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la sfortuna non esiste. o almeno, non completamente

La sfortuna non esiste. O meglio, il grosso degli accadimenti che imputiamo totalmente alla fortuna o alla sfortuna sono in realtà un comportamento statistico tanto banale quanto ignorato dalla nostra mente: la regressione verso la media.

Questo riflessione è frutto di un libro appassionante che sto leggendo, Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, pietra miliare dei bias cognitivi, in cui si mescolano alcuni concetti e considerazioni che vi porrò oggi (e nelle prossime settimane: è una fonte inesauribile di ispirazione!).

Ma torniamo alla sfortuna e alla media. Il concetto di valor medio e gaussiana sono a tutti più o meno familiari, ma quello di regressione verso la media è un po’ più complesso: riprendiamolo un attimo.

Il concetto di regressione verso la media

Il concetto di regressione verso la media non è immediato per la nostra mente, ma cercherò di spiegarlo in maniera semplice.

Ipotizziamo di conoscere l’età media di un certo campione di persone, ad esempio dei lavoratori della nostra azienda.

Ipotizziamo siano 1000, e che l’età media sia 38 anni.

Se chiedo a 10 persone a caso quanti anni hanno, e queste hanno tutte più di 38 anni, è probabile che l’undicesima che intervisterò ne avrà meno. Perchè so a priori che l’età media è 38 anni.

Inoltre, se calcolo l’età media di queste 10 persone, questa potrebbe essere 45 anni: abbastanza distante dal valor medio.

Ma man mano che aumenterò il numero di interviste (=di campioni) questo valore regredirà sempre più vero la media: se intervistassi 900 persone sarebbe probabile aspettarsi che l’età media risultante sia scesa a 40 anni, ad esempio.

L’equazione del successo: talento + fortuna

Una volta introdotto il concetto di regressione, facciamo un passo in più: dimostrare come il grosso deli avvenimenti straordinari sia dato dal mix di talento e fortuna.

E’ questa infatti la formula del successo secondo Kahneman:

Successo= talento + fortuna.

formula del successo di daniel kahneman

Prima che vi illudiate che sia la classica trovata pubblicitaria motivazionale vi placo gli animi: leggiamo questa formula in maniera matematica.

Il successo è dato dalla somma di due contributi:

  • uno fisso, il talento: inteso come capacità, esperienza. Fisso non perchè non possa aumentare, ma perchè lo fa lentamente
  • uno variabile, il caso, oppure chiamiamolo “fortuna”. Può favorire o sfavorire le performance, a volte anche in maniera eclatante.

Facciamo ora un esempio: supponiamo di essere degli eccellenti giocatori di calcio.

La nostra media tiri in porta/goal fatti è del 20%: in media ogni 5 tentativi, 1 va a buon fine.

Per fare un confronto, Messi ha una percentuale di realizzazione di circa il 20%.

Il nostro successo sarà quindi legato a una quota fissa, che è la nostra percentuale di realizzazione, più l’effetto variabile del caso.

Successo di me come calciatrice: mia bravura + fortuna

personale e utopistica reinterpretazione della formula del successo di kahneman

Ipotizziamo che la fortuna quest’anno ci dia una mano: il mio 20% di bravura potrebbe trasformarsi nel 23% di successo se avessi il caso o la dea bendata dalla mia .

Lionel scanzati, i migliori realizzatori siamo noi!

Ma ragioniamo un secondo: poichè conosciamo la regressione verso la media, quanto è probabile che il prossimo anno saremo un po’ meno fortunati?

Non necessariamente sfortunatissimi, ma fortunati in maniera minore: la nostra percentuale di realizzazione scenderà.

E se fossimo sfortunati?

Il nostro “successo” sarà inferiore perchè la bravura verrà bilanciata in negativo dal caso/sfortuna.

Ma non significa che stiamo perdendo il nostro talento: bensì che la quota parte inlfluenzata dal caso ha un suo peso.

La condanna di Sport Illustrated

Se finora il discorso vi quadra, vi sfido però a fare una riflessione: quante volte, dopo una stagione magnifica di calcio, nuoto o formula 1, abbiamo visto i nostri beniamini “rendere meno”?

Probabilmente non era totalmente una questione di performance, ma di regressione verso la media: il talento/bravura è sempre lo stesso, ma magari l’anno precedente l’effetto del caso era stato particolarmente propenso.

Ne sa qualcosa Sport Illustrated, la nota rivista di sport americano che dedica ogni anno una copertina allo sportivo dell’anno.

regressione verso la media - la maledizione di sport illustrated guidaglinvestimenti.it

Tuttavia, tipicamente, l’anno successivo alla copertina lo sportivo ha una performance peggiore, il che – a quanto sembra – è costato al giornale la diceria della “Maledizione di Sport Illustrated

l’inefficacia delle strigliate

La regressione verso la media impatta anche altri aspetti della vita quotidiana ben più comuni. Le performance lavorative sono uno di questi. Una vecchia convinzione che sia ha in azienda, così come a scuola e a casa, è credere nell’efficacia dei rimproveri e nell’inutilità delle lodi.

Avete presente il film Wiplash?

Il caro Kahneman riporta un esempio rappresentativo capitato durante la sua permanenza come psicologo nell’esercito israeliano.

Un istruttore di volo evidenziava come fosse inutile lodare che faceva un buon lavoro, mentre al contrario strigliare chi rendeva poco portava a un miglioramento successivo.

Se un pilota fa una buona manovra e ti congratuli, la volta dopo la farà peggio. E’ contro produttivo!
Mentre se a un pilota che fa una pessima manovra faccio una strigliata, la volta successiva la esegue in maniera migliore
“.

Avrete già capito dove si va a parare: sebbene il comandante abbia le “prove” della causalità strigliata-miglioramento, in realtà è la regressione che sta facendo il suo effetto.

Ovvero fa seguire ad una manovra eccezionalmente positiva (o negativa), una meno eccellente (o meno scarsa). Si tratta insomma di casualità.

Per confermarlo fecero una controprova: ripetere i test di nuovo, evitando una strigliata dopo una performance andata male.

Risultato? La prova successiva andava statisticamente meglio. Anche senza ammonimenti.

in conclusione: se paganini non si ripeteva, c’è un perchè

Ora non voglio generalizzare: il talento e le capacità sono fondamentali, ma bisogna mettere in conto anche una certa dose di casualità in qualsiasi cosa che facciamo.

Questo non deve portarci ad abbandonare ogni desiderio di miglioramento perchè “tanto il caso potrebbe metterci lo zampino”.

Usiamo la regressione verso al media a nostro vantaggio: ricordiamoci della sua esistenza quando facciamo un colloquio non troppo brillante, o dopo una riunione che ci fa dubitare delle nostre capacità e ricadere nella sindrome dell’impostore.

E ricordiamoci che dopo una pessima prestazione…statisticamente quella successiva andrà meglio!

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Enrico

    Buongiorno e complimenti per il vs blog , davvero tutto molto interessante. Quindi in ambito finanziario se esiste sempre un ritorno alla media come e quanto a lungo devo calcolare questa media ? Per esempio se voglio capire a che punto mi trovo con un indice , vado indietro di 5 oppure 10 anni dalla data odierna e calcolo una semplice media aritmetica ? Quale periodo tenere in considerazione per un test pressoché affidabile, posto che l’affidabilità in finanza non può esistere ? Grazie mille se vorrete .

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