Tempo di lettura: 5 minuti
0
(0)

Come si calcola il PEG ratio?

Il PEG ratio è un indice adottato per superare alcuni limiti del P/E.

Il P/E è il rapporto tra il prezzo dell’azione e i suoi utili: price su earnings. Nella sostanza ci dice quanto il prezzo di un’azione si discosta dai suoi utili reali. Un alto P/E indica che gli investitori hanno grandi aspettative nell’asset in questione al punto che sono disposti a pagare molto di più di quello che l’azienda riesce a incassare. Tutto si basa sulle aspettative.

Ciò che non viene considerato nel calcolo dell’indice P/E è proprio la crescita prevista di un’azienda o qualunque asset preso in considerazione.

Il PEG ratio, Price/Earnings-to-Growth, nasce proprio con l’obiettivo di superare questo limite: a parità di P/E, ad esempio, preferiremo un’azienda che abbia una prospettiva di crescita maggiore dell’altra.

Formula del PEG ratio

Il PEG è direttamente legato al rapporto P/E.

Questo indice, infatti, viece ottenuto dividendo il P/E per la la crescita degli utili.

Formula PEG
Formula PEG

Volendo specificare esplicitamente la formula del PEG ratio avremo:

Formula PEG esplicita
Formula PEG esplicita

La previsione di crescita futura è al denominatore di questo rapporto. Ciò significa che un’azione che ha il PEG minore è generalmente da preferire:

  • PEG < 1 indica che il titolo è probabilmente sottovalutato dal mercato
  • PEG = 1 indica che il titolo è probabilmente quotato correttamente dal mercato
  • PEG > 1 indica che il titolo è probabilmente sopravvalutato dal mercato

Uno dei punti critici di questo rapporto è capire quale previsione di crescita (growth) inserire all’interno della formula.

Esistono varie scuole di pensiero a riguardo, per questo motivo quando si cerca il PEG ratio è bene capire come è stato calcolato.

PEG ratio calcolato secondo i dati degli analisti

Alcuni utilizzano il tasso di crescita stimato dagli analisti sulla futura crescita dell’azienda. Queste stime possono basarsi su diversi periodi temporali: a 3 e a 5 anni sono i più classici.

Esempio

Immaginiamo di aver individuato 2 aziende A e B su cui investire appartenenti allo stesso settore. Un buon parametro di confronto potrebbe essere il PEG.

Mettiamo quindi che:

  • “A” ha un P/E pari a 15
  • “B” ha un P/E pari a 20

Dovendoci basare unicamente sul P/E non avremmo dubbi: l’azienda A è quella più attraente dal momento che ha un rapporto più basso. Tutto ciò non considera, però, alcun dato sul tasso di crescita delle 2.

Andando ad analizzare le previsioni degli analisti per i prossimi 5 anni vediamo che:

  • “A” ha un tasso di crescita previsto del 10% annuo
  • “B” ha un tasso di crescita previsto del 20% annuo

A questo punto potremo calcolarci subito il PEG:

  • A, PEG = ( P/E ) / (tasso di crescita) = 15 / 10% = 1.5
  • B, PEG = ( P/E ) / (tasso di crescita) = 20 / 20% = 1

In questo caso, quindi, l’azienda B sembrerebbe più appetibile. Ecco quindi che analizzando i dati di crescita potremmo ottenere valutazioni diverse rispetto a quelle del P/E

PEG ratio calcolato secondo i dati storici

Altri utilizzato il tasso di crescita basandosi su dati storici e ipotizzando che in futuro si ottenga una crescita simile a quella passata.

Esempio

Immaginiamo sempre le 2 aziende A e B.

L’azienda A è caratterizzata da:

  • Prezzo per azione di 60 euro
  • EPS anno corrente = 3 euro
  • EPS scorso anno 2.8 euro

L’azienda B, invece, ha i seguenti dati:

  • Prezzo per azione di 100 euro
  • EPS anno corrente = 2.5 euro
  • EPS scorso anno 2 euro

Avremo quindi che:

P/Etasso di crescitaPEG
Azienda “A”60/3 = 20(3 – 2.8)/2.8 = 7%20/7% = 2.8
Azienda “B”100/2.5 = 40(2.5 – 2)/2 = 25%40/25% = 1.6

Ad ogni modo è bene ricordare che entrambi i metodi non danno dati certi e sono soggetti a incertezza.

Il PEG ratio può essere negativo

Un PEG <1 indica un’azienda probabilmente sottovalutata dal mercato. Attenti però alle aziende che hanno PEG negativo.

Esistono casi in cui il PEG risulti essere negativo, questo è possibile in 2 casi:

  • P/E negativo, quindi azienda in perdita che quindi non fa utili
  • Tasso di crescita negativo, nel caso un’azienda non vedrà gli utili crescere rispetto agli anni precedenti

In entrambi i casi bisogna fare attenzione e valutare l’intero contesto.

In linea generale è da evitare un’azienda con P/E negativo in quanto indica che l’azienda non sta avendo utili.

Anche un tasso di crescita negativo non è un bel segnale. Anche se in un mercato ciclico possono capitare fasi in cui la crescita di un’azienda abbia dei periodi di rallentamento.

 Il PEGY, Price/Earnings to Growth and Dividend Yield

Uno dei limiti, più volte sottolineato da Peter Lynch, del PEG e del P/E è entrambi gli indici non tengono in considerazione i dividendi.

Aziende, infatti, con un basso tasso di crescita ma alti dividendi vengono “ingiustamente” punite dal PEG ratio.

Per superare questo limite è stato introdotto un ulteriore indice: il PEGY.

Questo viene ottenuto andando a sommare al tasso di crescita il divided yield (rapporto dividendo-prezzo azione) di un’azione. Il P/E verrà poi diviso per ili valore così ottenuto.

Esempio

Prendiamo le solite 2 aziende A e B.

L’azienda A caratterizzata da:

  • P/E = 15
  • Growth del 10%
  • Dividend Yield = 10%

L’azienda B caratterizzata da:

  • P/E = 20
  • Growth del 20%
  • Dividend Yield = 0%

Avremo in questo caso che:

PEGPEGY
Azienda A15/10 = 1.515/(10+10) = 0.75
Azienda B20/20 = 120/(20 + 0) = 1

Basso PEG alte performance?

All’interno del blog “Investing for Beginners” è possibile recuperare un foglio excel molto interessante.

In questo foglio è presente un riassunto dei valori di PEG delle azioni di S&P 500 nel corso degli anni: dal 2000 al 2008.

Si può quindi analizzare la correlazione presente tra PEG e performance dell’anno successivo e fare una media degli anni presi in considerazione.

Consideriamo 4 macrogruppi:

  • PEG < 0
  • PEG < 1
  • 1 < PEG < 2
  • PEG > 2
PEG vs Performance - S&P500 dal 2000 al 2018
PEG vs Performance – S&P500 dal 2000 al 2018

Dal grafico si può notare come mediamente le aziende che hanno un PEG compreso tra 0 e 1 hanno registrato l’anno successivo un rendimento maggiore delle altre:

  • PEG < 0, rendimento medio anno successivo = 5.34%
  • PEG < 1, rendimento medio anno successivo = 6.01%
  • 1 < PEG < 2, rendimento medio anno successivo = 1.37%
  • PEG >2 , rendimento medio anno successivo = 1.1%

Queste sono solo considerazioni generali che non sempre si applicano al caso particolare. Quindi danno un’idea del fenomeno ma le analisi vanno fatte considerando uno scenario più ampio.

In conclusione

Come nel caso del P/E, anche il PEG va considerato all’interno di una più ampia analisi dell’asset in questione.

In linea generale un’azienda con un PEG compreso tra 0 e 1 è da preferire in quanto potrebbe essere sottovalutata dal mercato.

Anche il PEG ha dei limiti, tra cui:

  • Non considera all’interno del suo calcolo i dividendi, a tal proposito ci viene in aiuto il PEGY
  • Si basa su un tasso di crescita che può essere solo stimato, quindi oggetto di errore più o meno ampio
  • Privilegia le aziende in forte fase di espansione e penalizza le aziende più mature

Nonostante ciò, i dati relativi a S&P 500 che vanno dagli anni 2000 al 2018 dimostrano come in linea generale le aziende che hanno registrato un PEG compreso tra 0 e 1 l’anno successivo hanno avuto rendimenti più alti delle altre.

Ti è piaciuto questo articolo? Potrebbe interessarti anche:

ruota della fortuna guidaglinvestimenti.it

Quanto ti è piaciuto il post?

Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

Lascia un commento