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Quale potrebbe essere l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sui mercati finanziari?

Cosa possiamo aspettarci dall’impatto dell’invecchiamento della popolazione sui mercati finanziari?

Fare previsioni su come possano andare i mercati finanziari da qui a un anno potrebbe essere paragonato a prevedere il meteo da oggi al prossimo anno: un esercizio abbastanza inutile. Nonostante ciò le persone cercano e ascoltano pareri e previsioni di guru o presunti tali…

Di una cosa possiamo essere sicuri: la popolazione sta invecchiando.

Facciamo un passo indietro.

La vita di una persona può essere divisa in 3 fasi:

  • La fase dell’infanzia in cui non lavoriamo e spendiamo anche se passivamente
  • Una fase in cui lavoriamo e riusciamo a risparmiare capitale che poi verrà utilizzato per l’ultima parte
  • Quella della vecchiaia in cui spendiamo quanto messo da parte

Possiamo quindi immaginare le nostre finanze come un pozzo. Nella prima fase della nostra vita lavoriamo per costruirci questo pozzo che iniziamo a riempire un volta entrati nel mondo del lavoro.

Durante questa fase dobbiamo cercare di raccogliere più acqua possibile, acqua che ci servirà quando ne avremo bisogno: durante la vecchiaia.

E’ vero, noi rispetto ad altri paesi (vedi gli USA) abbiamo un sistema pensionistico e di welfare che ci darà una mano. Dobbiamo però dimenticarci di quello a cui eravamo abituati: la pensione contributiva, tra le altre cose, ci farà avere delle entrate molto più basse rispetto a quelle a cui eravamo abituati con il nostro stipendio. Si prevede una riduzione di entrate tra stipendio e pensione anche del 50%.

L'impatto dell'invecchiamento della popolazione sui mercati

Bene, fatte queste premesse proviamo a capire quale potrebbe essere l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sui mercati finanziari.

L’invecchiamento della popolazione può incidere sui mercati finanziari se gli individui tendono ad accumulare beni durante gli anni di lavoro e a spenderli durante la pensione. In un periodo di forti nascite potrebbe esserci più domanda del solito per azioni e altri beni, domanda spinta dalle persone che si preparano per la pensione.

L’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulle obbligazioni

Cosa succede quindi alle obbligazioni?

Ce lo spiega un articolo datato 2016 del Financial Times.

Le persone risparmiano di più durante i loro anni di lavoro. Ciò li spinge ad acquistare obbligazioni. Poi in pensione consumano più di quanto risparmiano e negli ultimi mesi di vita tendono a consumare di più in cure sanitarie costose che in qualsiasi altro momento. La maggiore longevità ha accentuato questo fatto garantendo che più persone vivano per vedere una vecchiaia inabile e costosa. Questo tende a spingere i rendimenti verso l’alto.

Anche gli effetti del cambiamento demografico sul mercato del lavoro sono pronunciati. Quando c’è una proporzione maggiore di lavoratori nella popolazione, c’è più competizione per il lavoro. Ciò riduce il potere negoziale dei lavoratori e riduce sia i salari che l’inflazione.

L’inflazione è un fattore critico del mercato obbligazionario: quando è bassa, gli investitori accetteranno un rendimento inferiore dalle loro obbligazioni. Quindi, ancora una volta, una grande popolazione che lavora tende a far abbassare i tassi di interesse e una crescente popolazione in pensione dovrebbe spingerli di nuovo su.

Bene.

A tutto ciò, però, va aggiunto un altro fattore: i tassi di interesse sempre più bassi spinti dalle banche centrali come stimolo all’economia.

Cosa succede quindi, ce lo spiega un altro articolo di Pictet.

La teoria tradizionale impone che, con l’avvicinarsi della pensione, i lavoratori non solo dovrebbero risparmiare di più, ma dovrebbero destinare una percentuale maggiore di tale risparmio ad attività a basso rischio come i titoli di stato.

I potenziali pensionati stanno seguendo questo consiglio. Gli investitori più anziani stanno incanalando una quota crescente del loro capitale verso fondi azionari, obbligazioni e altre strategie a reddito fisso a basso rischio; mostrano inoltre una forte preferenza per le attività domestiche, che sono percepite come “più sicure” rispetto agli investimenti esteri.

Inoltre, i fondi pensione e gli assicuratori tendono ancora a destinare una quota maggiore del loro patrimonio alle obbligazioni piuttosto che alle azioni.

Tutto ciò, secondo Pictet, non è sostenibile a lungo termine in quanto non fornirà i rendimenti necessari per finanziare la pensione, in particolare dati i bassi livelli dei rendimenti obbligazionari reali nella maggior parte dei mercati principali.

Per garantire un reddito da pensione equivalente al 50 per cento del loro ultimo stipendio, i trentenni di oggi dovrebbero generare un rendimento annuo reale di almeno il 5.3% sui loro fondi pensione. Mentre storicamente tale performance è stata possibile in un portafoglio metà obbligazioni metà azioni, i rendimenti obbligazionari sono ora molto bassi. Se aggiungiamo una crescita economica modesta, prevediamo che i rendimenti a lungo termine su un portafoglio 50/50 rispetto ai livelli odierni saranno inferiori di circa 2 punti percentuali al livello richiesto.

Un modo per risolvere questo problema sarebbe investire in attività ad alto rischio, comprese azioni dei mercati sviluppati, mercati emergenti, attività illiquide e private equity.

L’atteggiamento degli investitori nei confronti di attività meno liquide potrebbe cambiare, rendendoli potenzialmente più tolleranti nei confronti dei rischi associati a tali investimenti. Tuttavia, ciò potrebbe a sua volta ridurre i premi per il rischio di illiquidità richiesti.

Realisticamente, la ricerca di rendimenti più elevati sarà probabilmente combinata con vite lavorative più lunghe e tassi di risparmio crescenti.

Cosa abbiamo quindi?

Abbiamo che l’invecchiamento della popolazione dovrebbe spingere in alto i rendimenti delle obbligazioni.

D’altra parte i bassi tassi di interesse stanno spingendo le persone, in questo momento, a prendersi maggiori rischi: ad avere nel proprio portafoglio un peso azionario maggiore.

Aumentando la richiesta di titoli azionari o ETF azionari il prezzo di questi aumenterà ad una velocità sostenuta. Questo potrebbe aumentare le disuguaglianze generazionali: i titoli azionari raggiungeranno prezzi che solo in pochi potranno permettersi. Chi ha avuto la possibilità di accumulare quando i prezzi erano ancora bassi o chi ha avuto la possibilità di risparmiare sarà avvantaggiato.

Sta a noi, quindi, tenerci pronti e prepararci da subito a quelle che saranno le nuove condizioni al contorno che caratterizzeranno la nostra vita. Dobbiamo prepararci a una realtà molto diversa da quella a cui eravamo abituati.

Dobbiamo, insomma, sfruttare al meglio le risorse che ci vengono date in età lavorativa per prepararci a quello che sarà la nostra vecchiaia.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Mauro

    Ciao.
    Ottimo articolo.
    Ti rivolgo le seguenti domande:
    1 – quando parli di “prevediamo che i rendimenti a lungo termine” intendi 10 anni ?
    2 – è possibile avere le previsioni dei rendimenti per i portafogli 60/40 e 100 azionario usa e world?
    Grazie

    1. Ciao Mauro,
      Grazie per i complimenti, fanno davvero molto piacere.
      Provo a risponderti:
      1) Storicamente i mercati non hanno sempre restituito rendimenti positivi dopo un arco temporale di 13 anni. Arco temporale che si riduce nel caso di PAC
      2) Non saprei risponderti, magari fossi capace. Quello che possiamo fare è analizzare i dati storici e proiettare questi dati sul futuro

      Fammi sapere che ne pensi

      Buona giornata

  2. Mauro

    Ciao
    Ho letto molte analisi delle varie case di investimento, prendendo con le pinze le previsioni e considerando un media di rendimento nei prossimi 10 anni, dovremmo ottenere il -35% di rendimento rispetto al decennio 2012-2021.
    Credo che sia veritiera e credo le banche centrali, adesso, devono agire con una cura energica e rapida applicata a un paziente in ancora buone condizioni di salute è meglio, sul medio periodo, di cure sintomatiche o piantate a metà.
    Se un anno di purgatorio è il prezzo per ridare equilibrio a un mondo che si stava seriamente destabilizzando, varrà la pena averlo pagato.

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