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Diversity & Inclusion: parliamone con un ospite speciale

La Diversity & Inclusion (D&I) è un tema sempre più attuale, sia in ambito sociale che professionale.

Essendo una tematica molto in voga se ne parla tanto e, talvolta, anche a sproposito. Per questo motivo ho scelto di farlo raccontare a chi di questo tema davvero ne sta facendo un faro nella sua vita privata quanto lavorativa: la mia amica e collega Giovanna Matrone.

Preparatevi perché il vostro tuffo nella Diversity & Inclusion sarà fuori dagli schemi nell’articolo di oggi!

Che cosa significa Diversità e Inclusione?

Sedute in una sala scaldata dai raggi di un sole pomeridiano invernale incontro Giovanna.

Ve la presento: Giò è una rara personalità multipotenziale e anti-procrastinatrice, un’accoppiata riflettendoci formidabile, in due parole un portentoso terremoto.

Iniziamo in maniera inusuale quella che è a metà tra una intervista e una delle nostre chiacchiere informali.

Marta: Diversità, inclusione, integrazione, equità: Giò, mi aiuti a fare chiarezza?

Giovanna: La diversità è varietà. Ognuno di noi ha caratteristiche uniche, e con queste caratteristiche contribuisce nella comunità. Una delle immagini che meglio aiuta a rappresentare la diversità è un iceberg: una piccola parte delle nostre caratteristiche è visibile e subito evidente, come ad esempio l’età, il genere, il colore della pelle. Il grosso delle caratteristiche ci è, però, nascosto: la nostra cultura, la religione, il background con cui siamo cresciuti e da cui inevitabilmente attingiamo. Quando non conosci questa parte sommersa rischi di non essere in grado di comprendere e accogliere la persona che hai di fronte, tuo malgrado.

Fonte: Diverst

Ed è qui che entra in gioco l’inclusione.
L’inclusione è un insieme di pratiche messe in atto per rispettare l’altro e connettersi con lui, con la sua visione delle cose: lo si accoglie e al tempo stesso ci si trasforma. E’ uno scambio costante e dinamico, ma attenzione: deve essere attivo da entrambe le parti.
Non bisogna confondere l’inclusione con l’integrazione che è un aspetto differente: integrarsi vuol dire adattarsi, “o ti adatti alla mia cultura o non ti integri“.

Diversity & inclusion: differenza tra Inclusione e Integrazione

Un concetto che sostiene l’inclusione è invece l’equity: equity non vuol dire dare a tutti le stesse possibilità di input, ma mettere tutti in condizione di dare il loro meglio ed arrivare ad un’equità di output.

Diversity & Inclusion guidaglinvestimenti.it
Diversity & inclusion: la differenza tra uguaglianza ed equità

E se l’altro non vuole essere incluso?

M: mi è più chiaro come definire l’inclusione. Mi sta frullando in testa, però,  un pensiero un po’ contorto: provo a spiegarmi. Di solito si parla di inclusione quando c’è una minoranza da includere in una maggioranza.
Per dare un anchoring: una azienda italiana di 1000 persone in cui ci sono 10 persone di etnia diversa.
L’effetto dell’inclusione sulle due parti sarà diverso: la maggioranza dovrà di certo essere predisposta all’accoglienza e inclusione, ma avrà dalla sua la forza del numero. Chi invece è in minoranza, nonostante lo sforzo e la buona predisposizione della maggioranza, potrebbe non sentirsi sufficientemente coinvolto o rappresentato e non voler essere incluso. In pratica: se l’altro non vuole essere incluso, che si fa?

G: L’inclusione è condivisione, da entrambe le parti. Non può esserci inclusione se una delle due parti la rifiuta: un aspetto fondamentale è che ognuno deve partecipare, comporta uno sforzo personale. Accetti l’inclusione perché ti arricchisce, ma questa accettazione non è scontata: l’inclusione richiede la disponibilità a trasformarsi, ed è da mettere in conto che questa trasformazione non sempre possa piacere o rispecchiarci.

Come alimentare la cultura della Diversity e Inclusion contro gli stereotipi di genere

M: Giò, penso si possa dire che quello della diversity & inclusion sia un problema culturale. Cosa ne pensi?

G: Il problema è riscontrabile nel contesto sociale come in quello familiare: la diffusione di questo paradigma è ancora limitata e, nonostante crediamo di essere migliorati, molti stereotipi sono ancora radicati nelle nostre menti. Pensiamo agli stranieri: il nostro concetto di accoglienza si è molto evoluto, nonostante ciò alcuni pregiudizi inconsci persistono nelle nostre menti per tanti condizionamenti culturali (inconsci o meno) che riceviamo dai contesti in cui viviamo.
Un esempio di condizionamento, per esempio, la troviamo nei libri di scuola: a partire dalle elementari, quante volte vediamo associare nei sussidiari compiti casalinghi alle donne, come “la mamma stira” o “la mamma fa la spesa” e più professionali e tecnici agli uomini (“il papà lavora” o “il papà legge il giornale”)?

O ancora, più direttamente: quanti lavori sono ancora oggi ad appannaggio maschile o femminile? Pensaci: quanti maestri (uomini) conosci?

M: questo discorso si ricollega alla questione di genere.

G: Esatto. Questo è un altro tema su cui ancora c’è molto da lavorare. Innanzitutto, chiariamo: parità di genere non vuol dire solo combattere per avere le stesse ambizioni di carriera e lavorative, ma le stesse possibilità. Il women empowerment non è il dare potere alle donne, ma dargli la libertà di poter fare, di poter scegliere.
Personalmente mi sembra che le donne interloquiscano solo con le altre donne, mentre gli uomini che promuovono la parità di possibilità siano ancora pochi.

M: Secondo te come mai? Paura, mancanza di valori, paura di perdere il proprio status?

G: Credo per due motivi. Il primo sono i modelli che propongono la scuola e la famiglia, come dicevo prima, e che inevitabilmente influenzano la nostra cultura. Io stessa mi rendo conto di quanto sia difficile: per quanto sia una sostenitrice e promotrice della diversità e inclusione, con i miei figli (un maschio e una femmina) a volte vedo la difficoltà di non farmi influenzare (e quindi influenzare loro) dai miei bias pregressi su maschio/femmina.
Il secondo è che la società è ancora oggi ad impronta fortemente maschilista: anche nel lavoro, durante un job posting in ambito tecnico, continuano ed esser privilegiati gli uomini anche solo perché “è sempre stato così”. Ma con l’avanzata delle donne nelle carriere STEM speriamo di ridurre queste situazioni e creare una cultura che valorizzi la diversità più della similitudine.

Cosa potrebbero fare le aziende per essere più inclusive

M: A proposito di lavoro: nelle aziende, in particolari italiane, credi si stia radicando il concetto di inclusione?

G: Nelle grandi aziende o nei grandi sistemi direi che prevalentemente ci sia il concetto di Diversity & Inclusion. È una tematica che non viene ignorata, ma ciò non vuol dire che sia affrontata in maniera efficace.
Come accade per molti altri modelli aziendali, non basta abbracciarne la filosofia in maniera teorica senza conoscerne e – soprattutto – applicarne i principi.
E’ un processo che va sviluppato in maniera costante e graduale, con molto impegno.
Non è un caso che esistano figure dedicate a questo scopo: i Diversity Manager, o Chief Diversity Officers.

Cos’è il Diversity management e il Diversity manager

Il Diversity Management è la disciplina che promuove la diffusione e applicazione dei concetti di Diversity, Equity e Inclusion (DEI) in azienda. Inizialmente era ad appannaggio delle sole Risorse Umane: crescendo negli anni l’interesse verso questi valori, essi hanno assunto una vita propria, che si concretizza nel ruolo del Chief Diversity Officer.

G: Per far sì che un’azienda sia inclusiva occorre uno sforzo top down, con il committment del CEO e del top management. Solo con il supporto dall’alto si riescono ad ottenere risultati efficaci.

Le aziende precorritrici della diversity

M: per nostra fortuna ci sono aziende esemplari in termini di Diversity & Inclusion, che ne hanno fatto il loro mantra ben prima che queste due parole diventassero uno slogan. Mi viene in mente per prima Lego: già negli anni 70 l’azienda riponeva nelle scatole dei famosi mattoncini la seguente indicazione:

LEGO sostiene la diversity & inclusion da decine di anni!

La seconda è invece Apple, con la leggendaria campagna Think Different (qui in basso lo spot): all’accusa di avere un prodotto in sostanza più estetico che funzionale, Apple rispose mostrando chi fossero i destinatari dei suoi prodotti: gli anticonformisti, i folli, coloro che potevano piacere o no ma le quali idee avrebbero avuto un impatto sul mondo.
In sostanza dei precursori del marketing moderno che punta ai valori e non ai tecnicismi.

Diversity & Inclusion secondo Apple

M: Questo video mi sembrava il giusto modo di concludere questa chiacchierata sulla diversity & inclusion, Giò! Grazie per questo scambio.

G: Grazie a te, e rimarco l’ultima parola che hai usato: scambio, la base della condivisione e dell’Inclusione!

Diversity & Inclusion

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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