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ETF cosa sono? Questi sconosciuti che noi apprendisti investitori finiamo per amare

Gli ETF sono uno strumento finanziario essenziale per i piccoli investitori e dopo aver letto questo articolo ti sentirai molto più consapevole su questo strumento finanziario che finirai per amare.
Ok, ma gli etf cosa sono esattamente?

Gli Exchange Traded Found (ETF) sono dei fondi d’investimento che consentono di replicare le performance di un indice di riferimento, che prende il nome di “benchmark”.

Con questo articolo faremo una panoramica ampia su cosa sia un ETF, perché sono gli strumenti più adatti ai piccoli investitori, come sceglierlo e come investire in ETF. 

Prima di addentrarci negli ETF comprendiamo però bene cos’è un indice borsistico.

Cos’è un indice borsistico

Un indice è un insieme di azioni, detto anche “paniere”. In base alle caratteristiche dell’indice le azioni che avrà al suo interno potranno essere molto diverse. 

Gli indici posso essere relativi ad un Paese o continente (Es. USA, Italia, Europa, Mondo), ad un tipo di strumento (azioni, obbligazioni), ad un settore (tecnologia, healthcare, energia).Praticamente a qualsiasi cosa: e ciò significherà che le azioni incluse nell’indice saranno relative a quel paese/settore/etc. 

Tra gli indici azionari più importanti se ne annoverano due: MSCI World e S&P500

  • MSCI World è un indice che racchiude migliaia (circa 1600 per l’esattezza) di azioni di 23 paesi di tutto il mondo 
  • S&P 500 include invece le 500 azioni americane a maggior capitalizzazione. Chiaramente al suo interno ci saranno Amazon, Apple, Google e molte altre.

Ma sapere cosa sia un indice a cosa mi è utile per capire gli ETF cosa sono?

E’ utile perché, se ci riferiamo a MSCI World in particolare, al suo interno ci sono tutte le aziende più rilevanti al mondo e che, di conseguenza, influenzano il mercato borsistico.

Proprio per questo motivo questi due indici vengono definiti “il Mercato“: rappresentano il potenziale della nostra società, e investire in essi significa investire nel progresso del mondo, soprattutto economico.

Osserviamo infatti qual è stato l’andamento di questi due indici nel tempo: come possiamo vedere dall’immagine il Mercato, nel lungo termine, ha sempre rendimenti positivi. 

S&P 500 vs MSCI World - ETF cosa sono - guidaglinvestimenti.it
Andamento S&P 500 e MSCI World dal 1990 ad oggi

“Il mercato sul lungo termine cresce sempre”

In particolare il rendimento medio annuale di questi indici negli ultimi 30 anni è stato:

  • del 8.64% per MSCI World annuo composto (a Dicembre 2020)
  • del 10.35% per S&P 500 annuo composto (a Dicembre 2020)

non male rispetto ai rendimenti dell’1-2% che ci propongono di solito le banche, vero? 

Certamente questi ragionamenti sono validi sul lungo termine: se avessimo avuto la sfortuna di investire nel 2000 in piena bolla dot-com, per riprenderci dallo scoppio di quella bolla e iniziare a guadagnare sarebbero serviti circa 13 anni.

Se l’orizzonte temporale di investimento che vogliamo avere fosse un anno o due, sarebbe meglio lasciare i soldi dove sono o investire in conto deposito.

Ragionando però sul lungo termine potrebbe sembrarci sensato investire in questi due indici

ma come si fa?

Ci sono due strade: 

  • la prima: comprare tutte le azioni che compongono l’indice, esattamente nello stesso numero in cui sono incluse nell’indice. Però S&P 500 contiene appunto 500 azioni, e MSCI World migliaia: pensiamo che Amazon sola ha superato 3000 $ di prezzo….potrebbero volerci molti, molti soldi!
  • La seconda: investiamo in un ETF che replichi esattamente l’indice che vogliamo acquistare.

Come funzionano gli ETF?

L’ETF è un fondo che compra per noi tutte le azioni di un determinato indice (il benchmark) e ci consente di ottenere gli stessi rendimenti del benchmark.

In cambio chiede dei costi di transazione che sono comunque molto bassi, di solito tra lo 0,07% e lo 0,7 %. Se date uno sguardo ai costi di qualsiasi investimento voi abbiate fatto, nel 99% dei casi sarà maggiore del costo di gestione di un ETF.

Il fondo (che emette l’ETF) quindi ci venderà questo strumento e ci darà in cambio il rendimento del paniere di azioni che l’ETF rappresenta (o un valore molto simile, ci torneremo in seguito). 

Fondi attivi e fondi passivi: la scommessa di Warren Buffett

A questo punto potreste pensare:

“si, ma magari l’investimento che mi proponeva la mia banca era fatto su misura per me. Avrebbe potuto avere un rendimento maggiore che giustificasse un costo maggiore”

Errore: questo è purtroppo un tipico sentito dire.

fondi attivi e passivi - ETF cosa sono - guidaglinvestimenti.it

I fondi fatti ad hoc da istituti finanziari o da singoli investitori che gestiscono e bilanciano costantemente il portafogli vengono definiti “fondi attivi“. Tuttavia meno del 2% di questi riesce a battere costantemente il mercato (S&P 500) per almeno 10 anni.

Ossia meno del 2% riesce ad avere rendimenti maggiori dell’S&P500.

A questo si devono aggiungere i costi di gestione del portafogli che possono essere anche di diversi punti percentuali.

Gli ETF invece seguono passivamente l’indice di riferimento e rientrano quindi nella categoria dei fondi passivi.

Limitandosi a “copiare” il benchmark riusciranno ad avere praticamente lo stesso rendimento dell’indice a cui sono riferiti e con costi molto bassi data la gestione minima. Non servono broker o intermediari che creino e mantengano attivamente un portafogli dedicato.

scommessa di warren buffett ETF - guidaglinvestimenti.it
La scommessa di Warren Buffett

Pensate che Warren Buffett, il celebre investitore, nel 2007 scommise 1 milione di dollari che il miglior paniere di fondi attivi sul mercato NON sarebbe riuscito a battere un fondo passivo basato su S&P 500 in 10 anni.

Risultato?

Nel 2017 il fondo passivo aveva reso mediamente il 7.2% annuo, e l’indice basato su fondi attivi il 2,2% annuo.

Statisticamente, quindi, la probabilità che proprio il nostro investimento in banca faccia parte di questo 2% che batte le performance del mercato…è abbastanza bassa.

Ma quanto costa un ETF?

Il bello è questo: gli ETF partono da pochi euro, anche 8-9 €. Chiaramente qualsiasi rendimento percentuale otterremo sarà in scala con la somma investita.

Le informazioni sul costo le troviamo nel foglio illustrativo dello strumento, il KIID, in cui sono presenti tutte le informazioni principali come la composizione dell’ ETF, il costo, il rischio e il prospetto del worst case e best case dell’investimento.

Esempio documento KIID - guidaglinvestimenti.it
KIID: informazioni contenute nel documento base di descrizione dell’ETF

Come investire in ETF

L’investimento in ETF si può fare tramite un qualsiasi broker online, come ad esmpio DEGIRO: trovate una lista completa in questo articolo.

Basterà registrarsi e aprire un conto (tipicamente gratuito): poi cercare il numero identificativo dell’ETF, ovvero l’ISIN, e acquistarne la quantità desiderata sulla borsa del nostro paese, nel nostro caso lo acquisteremo dalla Borsa di Milano (l’abbrevi

Unica accortezza: ai costi degli ETF si sommano quelli del broker (es. DEGIRO) che spesso sono fissi, non percentuali: che noi investiamo 30 € o 30000 €, il costo dell’operazione sarà sempre 2 € circa.

Quindi nel caso dei 30 € il costo dell’operazione peserà il 7%, nel caso dei 30000 € sarà percentualmente…nullo. Teniamo in mente questa cosa!

Come conoscere gli ETF

A questo punto potremmo esser curiosi di sapere quanti tipi di ETF ci sono per cercare quello che è più nelle nostre corde.

Magari siamo degli attivisti del green oppure dei patiti della tecnologia, o ancora prediligiamo un certo Paese. Esistono ETF per quasi qualsiasi cosa.

Un sito molto utile per avere una panoramica ampia degli ETF che esistono è JustETF: qui potrete cercare e confrontare svariati ETF con i loro rendimenti, costi etc. 

Cerchiamo un ETF basato su in indice: facciamo la ricerca ad esempio, per S&P 500.

Troveremo molti ETF:

ETF quale scegliere- guidaglinvestimenti.it
ETF S&P 500: quale scegliere tra i tanti?

iShare, Lyxor, Amundi, Vanguard… Qual è la differenza?

Quale ETF scegliere?

Prima di decidere capiamo le varie tipologie di ETF che ci sono e i parametri che dobbiamo considerate.

Iniziamo dal capire cosa vuol dire la sigla del nome dell’ETF.

Decifrare i nomi degli ETF

Consideriamo l’ETF

Xtrackers S&P 500 Swap UCITS ETF 1C

  • La prima parte è il nome dell’emittente e viene dato dalla società di investimento che emette l’ETF. Ad esempio Xtrackers è il nome dell’ETF datogli dal gestore DWS investment S.A. Oppure la società Blackrock emette ETF iShare, e non solo quello che replica l’S&P 500 ma anche molti altri. Vanguard chiama gli ETF col suo stesso nome.
  • Indice di riferimento dell’ ETF (in questo caso S&P 500). Può includere anche la regione di riferimento: nel caso del S&P 500 no perchè è basato su azioni solo americane, ma ad esempio l’indice MSCI può essere MSCI World, MSCI Europe, MSCI emerging markets…
  • Caratteristiche dell’ETF: come vedremo in seguito gli ETF potranno essere di diverse tipologie (Swap, hedged,…)
  • Dettagli sulla regolamentazione: UCITS sono da privilegiare perchè significa che l’ETF è soggetto alle regolamentazioni europee specificatamente studiate per tutelare gli investitori privati
  • Dettagli sulla classe: in questa area troviamo abbreviazioni sul tipo di replica (che vedremo a breve, ad esempio Acc o Dis) e altre criptiche sigle a discrezione dell’emittente sui dettagli sulla classe di azioni, non univocamente determinate.
come decifrare i nomi degli ETF guidaglinvestimenti.it
Decifrare i nomi degli ETF

Compreso cosa significhi il nome, andiamo ora a studiare la carta d’identità dell’ ETF: apriamo una qualsiasi scheda di un ETF su JustETF.

Dimensione del fondo

Sono da privilegiare ETF di grandi dimensioni. Gli ETF più grandi sono in grado sfruttare le economie di scala per minimizzare i costi e sono meno soggetti alla liquidazione e alle conseguenze avverse che ne derivano per i rendimenti.

I grandi ETF tendono anche ad avere elevati volumi di negoziazione che consentono agli investitori di acquistare e vendere più facilmente le quote sul mercato.

Una elevata dimensione del fondo (quindi i volumi) non sono da associare ad una elevata liquidità, ovvero disponibilità si denaro liquido, perchè è la liquidità dei titoli sottostanti a dire in maniera preponderante se un determinato ETF è liquido o meno.

E’ buona regola scegliere ETF che abbiano una dimensione almeno di 100 milioni. 

Costi

Questo è il costo dell’ETF: in genere gli ETF che replicano indici hanno costi molto bassi e comparabili. Nel Caso di S&P 500 l’ETF i costi sono tra lo 0.05% e lo 0.07%, molto contenuti. Se anche gli altri parametri che analizzeremo saranno OK, sarà logico scegliere quello a costo minore.

Replica

La replica indica come l’ETF replica il suo riferimento, in questo caso S&P 500. La replica può essere fatta in maniera più o meno complessa.

Vediamo i vari tipi di replica disponibile

  • Replica fisica totale: la società che emette l’ETF compra tutte le azioni da cui è composto l’indice e con lo stesso peso con cui queste sono presenti nell’indice. E’ l’ETF più “semplice” e i cui rendimenti ci si aspetta che siamo estremamente simili all suo riferimento.
  • Replica fisica a campionamento: la società che emette l’ETF compra solo le azioni che hanno un rilievo e un peso maggiore in un determinato indice. Il campionamento si fa quando gli indici comprendono troppe azioni, eliminando quelle che hanno minor peso e rilievo per mantenere bassi i costi di gestione dell’ETF
  • Replica sintetica basata su swap: l’ETF sintetico restituisce all’investitore il rendimento dell’indice, come fa un ETF a replica fisica, senza però possedere le azioni che compongono l’indice di riferimento.
    Anche la società che emette gli ETF è come se – di fatto – facesse un contratto con una società terza per poter ottenere i rendimenti di un indice, senza però possedere i sottostanti.
    Questa tecnica si usa quando l’ETF vuole replicare un indice che possiede titoli illiquidi o difficili da negoziare, magari con azioni di paesi diversi le cui tassazioni sarebbero troppo elevate.
    Per fare un esempio non corretto ma esplicativo, è come se la società da cui noi acquistiamo l’etf…acquisti a sua volta un ETF da qualcun altro
    Questi ETF hanno una ulteriore sottocategoria: possono essere funded o unfounded, ma per questo dettaglio più specifico vi consiglio di leggere questo articolo che ne spiega la differenza con infografiche efficaci.

Seguono poi diversi modi di effettuare la replica:

  • Smart Beta: questi ETF sono un ibrido tra un fondo passivo (tipico degli ETF) e un fondo attivo. L’ETF non sarà più una copia passiva dell’indice di riferimento ma verranno applicati alcuni fattori che determineranno la selezione dei titoli e il loro peso all’interno dell’ETF stesso. Chiaramente a discapito dei costi che risulteranno più alti.
    Se vuoi saperne di più puoi riferirti a questo articolo che approfondisce gli ETF Smart Beta
  • Equal Weight: questi ETF includono le azioni del sottostante, ma danno a tutte lo stesso peso. Ad esempio: ipotizzando che il nostro indice sia composto al 30% di azioni Apple, 50% Amazon e 10% Google e 10% Tesla, l’ETF equal weight che lo replicherà avrà invece Apple, Amazon, Google e Tesla tutti al 25%. Se vi incuriosisce capire i vantaggi di questi ETF potete leggere questo articolo.
  • VIX: sono gli “antimercato”, in pratica ETF che scommettono sull’andamento opposto ad un determinato indice. Di conseguenza hanno il loro massimo durante i crolli di mercato, come accaduto lo scorso marzo. Come immaginate sono ETF da utilizzare in particolari condizioni e non sul lungo termine, a meno che non stiamo puntando su una economia disastrosa…per saperne di più leggete questo articolo
Tipi di replica Exchange Traded Found  guidaglinvestimenti.it

Rischio di Strategia

Sebbene la maggior parte degli ETF sia a gestione passiva, abbiamo visto con gli Smart Beta che alcuni hanno una gestione parzialmente attiva.

Per completare il quadro quindi riportiamo in basso le varie strategie con cui possono essere realizzati gli ETF:

  • Gestione Passiva: la più comune tra gli ETF, in cui si replica passivamente l’indice.
  • Gestione Attiva: come gli Smart Beta di cui sopra, l’indice non viene replicato totalmente ma dando pesi diversi alle varie azioni in base ad alcuni fattori.
  • Short o Leva: strumenti speculativi per il breve termine, non adatti a investitori che puntano ad un accumulo duraturo nel lungo termine.

Valuta e Rischio di cambio

La valuta in cui è scambiato l’ETF.

Facciamo attenzione perché quando acquistiamo un ETF in una valuta differente dalla nostra, saremo poi soggetti al cambio odierno (quando acquistiamo) e all’andamento del cambio in futuro (quando venderemo). 

Per superare questo problema esistono degli ETF con copertura valutaria: gli ETF Hedged.

Questi ETF preservano da eventuali scambi di valuta sfavorevoli in futuro (e, al contrario, ci faranno guadagnare meno ne caso in cui il cambio sarebbe stato favorevole). Trovate i dettagli in questo articolo dedicato.

Inflazione

L’inflazione, come ha effetto sul denaro e su qualsiasi investimento, lo avrà anche sugli ETF. Per questo motivo sono stati creati degli ETF indicizzati all’inflazione, o ETF inflation linked, che preservano l’ETF dall’effetto (sia positivo che negativo) dell’inflazione.

Volatilità ad un anno

Massimo drawdown, ovvero picco di perdita, rilevato durante un anno. 

Politica di distribuzione dei dividendi: accumulo o distribuzione

Gli ETF riferiti ad indici azionari (come S&P 500) sono per definizioni composti da azioni e queste potrebbero distribuire dei dividendi.

Nel caso in cui i dividendi vengano reinvestiti nell’ETF stesso si parlerà di accumulo. Se invece vengono distribuiti e ce li ritroviamo nel portafogli come credito, si parla di distribuzione.

Di molti ETF troveremo lo stesso sia in versione accumulo che distribuzione, e identificabile nel nome dell’ETF stesso che terminerà con “Acc” o “Dis”.

Quale strategia prediligere?

In estrema sintesi, quelli a distribuzione hanno senso solo se investiamo somme veramente alte e con lo scopo di avere una rendita finanziaria. Altrimenti, essendo i dividendi dei guadagni, si deve considerare che verranno tassati e che non contribuiranno all’interesse composto del nostro ETF, pregio più grande degli ETF ad accumulo.

Per approfondire i pro e i contro di queste due strategie dai un’occhiata a questo articolo.

Nel caso di distribuzione dei dividendi frequenza può essere trimestrale, semestrale o annuale

Capito gli ETF cosa sono siamo pronti: scegliamo un ETF

Dopo questa carrellata di informazioni siamo in grado di comprendere le caratteristiche di un ETF.

Ma tornando all’esempio di S&P 500: quale scegliere tra i molti disponibili?

A parità di tipologia di ETF, ovvero tipo di replica o di distribuzione dei dividendi, confrontiamo le seguenti caratteristiche:

  • Dimensioni del fondo: assicuriamoci che sia maggiore di 100 milioni di €
  • TER, ovvero il costo: chiaramente propenderemo per quello a costo minore
  • Valuta del fondo: all’acquisto è indifferente, ma al momento della vendita, come detto prima, se compriamo in dollari anzichè in euro saremo soggetti al rischio di cambio.
  • Differenziale di tracking (tracking difference): differenza tra rendimento dell’ETF e quello del suo riferimento. Si può fare confrontando gli ETF che seguono il medesimo indice nell’arco di un medesimo periodo di tempo. Nello stesso frangente si può valutare anche il tracking error, ossia la volatilità della tracking difference nel tempo

Altre caratteristiche da verificare specialmente se confrontiamo ETF diversi tra loro, come ad esempio diverso indice ma stesso settore, sono:

  • Rendimento nel breve e lungo termine: tipicamente se l’indice di riferimento è lo stesso e anche il tipo di replica, anche i rendimenti saranno simili
  • Rapporto rendimento rischio: deve essere un valore elevato (o, se scegliamo tra 2, quello con valore relativo più elevato potrebbe essere preferibile). Due parametri, a tal proposito, che si possono controllare sono gli indici di Sharpe e Sortino
  • Volatilità nel breve e lungo termine: minore sarà e più stabile sarà l’ETF.

Chiaramente non esiste (forse) l’ETF perfetto che abbia tutte le caratteristiche ottimali, anche perché la scelta di un ETF è soprattutto legata alla nostra propensione al rischio.

Se fossi disposta a rischiare potrei scegliere un titolo ad alta volatilità ma che ha mostrato un alto rendimento negli scorsi anni, o il contrario se fossi un investitore più cauto.

La stessa scelta della tipologia di ETF cambierà a seconda della mia propensione al rischio: potrei scegliere un obbligazionario piuttosto che un azionario, optare per i beni di consumo piuttosto che per le nuove tecnologie.

L’importante è sempre fare delle scelte ponderate comprendendo che tipo di strumento stiamo andando ad acquistare.

Essendo consapevoli che stiamo investendo nel lungo termine e dei rischi che corriamo nel breve: mai dimenticarci che i rendimenti passati non sono garanzia degli stessi rendimenti futuri!

bambina con soldi in mano che si gratta la testa guidaglinvestimenti.it
ETF cosa sono? I migliori amici dei piccoli investitori

A seguire tutti gli articoli per approfondire il vasto mondo degli ETF:

Per ogni info o parere lasciaci un parere in basso.

Buona cultura finanziaria!

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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