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“Le 7 regole per avere successo”: un titolo fuorviante per un libro perfetto

La prima precisazione che faccio quando regalo o promuovo questo libro è: “non badare al titolo, è inesatto“. 
Per l’accezione italiana del termine “avere successo” la reazione immediata che vedo negli occhi delle persone  è (giustamente) “ah ma io non punto al successo, vorrei solo fare meglio il mio lavoro/gestire meglio al mia vita/riuscire a parlare in maniera aperta col mio partner” etc.
Beh, è proprio quello che il libro Le 7 regole per avere successo fa: ci insegna a produrre un punto di vista differente su tante situazioni di vita normale che ci accadono tutti i giorni.

Preambolo alle 7 abitudini per migliorare

Queste 7 buone abitudini sono state sviluppate da Stephen Covey, un professore di business nonchè educatore (nonchè scrittore) americano. 

Prima di entrare nel merito delle 7 regole, Covey fa un bel preambolo sui due ingredienti necessari a scaturire il miglioramento – o il successo e con i quali dobbiamo iniziare a fare i conti da subito.

Il primo punto riguarda l’osservazione: ricordiamoci di esaminare anche la lente con cui analizziamo la nostra vita.

Concetto che, in maniera analoga ma in un campo differente, esprime anche Ray Dalio con il suo:

“Come so di avere ragione?”

Ray Dalio

Il secondo è il focus sul nostro carattere reale, quello che Covey definisce “carattere etico”: i valori su cui è fondata la nostra persona, cercando di separarli dai valori “culturali” che abbiamo inculcati.

Cerchiamo di essere onesti con noi stessi: la pace nel mondo o aiutare prima il prossimo e poi noi stessi non devono per forza essere parte integrante dei nostri valori.

Riflettiamo sui valori in cui crediamo veramente.
Siamo onesti con noi stessi.

Questo è il punto di partenza del viaggio alla scoperta di noi stessi che ci farà passare dall’insicurezza (dipendenza) alla sicurezza (indipendenza) alla condivisione del miglioramento col prossimo (interdipendenza).

Alimentando un circolo virtuoso.

Regola 1: Essere proattivi (anzichè reattivi)

Dobbiamo imparare a staccarci dal modello “stimolo-risposta” a cui siamo abituati e capire che nel mezzo c’è un interludio importantissimo: la nostra volontà di scegliere.

Quest’ultima riesce ad avere la meglio solo se siamo proattivi anzichè reattivi. Qual è la differenza?

Essere padroni delle nostre volontà. Per capirlo facilmente Covey ci propone dell frasi tipiche di chi ha un comportamento reattivo o proattivo: le riporto nella tabella in basso.

REATTIVOPROATTIVO
“Devo…”“Preferisco…”
“Se soltanto…”“Io voglio…”
“Non posso…”“Io scelgo….”

Il problema del linguaggio reattivo è che diventa una predizione che tende ad autorealizzarsi: a forza di ripeterci una cosa, finiamo per crederci (e per farla accadere).

Questo comportamento viene combattuto anche da Amy Cuddy, in un celebre TED talk sull’autostima di cui vi riporto il link a fine articolo.

Questi due atteggiamenti Covey li rappresenta anche come due sfere concentriche: la sfera interna di influenza (proattività), ossia ciò su cui possiamo intervenire, e la sfera esterna del coinvolgimento (reattività) su cui non riusciamo ad esercitare un vero controllo (reattività).

Le sfere - Le 7 regole per avere successo
Le sfere – Le 7 regole per avere successo

Bisogna ampliare la sfera di influenza pper far si che compari quella del coinvolgimento, rendendoci padroni delle decisioni e delle scelte, buone o cattive che siano, e non far si che restiamo in balìa degli eventi.

Impariamo ad essere proattivi e ad influenzare noi stessi.

Dovremmo ingrandire la nostra sfera di influenza!
Dovremmo ingrandire la nostra sfera di influenza!

Regola 2: cominciare pensando alla fine.

Se la prima regola, diciamocelo, era molto ben spiegata ma magari (almeno per me) non illuminante, la seconda mi ha invece sortito un certo effetto.

Covey introduce un concetto interessante:

” Tutte le cose sono create due volte: la prima volta è un pensiero, un progetto. La seconda volta è la realizzazione”

Stephen Covey

Essere reattivi o proattivi farà, nella realizzazione, una differenza enorme: Saremo la creazione del nostro progetto (proattività), oppure del progetto di qualcun altro (reattività)?

Ed è su questo che – damn! – Covey punta, esortandoci ad iniziare questo percorso verso la consapevolezza e la proattività.

Lo fa chiedendoci di iniziare dalla fine facendo un esercizio: immaginare il nostro funerale.

Chi vorremmo ci fosse? e cosa vorremmo dicesse, parlando di noi? Attenzione: non cosa DIREBBE, ma cosa VORREMMO che dicesse.

Proviamo a fare questo esercizio con cinque figure differenti: un familiare, un partner, un amico, un collega e una persona a cui siamo meno legati.

Scriviamo in poche righe questi pensieri. Una volta finito, rileggiamoli: comprenderemo quanto siamo distanti, oggi, dalla possibilità che queste frasi si realizzino.

Regola 3: Principi di gestione del personale

Il terzo principio è legato all’organizzazione e gestione di noi stessi: impariamo a identificare e dare precedenza alle vere priorità.

Per farlo Covey ci fornisce uno strumento semplice ed efficace: una matrice urgenza/importanza. Non a caso conosciuta come matrice di Covey.

La matrice di Covey è composta da 4 quadranti e ha sulle ascisse la misura dell’urgenza (Urgente – non urgente) e sulle ordinate la misura dell’importanza (importante – non importante).

matrice di covey  quattro quadranti in funzione di urgenza - importanza per gestione del tempo
Gestione del tempo – Matrice di Covey

La differenza tra “urgenza” e “importanza” potrebbe sembrare sottile, ma è invece fondamentale: non tutto ciò che è importante da fare è necessariamente urgente e viceversa.

Per un’analisi più approfondita, ho trattato la matrice di Covey insieme ad altri metodi per gestire il tempo in questo articolo.

Utilizzare questa tabella ci obbliga a riflettere sull’effettiva urgenza e importanza di molte attività che ci vengono richieste, soprattutto al lavoro. Classificandole ci rendiamo conto di come molte richieste siano più mosse da un’urgenza “emotiva” anziché reale.

Spesso le aree più popolate sono l’1, il 3 e il 4, queste ultime in particolare generatrici di ansia e frustrazione. Ciò cui invece dovremmo aspirare è il quadrante 2: una pianificazione accurata delle cose importanti (ma non urgenti), in modo da influire positivamente anche sul quadrante 1 (urgente-importante).

Regola 4: Pensare win win

Che non significa cercare un compromesso, ma una soluzione che renda soddisfatte entrambe le parti. Per far si che questo avvenga c’è bisgono di

  • trasparenza delle parti
  • chiarezza di intenti e obiettivi
  • misurabilità dei risultati
  • identificazione delle conseguenze

Va da se che l’approccio win-win non funziona se una delle due parti vuole prevalere, ma solo se c’è collaborazione sotto tutti gli aspetti (comunicazione, risultati, ..)

Regola 5: Prima cerchiamo di capire, poi di farci capire

Questo capitolo è in assoluto il mio preferito del libro, nonchè quello su cui riconosco di avere molto d lavorare. E’ incentrato sull’ascolto e i suoi livelli fino alla forma più pura: l’ascolto empatico.

Che non vuol dire

ah si ti capisco, ho vissuto anche io questa situazione

bensì:

riesco a capire la i tuoi sentimenti anche se non ho vissuto quella situazione” (e, se l’ho vissuta, so che avrei avuto comunque una sensazione diversa).

Spesso incorriamo infatti nell’errore di dare risposte autobiografiche: valutiamo, inquisiamo, consigliamo, interpretiamo.

Il problema è che le situazioni non saranno mai uguali e, anche se lo fossero, noi come persone agiamo e reagiamo in maniera diversa. Ciò che è stata la situazione ottimale per noi, potrebbe non esserlo per chi abbiamo di fronte.

Allenandoci però all’ascolto empatico possiamo aiutare chi abbiamo di fronte: come?

Cercando di replicare quello che viene detto, poi di riformularlo e indice cercando si riflettere i sentimenti di chi abbiamo di fronte, estraniandoci a quello che sarebbe il nostro giudizio. Dobbiamo essere sinceri, ma non autobiografici.

Bisogna essere influenzabili per influenzare gli altri.

Regola 6: Sinergizzare

Questa regola è la summa delle precedenti: prendiamole tutte, sommiamole, applichiamole e saremo diventati dei leader perfetti.

Essere empatici con le persone, comprendere i loro bisogni, cercare non il compromesso ma la soluzione ottimale. Essere predisposti a d ascoltare ed accogliere pensieri opposti ai nostri. Apprezzare le differenze.

Se solo fosse facile!

Ma non impossibile. Anzi, come sempre dico bisogna in ogni caso puntare in alto: anche se poi non raggiungere mo il risultato, avremo comunque fatto del nostro meglio e ottenuto dei traguardi. E a diventare leader (almeno) di noi stessi.

Regola 7: affilare la lama

Ovvero lavorare per migliorarci, prenderci del tempo per pianificare i nostri obiettivi e i nostri comportamenti (in sostanza, il settore 2 della Matrice dei Covey).

Entriamo nel circolo virtuoso dell’imparare, impegnarci e fare, e ripetere fino ad…”affilare la lama”, come suggerisce Covey.

In conclusione

Se non avete mai letto libri di crescita personale, lo adorerete.

Se ne avete letti e (stranamente) questo vi manca, capirete da dove provengono il 90% dei concetti riportati da libri più recenti.

La forza di questo libro è che ti da davvero non solo tutti gli strumenti per diventare la versione migliore di te stesso: ci rende delle figure di transizione in grado di apprezzare i copioni che ci sono stati inculcati dalle generazioni precedenti ma di vederne anche i limiti, facendoci sentire liberi di cambiarne gli aspetti negativi senza giudicare.

Immagine libro le sette regole per avere successo covey
Le 7 regole del successo

Se siete interessati al libro lo trovate al seguente link:

Le 7 regole per avere successo, Stephen Covey

Qui trovate invece gli articoli citati nel testo:

Come aumentare l’autostima? Tutta una questione di postura

Ray Dalio e la meritocrazia delle idee

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  • Categoria dell'articolo:Crescita

Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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