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La Random Walk Theory

Secondo la Random Walk Theory affidarsi a dei guru o dei fondi di investimento privati per ottenere dei rendimenti superiori al mercato è totalmente inutile.

Questa teoria è stata resa famosa nel 1973 da Burton Malkiel con la pubblicazione del best seller “A Random Walk Down Wall Street“, nella versione italiana “A spasso per Wall Street“. Tutto si basa su quanto ipotizzato in precedenza dal professore dell’Università di Chicago William Sharp: il mercato è efficiente. Ciò significa che i prezzi delle azioni riflettono esattamente tutte le informazioni e le aspettative disponibili.

Ciò significa il prezzo delle azioni riflette il valore intrinseco delle aziende: non possono esserci sorprese.

Se il prezzo delle azioni riflette perfettamente tutte le informazioni disponibili e non ci sono asimmetrie (tutti sanno quello che succede) non ci possono essere prezzi errati. Tutti gli sforzi degli investitori alla ricerca dell’affare sarebbbero vani.

I prezzi delle azioni sono per lo più casuali e guidati da eventi imprevisti.

Secondo Malkiel:

“Una scimmia bendata che lancia freccette contro le pagine finanziarie di un giornale potrebbe selezionare un portafoglio che andrebbe bene come quello accuratamente selezionato dagli esperti

La sfida del Wall Street Journal

Ispirati dalla Random Walk Theory, il Wall Street Journal nel 1990 decise di attuare una sorta di contest.

  • Da una parte delle azioni scelte accuratamente da alcuni fondi di investimento
  • Dall’altra alcuni giornalisti che selezionano azioni completamente a caso con lanciando freccette sul giornale
Random Walk Theory La sfida del Wall Street Journal
La sfida del Wall Street Journal

I risultati che il Wall Street Journal registrò dopo 142 tornate furono i seguenti:

  • I fondi attivi batterono 87 a 55 i tiratori di freccette (il 61% delle volte)
  • I fondi attivi batterono 76 a 66 l’indice del Dow Jones Industrial (53% delle volte)

L’esperimento ha quindi dimostrato che prendere a caso delle azioni il 40% delle volte ha dato migliori rendimenti che una selezione ponderata da parte degli hedge fund. Inoltre, gli stessi fondi attivi hanno battuto l’indice di riferimento poco più della metà delle volte.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, molti altri studi hanno confermato che sono davvero pochi i fondi attivi che riescono a battere costantemente il mercato. Considerando che questi chiedono delle laute parcelle vale sempre la pena chiedersi se sia una buona idea affidarsi a loro.

Hedge Fund vs S&P500
Hedge Fund vs S&P500

Alcune considerazioni sulla Random Walk Theory

La Random Walk Theory professa, quindi, che è impossibile per un investitore avere performance maggiori del mercato nel lungo periodo: è impossibile, quindi sovraperformare il mercato senza assumersi grandi quantità di rischio aggiuntivo.

L’unica soluzione quindi è quella di investire sul mercato. Investire, cioè, su fondi passivi che replicano indici ben diversificati: ETF.

Di conseguenza, sia l’analisi tecnica che l’analisi fondamentale sono completamente inutili (secondo questa teoria) in quanto è impossibile fare previsioni sul prezzo delle azioni e identificare alcuna grossa discrepanza tra prezzo e valore dell’azione stessa.

Tuttavia, la storia ci mostra come i mercati non sono del tutto efficienti. Altrimenti come ci spiegheremo le diverse bolle finanziarie a cui abbiamo assistito? E come ci spiegheremo che alcuni hedge fund battano costantemente il mercato?

In realtà i mercati non sono del tutto efficienti ma presentano alcune anomalie legate a diversi fattori come:

  • Asimmetria informativa, non tutte le informazioni sono disponibili allo stesso modo a tutti investitori
  • Psicologia umana, alcuni investitori tendono a sovrastimare o sottostimare alcune informazioni disponibili

In conclusione

La Random Walk Theory dovrebbe farci riflettere su un punto in particolare: battere il mercato è davvero difficile.

Affidarsi a dei fondi attivi con la speranza di avere delle performance maggiori del mercato costantemente negli anni nella maggior parte dei casi può essere controproducente. Spesso sentiamo dire: almeno non ci sto perdendo.

Ricordiamoci però che le considerazioni vanno fatte sempre tenendo in considerazione un benchmark. Chiediamoci sempre:

Se avessi investito in un fondo passivo a pari rischio che performance avrei potuto ottenere?

E quanto mi sarebbe costato in meno (come costi di gestione)?

La migliore strategia per l’investitore comune rimane quindi investire in ETF a basso costo e ben diversificati. In questo modo potremmo ottenere delle performance dignitose, aver controllo noi stessi dei nostri investimenti ed evitare di regalare soldi.

Tuttavia, credo che possa essere interessante dedicare una piccola percentuale del proprio portafoglio in singole azioni. Questo ci permetterebbe di vivere gli investimenti più attivamente considerando però la cosa alla stregua di una scommessa: investiamo sapendo che potremmo andare in contro per quella piccola percentuale a delle perdite.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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