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cos’è l’Intrapreneurship: come fare l’imprenditore in azienda

L’intrapreneur è per definizione un “imprenditore in azienda“. E’ un dipendente a tutti gli effetti ma dotato di intrapreneurship, ovvero imprenditoriarità da insider.

In pratica un ibrido a metà tra un imprenditore (entrerpreneur) e un dipendente. La traduzione di intrapreneur potrebbe essere proprio un “imprenditore interno”.

Se lavorate in azienda spero siate così fortunati da averne conosciuti: sono persone che, al di là del loro lavoro, hanno un’idea mossa da un’intuizione o semplicemente dai propri valori e decidono di metterla in pratica all’interno dell’azienda stessa. Supportati, ovviamente, dall’azienda.

L’intrapreneurship si nutre infatti di tre fattori:

  • Imprenditorialità del dipendente
  • Disponibilità dell’azienda a prendersi dei rischi e supportare l’idea
  • Scienza della motivazione

Analizziamoli.

Chi è un intrapreneur?

Il termine intrapreneur è stato coniato da Gifford Pinchot III ed Elizabeth Pinchot, due imprenditori, più di trent’anni fa in un paper work che si tramutò poi in un libro, Why You Don’t Have to Leave the Corporation to Become an Entrepreneur.

Viene dalla crasi delle parole inside enterpreneur, e vengono definiti così dallo stesso Pinchot:

“Gli intrapreneuers sono sognatori che fanno. Coloro che si prendono responsabilità di creare un’innovazione di ogni tipo all’interno di un’organizzazione”

Gifford Pinchot III

Un intrapreuner – “un” o “una” che sia – è ligio e dedito al suo lavoro, ma non in maniera totale. Preferisce avere una visione ampia, non del dettaglio, anche di ambiti che non gli sono vicini.

E’ curioso, tenace, donquisciottiano per alcuni versi perchè se individua una cosa in cui crede prova a portarla avanti anche sapendo che nella maggiorparte dei casi andrà incontro a un fallimento o a un risultato diverso dall’iniziale.

E, nonostante questo, nonostante le ore on top che dedicherà a questo lavoro con percentuale di rischio elevata, porterà avanti il suo progetto comunque.

Ma perchè una persona con un lavoro sicuro, che guadagna il suo stipendio ogni mese, dovrebbe autoassegnarsi del lavoro in più?

E’ il terzo ingrediente della ricetta dell’intrapreneurship: la motivazione.

La consapevolezza di poter tentare qualcosa di difficile ma in cui davvero crediamo perchè lo abbiamo ingegnato noi. Con la serenità di essere in un’azienda che ben veda questi slanci di iniziative e li promuova.

corporate intrapreneurship: come usarla per coinvolgere i dipendenti

Un altro ingrediente vincente dell’intrapreneurship è ovviamente l’azienda: una persona può esser dotata di tutta l’intrapreneurship del mondo, ma se l’azienda non vuole dare spazio alle iniziative personali dei singoli ci sarà poco da fare per il nostro intrapreneur.

L’azienda che privilegia l’intrapreneurship ha uno stile di gestione aziendale coraggioso, che integra l’assunzione di rischi e approcci di innovazione. Una azienda che conosce e attua le tecniche di ricompensa legate alla motivazione più che al denaro, e ne fa una forza.

Le aziende che capiscono quanto la motivazione sia preziosa e vinca su altri incentivi come quelli economici, hanno decisamente una marcia in più.

Per diversi motivi:

  • Rendimento: se una persona sa di poter proporre un’idea innovativa senza paura, sarà pronta a lavorare e combattere per essa. Più gli direte di dimostrare il suo valore e più lei si impegnerà ed ingegnerà per rendere un’idea un progetto fattibile.
  • Legame all’azienda: una persona a cui si consente di portare avanti un proprio progetto difficilmente lascerà l’azienda nel breve termine
  • Innovazione (e profitti): come dimostra il caso di Google, dalle intuizioni dei singoli spesso vengono fuori idee estremamente remunerative per l’azienda. Google – come Atlassian e ormai tante altre – lasciano ai dipendenti il 20% del tempo lavorativo (ossia un giorno a settimana) per fare quello che vogliono. Da questo 20% sono nate la metà delle innovazioni che Google ha presentato negli ultimi anni.

intrapreneurship e scienza della motivazione: perché diventiamo intrapreneur?

In una domanda: perchè le persone diventano intrapreneur?

Cosa le spinge a non limitarsi al loro lavoro ma scegliere di dedicarsi ad altro nei ritagli di tempo e aumentando le ore di lavoro – perchè si, all’inizio di ogni progetto nessuno ci pagherà per fare tentativi magari fallimentari?

Ce lo ha spiegato Dan Pink in un TED Talk memorabile sulla scienza della motivazione che trovate in questo articolo.

E’ proprio la motivazione, più precisamente la motivazione interna (ossia le nostre passioni, obiettivi e desideri) il terzo ingredeinte dell’intrapreneurship: non è per i soldi o per un incentivo (motivazione esterna) che lo facciamo, potremmo piuttosto dire che è quasi per la gloria.

E’ la spinta che da il piacere di fare qualcosa di nostro, di cui siamo fieri, di cui possiamo sentirci un po’ padri e un po’ figli. Creare un sistema cui possiamo ritrovarci e che ci rappresenti. Sentirci utili veramente.

ESEMPI di Intrapreneurship

Un esempio di intrapreneurship?

La stessa motivazione che spinge le persone a contribuire a Wikipedia: la più grande enciclopedia del mondo. Gratuita. Che viene aggiornata da milioni di persone che ci tengono a dare il loro contributo senza la minima retribuzione.

La stessa motivazione che ci spinge a seguire le nostre passioni, anche se non ne guadagniamo nulla.

intrapreneurship guidaglinvestimenti.it
Intrapeneurship

identikit dell’intrapreneur

I benefici dell’intrapreneurship sono palesi: per le persone è un incentivo a creare qualcosa di nuovo, a cui si è fortemente legati, e ciò implicherà acquisire nuove skill sia tecniche sia soft. L’intrapreneur non potrà fare tutto da solo: avrà bisogno di cercare e trovare le persone giuste dovendo mostrare la sua leadership e capacità di fare networking.

In cinque parole: abbandonare la comfort zone lavorativa.

L’azienda ne beneficia di riflesso: consente alle persone di emergere per creatività e curiosità, e non solo per bravura nel loro ruolo aziendale principale.

Fa scoprire talenti, motiva persone magari insoddisfatte e ancor di più: mette in evidenza i punti forti del dipendente che magari da un colloquio o nel ruolo che ricopre al momento non vengono privilegiati.

Certo, qualcuno mi dirà: ma se una persona ha tutta questa voglia di fare, perchè non si mette in proprio staccandosi dall’azienda?

Credo per un motivo: perchè i grossi cambiamenti spaventano. Per abbandonare tutto dopo anni passati a fare il dipendente ci vuole tanto coraggio. Chi lo fa diventa, appunto, un imprenditore.

Per chi invece non vuole o non può sopportare l’incertezza a cui porta essere degli imprenditori, potersi sentire un intrapreneur è un ottimo compromesso. E magari aiuta anche a trovare quel coraggio per poi, un domani, spiccare il volo.

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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