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Quanto spesso capita un crollo dei mercati azionari?

Prima o poi ci capiterà di incappare in un crollo dei mercati azionari.

Nessuno può prevedere il momento esatto ma possiamo essere certi che prima o poi avverrà. Dobbiamo quindi essere preparati a tale evenienza.

Attenzione: preparati non significa aspettare che il crollo dei mercati avvenga o provare a fare previsioni.

Giusto per dare un’idea.

Nel gennaio 1973, un sondaggio del New York Times condotto da otto autorità di mercato prevedeva che il mercato si sarebbe “spostato leggermente più in alto” in futuro. L’indice del Dow Jones ha, però, continuato a diminuire del 45% nei successivi 23 mesi. Poi, nel 1975, sebbene quasi nessuno lo avesse previsto, lo stesso Dow Jones aumentò del 38%.

È facile guardare indietro oggi e dire con il senno di poi che il mercato azionario era sopravvalutato in un determinato momento e doveva subire un calo. Ma nessuno è stato mai in grado di prevedere con precisione i ribassi del mercato in modo coerente.

Da investitori consapevoli dovremmo avere bene in mente un obiettivo ed effettuare una strategia di investimento che possa permetterci di raggiungerlo. Fissata la strategia e consapevoli del cammino che si è deciso di intraprendere quello che ci resta da fare è solo isolarci dal mondo esterno.

Il punto è che i risparmiatori possono avere anche in mente un obiettivo finanziario ma non hanno idea di cosa significa investire, di cosa possiamo aspettarci dai mercati finanziari.

Mettiamola in modo semplice. Investire significa affrontare un viaggio che nel breve è caratterizzato da molti sali-scendi ma che nel lungo periodo permette di raggiungere risultati inaspettati.

Essere consapevoli di cos significa investire vuol dire essere consapevoli di quanto possiamo perdere a causa di uno o più crolli dei mercati azionari.

Prendiamo come esempio l’indice principale USA, l’S&P 500. Dal 1950 al 2020 si è visto che avviene un crollo di almeno il 5% circa 3 volte all’anno. Per recuperare questo crollo, per tornare cioè ai livelli del picco precedente, ci sono voluti mediamente 43 giorni.

CrolloFrequenza MediaDurata Media
–5% o piùCirca 3 volte all’anno43 giorni
–10% o piùCirca 1 volta all’anno110 giorni
–15% o piùUna volta ogni 3 anni251 giorni
–20% o piùUna volta ogni 6 anni370 giorni
Crollo dei mercati – S&P 500 dal 1950 al 2020

Proviamo a riportare qualche dato preso dal famoso blog A Wealth of Common Sense.

Dal 1950, l’S&P 500 ha registrato un calo medio del 13.6% nel corso di un anno solare.

In questo periodo di 72 anni ci sono state 36 correzioni a due cifre, 10 mercati ribassisti e 6 crolli.

Ciò significa che, in media, l’S&P 500 ha sperimentato:

  • una correzione una volta ogni 2 anni (10%+)
  • un mercato ribassista una volta ogni 7 anni (20%+)
  • un arresto anomalo una volta ogni 12 anni (30%+)

Cosa è successo in questi anni?

  • Ci sono stati solo tre casi dal 1950 in cui l’S&P 500 è diminuito di oltre il 30%.
  • Due di questi crolli dei mercati si sono verificati negli ultimi 20 anni, la bolla del Dotcom degli anni 2000 e la crisi dei mercati finanziari del 2007
  • Gli anni ’70 furono un periodo terribile per gli investitori quando i prezzi del petrolio sono saliti alle stelle, l’inflazione e i tassi di interesse a livello record così come la disoccupazione
  • Al contrario, gli anni ’90 (prima dello scoppio della bolla Dotcom) e gli anni 2010 (dopo la crisi finanziaria fino ai giorni nostri) sono stati periodi di forte espansione dei mercati
  • Dopo un grande crollo dei mercati (un calo di oltre il 20%) spesso ci sono voluti diversi anni per recuperare il massimo storico precedente.
  • I ribassi del mercato più piccoli (un calo inferiore al 20%), d’altra parte, vengono recuperati rapidamente di solito entro pochi mesi dal minimo di mercato.

E l’S&P500 è uno dei mercati più stabili.

Lo stesso blog ci mette in evidenza dei dati relativi a mercati caratterizzati da una volatilità maggiore come il principale indice USA dei tecnologici: il Nasdaq.

L’indice Nasdaq Composite risale al 1970. Dal 1970 questo indice ha subito 25 correzioni, 12 mercati ribassisti e 7 crolli assoluti.

Ciò significa, in media, che il Nasdaq ha sperimentato:

  • una correzione una volta ogni 2 anni (10%+)
  • un mercato ribassista una volta ogni 4 anni (20%+)
  • un arresto anomalo una volta ogni 7 anni (30%+)

Il Nasdaq ha anche subito crash molto più profondi rispetto all’S&P 500. Ad esempio, durante il brutale mercato ribassista del 1973-1974, quando l’S&P 500 è sceso del 48%, il Nasdaq è crollato del 60%.

E quando l’S&P è stato dimezzato del 50% durante il crollo del 2000-2002, il Nasdaq ha perso il 78%.

Ma tutto ciò cosa significa?

Come detto in precedenza, una buona strategia di investimento tiene già in considerazione un crollo dei mercati azionari, piccolo o grande che sia. Una strategia ben fatta deve quindi considerare non solo gli obiettivi del singolo ma anche le esigenze e la propensione al rischio.

Se ci facciamo prendere dall’ansia per un crollo del 5 o 10% del nostro patrimonio forse sarebbe meglio propendere per una minore esposizione all’azionario.

Ad ogni modo, se stai risparmiando denaro su base regolare ed effettuando quindi un PAC (piano di accumulo), queste correzioni sono una buona cosa. Significa che stai acquistando azioni in saldo.

I giovani investitori dovrebbero preferire un crollo dei mercati o, comunque, un ribasso quando sono in modalità di accumulazione.

Diverso il discorso per una persona che è vicina al proprio traguardo. Ad esempio, un investitore di 64 anni che ha deciso di effettuare una exit strategy a 65 anni, di godere cioè dei suoi investimenti a 65 anni, dovrà fare in modo da proteggersi quanto più possibile da un eventuale crollo dei mercati preferendo un’esposizione più orientata a asset che abbassano la volatilità del proprio capitale.

I mercati ribassisti e i crolli sono rari ma prima o poi avvengono.

Non dobbiamo temerli ma dobbiamo essere consapevoli di questa evenienza, mantenere il sangue freddo e continuare con la strategia di investimento che ci eravamo prefissati.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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