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Come impattano i Fringe Benefit sul nostro stipendio

Il fringe benefit può essere considerato un vero e proprio bonus offerto dal datore di lavoro all’impiegato come premio, promozione o incentivo per entrare a far parte della propria azienda.

Nella pratica si concede al dipendente l’uso di beni aziendali o la possibilità di usufruire di servizi. Questi vanno considerati come benefit che possono andare al di là dell’attività lavorativa.

Ad esempio:

  • Auto aziendali, l’impiegato può usare l’auto aziendale non solo nel tragitto casa lavoro ma anche a uso personale
  • Smartphone, da utilizzare per lavoro ma anche per chiamare i propri cari
  • Corsi di istruzione

Quello che si ottiene è un compenso in natura che, in quanto compenso, si va ad aggiungere allo stipendio del lavoratore e, quindi, tassato.

Va comunque considerato che se nell’anno solare non viene superata una soglia pari a 258.23 euro (alzata a 516.46 nel 2020) non è prevista alcuna tassa. Se tale soglia dovesse essere superata le tasse dovranno essere pagate per l’intera quota. Ad esempio, se dovessi ricevere fringe benefit per un valore di 259 euro dovrò pagare le tasse su tutti i 259 euro.

Il problema ora sta nel capire quanto viene tassato un fringe benefit. Come faccio, ad esempio, a capire quanto mi costerà l’auto aziendale che mi viene proposta?

Auto aziendale

Uno dei più classici fringe benefit che viene offerto a un impiegato è la tanto agognata auto aziendale.

In genere il passaggio ad alti livelli dirigenziali prevede, oltre a un aumento monetario, la concessione da parte dell’azienda di un’auto.

Ma quanto costa al dipendente?

Per capire l’impatto che un’auto aziendale ha sul cedolino del dipendente bisogna innanzitutto far riferimento alle tabelle ACI sul costo al chilometro di ogni auto.

Il costo varia in base alla marca, all’alimentazione e alla categoria:

Un esempio di tabella è riportato nella figura in basso.

Fringe Benefit Auto aziendale
Fringe Benefit Auto aziendale

Preso il costo al km, questo coefficiente va moltiplicato per una percorrenza convenzionale di 15 mila km.

Per un utilizzo promiscuo (lavoro/uso personale) si considera ai fini della tassazione per il dipendente:

  • 25% per i veicoli con valori di emissione di CO2 fino a 60g/km;
  • 30% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiori a 60g/km ma non a 160g/km;
  • 50% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiori a 160g/km ma non a 190g/km;
  • 60% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiore a 190g/km

Quindi, nel caso dell’Alfa Romeo Giulia 2.0l turbo a benzina da 200 cv (ipotizzando che quest’auto abbia emissioni tra i 60 e 160 g/km) avremo:

0.6514 x 15000 x 30% = 2931 euro.

Questa è la voce annuale che sarà aggiunta al compenso dell’impiegato.

Per capire come questa voce viene caricata sul cedolino dobbiamo dividerela per il numero di mensilità tassabili. Nel caso di 12 mensilità avremo:

2931 euro / 12 = 244 euro

A questo punto, il valore così calcolato del fringe benefit va aggiunto all’imponibile IRPEF per il calcolo netto del costo che dovremmo affrontare.

Ipotizzando una tassazione media del 30% l’esempio dell’auto aziendale affrontato in questo articolo sarà di circa 68 euro al mese.

Va ricordato che nel caso di auto aziendale ad uso non promiscuo, cioè solo lavorativo, non è prevista alcuna tassazione.

Buoni Pasto

Il frenge benefit più diffuso è il buono pasto.

Le aziende, tipicamente, offrono al proprio dipendente:

  • Un servizio di mensa
  • Buono pasto come rimborso per le spese sostenute relative al pranzo

Mentre il primo servizio non ha alcun impatto sulla tassazione sul secondo il discorso è leggermente più complesso.

Innanzitutto viene fatta dal legislatore una distinzione tra buoni pasto cartacei e elettronici.

La non concorrenza al reddito avviene, infatti, se vengono rispettate le seguenti soglie:

  • 4 euro per buono pasto cartaceo
  • 8 euro per buono pasto elettronico

Se venisse superata tale soglia il surplus verrebbe conteggiato nel computo del reddito del lavoratore.

Stock options

Parte dello stipendio può essere pagato tramite stock options o RSU (Restricted stock units) dell’azienda stessa o di altre società facente parte dello stesso gruppo.

La differenza tra stock option RSU è che le stock options danno ad un impiegato il diritto di acquistare azioni ad un prezzo e data predeterminati.

Le RSU invece garantiscono le azioni dell’azienda ai suoi impiegati nel caso in cui questi raggiungano obiettivi di performance e/o soddisfino una certa durata di permanenza nell’azienda stessa.

In genere Rsu sono più vincolate al lungo termine, mentre le stock options alla data stabilita diventano completamente di proprietà del possidente.

Questo tipo di remunerazioni viene spesso applicata ad alti dirigenti o da startup per attrarre forza lavoro specializzata.

In quest’ultimo caso, in particolare, si cerca di ridurre l’esborso economico iniziale proponendo al nuovo impiegato dei pacchetti azionari. Se l’impiegato crede nell’azienda e pensa di poterne trarre un profitto sul lungo termine potrebbe vedere di buon grado questo tipo di proposta.

I pacchetti azionari possono essere, d’altra parte, un incentivo molto efficace: l’impiegato avrà tutto l’interesse di fare il meglio per l’azienda per far accrescere il prezzo delle proprie azioni.

In termini di tasse va sottolineato che questo tipo di benefit non rientra nei calcoli contributivi ai fini pensionistici. Tuttavia va a sommarsi al reddito per quanto riguarda il calcolo IRPEF.

In conclusione

I fringe benefit sono un’ottimo strumento che le aziende possono sfruttare per rendere più appetibile una proposta di lavoro.

Esistono molti tipi di fringe benefit, tra i più utilizzati abbiamo:

  • Auto aziendale a uso promiscuo
  • Buoni pasto
  • Stock option

All’interno di un’offerta credo sia importante avere in mente, quindi, che non è tutto gratis e che parte di quei benefit dovremmo comunque pagarli in forma di tasse.

Altri tipi di benefit a disposizione dei dipendenti sono quelli relativi al welfare aziendale

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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