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distorsione cognitiva e bias: come superarli

Le distorsione cognitiva è come molti bias cognitivi (e, in effetti, lo è): ne soffriamo senza rendercene conto. 

Come si usa dire in questo periodo “vi sblocco un ricordo”:

  • Hai presente quando dieci anni fa ci hai provato con quella tipa/quel tipo ma è andata male? In fondo lo sapevi dall’inizio che sarebbe andata così, non era il tuo tipo. 
  • Oppure la lista di cose da fare al lavoro che hai stilato ieri? Che oggi, invece di diminuire, è raddoppiata? E’ normale che accada, dato che sei solito procrastinare e per di più non sai gestire il tempo nemmeno tanto bene.

Questi esempi e la nostra reazione ad essi non sono altro che il frutto di una distorsione cognitiva: siamo convinti che l’andare male di una cosa sia una conseguenza dei nostri comportamenti emodi di essere.

Perchè la prima distorsione cognitiva di cui soffriamo…è credere di sapere come siamo.

pianoforte distorto per distorsione cognitiva guidaglinvestimenti.it
Distorsione cognitiva

Cosa sono le distorsioni cognitive

Le distorsioni cognitive sono delle modalità di visione delle situazioni che influenzano la nostra percezione delle situazioni stesse: per fare un semplice esempio fotografico, sono come dei filtri che applichiamo alla realtà che ci portano a vederla distorta. 

Questi filtri derivano da diversi fattori sia ambientali che personali.

Il primo ad impattare è il nostro carattere, ma è facile constatare come esso stesso venga influenzato dalle condizioni al contorno: la famiglia e l’educazione che ci viene imposta da piccoli, le regole, la cultura del giusto/sbagliato e della tendere alla vittoria/evitare il fallimento. La formazione religiosa e quella scolastica. Ciò che ci accade nell’adolescenza.

Tutti questi fattori forgiano il nostro carattere e contribuiscono a rendere normali ai nostri occhi i filtri con cui guardiamo il mondo. Vi faccio un esempio.

Io sono una persona tendenzialmente ansiosa, con alcuni momenti di splendida ipocondria. Ma sono anche appassionata di crescita personale, e il leggere costantemente dei bias che influenzano la nostra vita mi sta pian piano insegnando a riconoscere quando sto per cadere nei loro tranelli.

l’effetto del disturbo di distorsione della realtà

Tuttavia se mi telefona mia madre dicendo che c’è stato un piccolo incidente cado nel panico prima ancora di sapere se sia un’unghia rotta o una tragedia.

Per quanto io possa coscientemente sapere di non dover trarre conclusioni affrettate, la mia ansia ha la meglio e mette un filtro di negatività e paura davanti ai miei occhi. Che si perpetua in qualsiasi altra cosa io faccia da quel momento all’ora successiva.

Lo stesso vale per il lavoro: quando ne abbiamo fin sopra ai capelli e crediamo di non potercela fare, iniziamo a pensare che forse non siamo adatti per quel lavoro (vedi: sindrome dell’impostore). Che non andrà mai bene come crediamo, che quella mail dovevamo inviarla prima e quel problema avremmo dovuto risolverlo per tempo:

Drama on air!

E se in uno di questi momenti di agitazione profonda pensiamo a qualcosa da fare non inerente al lavoro, che sia una mensola del bagno da sistemare o chiamare l’amministratore per una riparazione?
Anche queste banalità ci sembrano impegnative o più stressanti del dovuto. Tutto perchè permettiamo alle distorsioni cognitive di avere la meglio.

Spendendo tempo a commiserarci anzichè..rimboccarci le maniche!

Esempio di distorsione cognitiva

Le persone che cedono più facilmente alle distorsioni cognitive sono soprattutto quelle ansiose ed insicure: specialmente se questa insicurezza si tramuta in chiusura verso il mondo esterno.

Il famoso “io sono fatto/a così”. 

Restare vittima delle distorsioni cognitive senza cercare di superarle limita la nostra capacità di aprirci ed evolverci come persone, facendoci trincerare dietro le nostre sicurezze. Non aiutandoci ad avere un atteggiamento aperto e costruttivo non solo verso gli altri, ma verso noi stessi.

Per contrastare questo atteggiamento dovremmo imparare a sviluppare una personalità cognitiva: un atteggiamento che tende al farsi domande sul senso oggettivo delle situazioni, senza avere pregiudizi o attuare scorciatoie mentali (bias) su quali potrebbero essere le risposte.

Per citare Kahneman, il “padre” dei bias, dovremmo sforzarci di limitare il pensiero veloce (quello legato all’intuito, alle sensazioni e alle esperienze) che è il primo a venirci in aiuto, a favore del più pigro pensiero lento (quello cognitivo, riflessivo, oggettivo). Imparare ad essere delle persone cognitive.

sei una persona cognitiva?

Per fare un’autoanalisi di quanto ci facciamo offuscare dalle distorsioni cognitive proviamo a vedere quanto riconosciamo come nostri questi comportamenti:

  • Impersonarsi: crediamo di sapere cosa pensa un’altra persona o penserà non appena lo metteremo al corrente di una determinata cosa. Tipicamente, credendo che avrà un reazione negativa. Ad esempio: evitare di dire qualcosa al nostro partner “tanto so già come reagirebbe”
  • Colpevolizzarsi: sentirsi in colpa per qualcosa e credere che questa colpa ci verrà attribuita anche dalle altre persone. Ad esempio se siamo in ritardo su un’attività al lavoro, tendiamo a credere che i i nostri colleghi lo sappiano e ci giudichino.
  • Ingigantire gli avvenimenti: vedi l’ipocondria di sopra! Ossia ritenere più gravi e complicate del dovuto situazioni che, all’osservatore esterno, sembrerebbero nella norma

A questi fattori si aggiunge il bias della disponibilità, una scorciatoia mentale che ci fa tornare alla mente situazioni simili a quelle che stiamo vivendo: nel nostro caso, quindi, situazioni negative (o che noi abbiamo vissuto negativamente).

Essere soggetti a questi bias è normale: ne siamo stati soggetti tutta la vita, non è possibile diventarne indenni da un giorno all’altro. Possiamo però iniziare ad accorgercene e scegliere razionalmente di affrontarli, cominciando col non farsi coinvolgere completamente da essi. Iniziando a diventare delle persone cognitive.

La cura per le Distorsioni cognitive: Il test Need for cognition (NFC)

Esiste un test realizzato dagli psicologi Cacioppo & Petty, e riportato in questo articolo  (o tradotto in italiano su Wikipedia) che consente di valutare la tendenza ad avere un comportamento cognitivo: il Need for cognition test o Bisogno di cognizione.

Sia chiaro, non è un test della personalità e la sua valenza non è assoluta. Ci aiuta però a comprendere se abbiamo una tendenza al ragionamento oggettivo, ossia valutare i fatti per quello che sono, o se siamo sotto l’azione dei bias e tendiamo a vedere le situazioni in maniera distorta. 

E’ un test composto da 18 domande (nell’ultima versione, nella precedente erano 34) e il punteggio può andare da -72, caso in cui siamo fortemente soggetti aa bias e distorsioni cognitive, a +72, caso in cui siamo probabilmente dei robot infallibili. 

Aumentare l’autostima: una lotta contro noi stessi tra comfort zone e paure

Come analizzato in tanti altri articoli, uscire dalla comfort zone è il primo passo per risvegliare la personalità cognitiva che c’è in noi. Essere in posizioni scomode ci costringe a riflettere, a rivalutare le nostre convinzioni e atteggiamenti, ed è senz’altro positivo.

Dobbiamo essere anche consci, però, che ci rende più suscettibili ad ansie e incertezze, terreno fertile per la ricomparsa di una distorsione cognitiva. Se questo succede dobbiamo imparare a fermarci, respirare e ritrovare equilibrio ed autostima. Magari sfruttando gli esercizi che ci insegna Amy Cuddy per aumentare l’autostima nell’articolo a seguire!

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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