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Cosa Seth Godin ci insegna riguardo al Groupthink

Il groupthink è l’atteggiamento che porta i componenti di un gruppo a moderare e anche cambiare i propri giudizi in favore del bene comune e della coesione del team stesso. E’ uno dei (pochi) comportamenti su cui abbiamo un pregiudizio positivo, ma che nasconde aspetti davvero deleteri. Vi racconto come l’ho scoperto, mio malgrado.

Qualche mese fa leggevo un libro rivelatosi di infinito interesse. Non era un libro a caso: lo avevo scelto coscientemente perchè volevo migliorare le mie conoscenze in marketing.
Appena divenuto in mio possesso leggo sul retro a caratteri cubitali:

“Le persone come noi fanno cose come queste”

con al seguito una breve descrizione di come il marketing, se correttamente utilizzato, fosse in grado di avvicinare il nostro lavoro alle persone che ne hanno bisogno, aiutandoci a realizzare cose migliori.

Wow, si! Esattamente quello che cercavo! Le persone come me leggono libri come questo, quelle che vogliono migliorarsi e cercano di creare qualcosa di utile per il prossimo!”

Questa è stata la mia reazione immediata con un sorriso a 32 denti stampato in faccia, fiera del mio acquisto (senza aver nemmeno iniziato a leggere) e sentendo di appartenere ad una piccola “cerchia di eletti” che aveva scelto di leggere questo libro. 

La mia beata e lieta ignoranza termina però a pagina 107, quando Seth Godin (l’autore) inizia a parlare delle “persone come noi” in generale e dei comportamenti che hanno le persone come noi. 

“Le persone come noi mangiano bistecche, non grilli”. Direi di si

“Le persone come noi pagano le tasse”. Anche questo è vero,

“Le persone come noi hanno un lavoro a tempo pieno”. Giusto, anche se queste considerazioni sembra vogliano andare a parare non so dove….

“Le persone come noi comprano un passeggino da 700 € perché siamo intelligenti (o non lo compriamo perchè è una stupidaggine)”. Cavolo, mi ha fregato.

Il Groupthink in “Questo è Marketing” di Seth Godin

Il senso di appartenenza ad un gruppo che descrive Seth Godin è il preambolo del Groupthink: tutti agiamo costantemente in accordo con le nostre storie interiori, e tendiamo a cercare persone che la pensano come noi con cui sentirci a nostro agio. 

Di per sé non c’è nulla di male in questo comportamento: il problema però arriva quando identificandoci in un gruppo, ci identifichiamo anche nel parere comune e moderiamo i nostri punti di vista in favore del bene comune o dell’opinione generale. 

A proposito: il libro di cui vi ho parlato e che ha generato la mia epifania è “Questo è marketing” di Seth Godin.

Che cos’è il groupthink e perché è pericoloso

Il concetto di Groupthink, in italiano “pensiero di gruppo”, è stato introdotto negli anni ’50 nella letteratura scientifica e indica una vera e propria patologia: coinvolge i membri dei gruppi sociali dove c’è fin troppa cordialità, dove si tende ad evitare i conflitti e mostrare il proprio punto di vista. 

Tutto in nome del consenso: si tende a credere che un pensiero personale o un punto di vista contrario porti solo ad incrinare l’armoniosità del team, per cui lo si sacrifica ed omette limitando la propria creatività, originalità e autonomia di pensiero.

Questo atteggiamento all’apparenza altruistico e cordiale è tremendamente pericoloso: mancando uno scambio di opinioni efficace e punti di vista diversi all’interno del team si arriva ad avere una visione miope delle situazioni e a non rendersi conto di potenziali problemi.

Soprattutto perché questo effetto si autoalimenta: con la riduzione del confronto e dello scambio di opinioni si insinua nel gruppo la convinzione che ciò che si persegue sia valido.

Come riassume bene Wikipedia i sintomi di questo effetto sono i seguenti:

  • sovrastima del gruppo
  • chiusura mentale
  • Pressione verso l’uniformità

e portano inevitabilmente a:

  • valutazione incompleta di obiettivi e alternative
  • mancato esame dei rischi annessi
  • ricerca di informazioni scarsa e distorta
  • tendenza a non mettere in discussione o riesaminare alternative accantonate precedentemente
  • incapacità di reagire agli imprevisti efficacemente

L’effetto dei bias: bandwagon bias e sindrome di Dunning-Krueger

Come spesso succede dietro a comportamenti irrazionali si cela l’azione dei bias cognitivi.

I due che si prodigano maggiormente nell’alimentare il groupthink sono due: il Bandwagon bias e leffetto Dunning Krueger.

Bandwagon bias o effetto carrozzone

Questo bias riguarda la tendenza ad assumere posizioni o opinioni soltanto perché la maggior parte delle persone crede e dice la cosa in oggetto.

Da qui la denominazione “effetto carrozzone“: soprattutto quando non abbiamo una nostra opinione o abbiamo informazioni limitate, anziché informarci e farci una nostra idea troviamo più comodo assumere l’opinione comune delle “persone come noi”. 

Che sia il nostro team di lavoro, il nostro partito… o la pagina Facebook di fake news che seguiamo. Cadiamo vittime della riprova sociale.

Effetto Dunning-Krueger: l’opposto della Sindrome dell’impostore

Questo bias è una conseguenza del groupthink: l’effetto Dunning-Krueger investe chi sopravvaluta il proprio sapere ritenendosi quasi un esperto, ma essendo in realtà in possesso di conoscenze limitate e spesso non oggettive. 

Come effetto è opposto alla sindrome dell’impostore, ossia quell sensazione che molte persone hanno di non essere sufficientemente brave nel ruolo che ricoprono e di non “meritare” quel lavoro (o di meritarlo meno dei colleghi)

E’ il bias che, insomma, ci fa diventare su Facebook virologi e allenatori di calcio, o che in famiglia e sul lavoro ci fa sentire dei “saccentelli” quando ne sappiamo leggermente più degli altri. Portando a ritenerci degli “esperti”.

Casi studio in cui il Groupthink è stato favorito o evitato

In ambito aziendale il groupthink porta a prendere decisioni inefficaci e non ottimali, impattando negativamente la salute della compagnia e causando considerevoli perdite di denaro.

L‘effetto del groupthink ha danneggiato non poche aziende e un esempio riportato in questo caso-studio a questo link è Swissair, compagnia aerea svizzera andata in bancarotta nel 2002. 
Questa compagnia aerea, denominata nell’articolo la “banca volante” mostrava entrambi i bias del groupthink: la moralità del gruppo e la cognizione che l’azienda fosse invulnerabile.

“Questa nave è inaffondabile” cit.

Oltre ciò, prima del fallimento, il board venne ridotto: le figure con più esperienza vennero mandate a casa lasciando una cerchia di persone meno esperte ma di simili background, pensieri e valori. Da questa omogeneità sono poi scaturite le decisioni chiave che hanno portato, in poco tempo, al collasso dell’azienda fino a dover dichiarare il fallimento.

Un esempio virtuoso che viene spesso citato è quello del Presidente Kennedy ai tempi della crisi missilistica di Cuba.
Data l’entità strategica della situazione il presidente volle evitare a tutti i costi la comparsa di questo bias nel processo decisionale dei gruppi di lavoro politici. 

Per farlo invitò a partecipare ai lavori egli esperti esterni, e invitò i membri dei gruppi a discuterne con le persone di loro fiducia in separata sede per cercare di avere un giudizio il più obiettivo possibile. 

Divise poi i gruppi di lavoro in tanti piccoli sottogruppi proprio per evitarne la coesione; in ultimo spesso abbandonava i meeting per evitare che il bias dell’autorità legato alla sua presenza si insinuasse.

Imparare ad evitare il groupthink: 2 metodi da provare

Per evitare il groupthink è importante incentivare l’espressione del pensiero personale, in particolare se contrapposto alla “linea del team”. 

Per favorire questa condizione conviene creare dei team piccoli, con pochi componenti. Se poi si deve risolvere un problema un metodo utile è di mettere diversi piccoli team al lavoro per valutare le soluzioni, addirittura dando ad una persona del team il compito di fare l’outsider o l'”avvocato del diavolo” per esser sicuri di aver analizzato tutti i potenziali rischi. 

Tutto questo però in aziende fortemente specializzate potrebbe non bastare.

Un esempio: in un’azienda di ingegneria, pur coinvolgendo persone con valori e doti caratteriali diverse, il ragionare da ingegneri avrà sempre la meglio. 

Per risolvere questo problema ci sono due possibilità:

  • includere un “outsider” di diversa estrazione curriculare
  • lavorare sulle persone: favorire il pensiero critico mettendo a contatto in azienda diverse funzioni dalle caratteristiche molto diverse, per abituarci a non cedere alle lusinghe di false certezze

Ma ciò che di più utile possiamo fare verso noi stessi è frequentare persone diverse da noi, con i quali ci siano affinità caratteriali, certo, ma con modi di vivere e pensieri che non condividiamo (o non pienamente). 

Il metodo jolly: Il cigno nero

Se vi piace leggere un libro che vi sposterà dalla comfort zone mentale è Il cigno nero di Nassim Taleb: non è un libro “semplice” perchè l’autore ha un approccio decisamente contrario a quello che la nostra mente si aspetta. Costringendoci a mettere in discussione quello che dice, o il nostro modo di pensare. Ma, in entrambi i casi, sforzandoci a ragionare!

Per approfondire alcuni temi citati nell’articolo puoi leggere anche:

bambina travestiva maschera sindrome dell'impostore guidaglinvestimenti.it
riprova sociale signori che ci guardano guidaglinvestimenti.it

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  • Post category:Bias / Crescita

Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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