che sul lavoro, molto spesso.

Le reazioni che si hanno verso chi ha un complesso di superiorità, così come un atteggiamento saccente, dipendono molto dal nostro carattere e autostima: c’è chi li ignora, chi entra in competizione e si “innalza” al loro livello e chi si fa soggiogare, complice un livello di autostima non dei più alti. 

Indipendentemente dalla nostra reazione la cosa fondamentale è evitare che questa influenzi ciò che pensiamo di noi stessi. Qualunque cosa pensiamo in quel momento deve rimanere una esperienza a se, al limite da analizzare ma non da far pesare sul nostro “bilancio emotivo”: ricordiamoci che non abbiamo a che fare con una persona oggettiva. Anzi! 

Cerchiamo allora di capire come approcciare un individuo affetto da superiorità manifesta (senza prenderlo a brutte parole)

Proveremo a fare un’analisi a drone: entrare nella mente di un saccentello e vedere il mondo con i suoi occhi. Essendo pronti a scoprire che i saputelli potremmo essere noi!

La sindrome di Aristotele: di complesso in complesso!

Il complesso di superiorità viene definito tale quando coinvolge qualsiasi ambito della vita: credere di essere eccellenti nel lavoro, nei rapporti con l’altro sesso, nella gestione della casa o del denaro, di possedere la conoscenza in ogni materia. Generalmente consiste nell’essere estremamente sicuri di se e delle proprie capacità e nell’essere convinti – di conseguenza – di avere ragione sull’argomento in cui si è padroni. 

Una sottocategoria di questo complesso è la Sindrome di Aristotele che si attribuisce alle persone che pretendono di sapere tutto in ambito prettamente intellettuale e della conoscenza. 

Attenzione: il complesso di Aristotele che sia, non vuol dire che la persona abbia necessariamente torto o parli senza cognizione di causa. Molte colte la superiorità è figlia anche di una elevata conoscenza, ma di una non ottimale gestione della sua diffusione verso il prossimo.

Il caso peggiore è invece quando le persone ostentano un complesso di superiorità su concetti di cui sanno poco o addirittura niente. In questo caso la “sindrome” di cui si soffre è quella di Dunning Krueger, ovvero quella che ci porta a diventare virologi, complottisti, politici, esperti di elezioni americane e politica estera a seconda delle necessità (soprattutto sui social). Per approfondire ne avevamo parlato in questo articolo.

Nella mente di un superiore

Come anticipato, proviamo a fare un escursione dronistica nella mente di un “superiore”: proviamo a guardare il mondo con i suoi occhi e comprendere cosa potrebbe destabilizzarlo. 

Il soggetto in esame nutre la superiorità con l’insicurezza altrui: più ci mostriamo dubbiosi, più lui insisterà

La nostra insicurezza è facile da percepire: dai segnali fisici, come braccia conserte, spalle strette, testa bassa e sguardo che evita di guardare chi abbiamo di fronte, fino al rifiuto del confronto stesso. 

E da quelli della parola: discorsi tentennanti, difese “sterili” della nostra posizione, non supportate da una base forte; nervosismo nel parlare.

Più mostriamo qquesti segni, più il soggetto in odore di supeeriorità aumentera il suo potere su di noi. 

Come fare quindi per contrastarlo?

Innanzitutto evitando i comportamenti citati sopra: meglio un sano silenzio, uno sguardo di sfida e una posizione di forza  (mento alto, petto in fuori e sguardo di sufficienza) che dare segnali di cedimento. Qualche suggerimento? Li trovate in questo articolo.

Tecniche di sopravvivenza al senso di superiorità

Ma il silenzio potrebbe non bastare: valutiamo allora alcune “tecniche di sopravvivenza a discorsi con persone con complesso di superiorità“.

E mi raccomando: la base è sempre petto in fuori, testa alta e parlata convinta.

Tecnica di sopravvivenza numero uno

Confonderlo. In tre parole: parlate a caso. Inserite nella conversazione temi che non c’entrano niente, sostenete, ragionamenti non attinenti, fategli perdere il filo del discorso. Insomma: diventiamo delle persone snervanti. Ha un impatto opsitivo sulla nostra autostima, e fa innervosire chi abbiamo di fronte: se miriamo a concludere la disscussione, abbiamo vinto!

Tecnica di sopravvivenza numero due

Dargli ragione ma andare estremamente a fondo da renderlo insicuro. Questa è una tecnica dei più pazienti che richiede una estrema assertività: date ai “superiori” quello che vogliono. Ascoltiamoli, accettiamo i loro proclami ma non limitiamoci a questo: domandiamo. Indaghiamo, facciamo domande accurate su alcuni dettagli che cita, cerchiamo di arrivare in un punto così profondo che essi stessi saranno costretti ad ammettere che non sanno, o che non sono sicuri. 
Il risultato per voi è una doppia vittoria: vi sentirete “meno inferiori” vedendo il livello di superiorità dell’interlocutore diminuire, e l’interlocutore stesso vi vedrà come una spina nel fianco per il futuro. 

Tecnica di sopravvivenza numero tre

Cambiare il terreno di gioco. Cerchiamo di spostare la conversazione su un argomento adiacente in cui ci sentiamo più forti, e non desistiamo se il nostro interlocutore tenderà a riportarla sul suo. Bene che vada, rimarremo a discutere di due argomenti differenti – come due tennisti su due campi da gioco diversi, quindi soli – e la discussione scemerà. Che per voi è comunque una vittoria!

Tecnica di sopravvivenza numero quattro

Abbandonare con indifferenza cercando di sminuire l’importanza della discussione. Tecnica audace che spesso fa scattare le ire della persona che abbiamo di fronte che continuerà a credere di avere ragione, ma la nostra risposta dovrà essere costante: noncuranza, indifferenza e sufficienza. Risulteremo, per il futuro, un interlocutore “con cui non si può parlare!” ed è sicuramente una tecnica poco costruttiva. Ma se serve per sopravvivere…tant’è! 

Come avrete intuito, ho voluto riportare in maniera scherzosa alcune tecniche che aiutano “a sopravvivere” senza troppo impegno soparttutto se si tratta ddi persone con cui non abbiamo un legame troppo stretto.

Ovviamente ci sono fior di studi e materie che si occupano in maniera seria e approfondita di questo ambito e che hanno invece, di base, l’individuazione nel soggetto “superiore” della fonte di questo complesso. Individuare e comprendere il perchè profondo dell’atteggiamento di questa persona ci consentirà di guardarla con occhi differenti, diventando in maniera naturale meno timorosi e più comprensivi.

Questo potrà avere un risvolto positivo aanche sulla persona che abbiamo di fronte, che sentendosi più compreso (o in alcuni casi vedendo “smascherate” le sue emozioni) cambierà atteggiamento verso di noi. E’ un processo lungo in cui bisogna armarsi di tenacia e pazienza: ma se è per una persona a cui teniamo, ne varrà la pena.

Tutti abbiamo un complesso di superiorità in qualche ambito. Per fortuna.

Dopo questa parentesi su come combattere la superiorità, facciamoci però serenamente un esame di coscienza: per fortuna di complessi di superiorità ne soffriamo un po’ tutti.

Magari non è una sindrome manifesta, ma c’è per tutti noi qualcosa in cui crediamo di esser bravi e di saperne più degli altri: quando “scopriamo” uno scrittore o un musicista cool e passiamo la serata a rintronare i nostri amici, quando facciamo una giocata epica a biliardo (dopo anni di stecche clamorose).

Anche solo quando ci lamentiamo della nostra vita e di non credere in noi stessi, stiamo ritenendo la nostra incapacità superiore a quella degli altri. Che è di per se un complesso di superiorità anch’esso!

Per cui rilassiamoci, facciamoci un drink e una ragione: agli occhi di qualcuno, abbiamo un complesso di superiorità anche noi!

Infografica su come contrastare persona con complesso di superiorità - guidaglinvestimenti.it
Complesso di superiorità e come contrastarlo

Gli articoli citati in questo articolo li trovate ai seguenti link;

Ti sei mai chiesto se hai la sindrome dell’impostore?

Come la giusta postura può renderci persone di successo

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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