Tempo di lettura: 4 minuti
0
(0)

I problemi legati alla Legge di Goodhart

Vi è mai capitato di studiare a memoria qualcosa per prendere un buon voto ma di non aver capito nulla di nulla? Questo è uno degli effetti della legge di Goodhart:

Quando una misura diventa un obiettivo, cessa di essere una buona misura.

Legge di Goodhart

Nel nostro caso quindi la misura diventa il voto per quella specifica materia. Purtroppo concentrandoci sul voto superiamo magari l’esame ma perdiamo di vista quello che è lo scopo dell’insegnamento: imparare e usare quelle conoscenze.

Quello che succede, quindi, è che quando viene definita una misura per valutare le prestazioni delle persone troveremo sempre un modo per poterle sfruttare a nostro piacimento perdendo di vista il senso stesso della misura.

Tutto ciò potrebbe essere anche riassunto con la Legge di Campbell:

Una volta che una metrica è stata identificata come un indicatore primario di successo, la sua capacità di misurare accuratamente il successo tende a essere compromessa.

Nel 1976, Campbell scrisse:

I test di rendimento possono benissimo essere indicatori preziosi del rendimento scolastico generale, in condizioni di normale insegnamento finalizzato alla competenza generale.

Ma quando i punteggi dei test diventano l’obiettivo del processo di insegnamento, entrambi perdono il loro valore come indicatori dello stato educativo e distorcono il processo educativo in modi indesiderabili

Facciamo qualche esempio.

Legge di Goodhart guidaglinvestimenti.it

La legge di Goodhart – il caso dei cobra

Siamo in India durante la fase coloniale Britannica.

Il governo Britannico decise di porre un freno al numero di serpenti velenosi presenti a Dehli. Decise, quindi, di offrire una ricompensa per ogni cobra morto che venisse consegnato. La misura in questo caso che voleva controllare il governo era quella del numero dei serpenti morti.

Come questo si tradusse in un boomerang secondo la legge di Goodhart?

Bene, le persone iniziarono ad andare a caccia di cobra per poter intascare la ricompensa. Per aumentare il bottino, però, questi pensarono di iniziare ad allevare cobra per aumentare il numero di serpenti da consegnare per ricevere il premio.

Quando il governo si accorse del nuovo mercato che si era venuto a crere decise di interrompere questa nuova politica.

Risultato?

I nuovi allevatori di serpenti non sapevano più che farsene degli animali decidendo così di liberarli. Questo non fece altro che peggiorare le cose.

LA LEGGE DI GOODHART – IL CASO DEI Chiodi

Durante il periodo dell’Unione Sovietica alle aziende produttrici di chiodi Mosca aveva fissato un obiettivo basato sul numero di chiodi che avrebbero dovuto produrre.

Quindi, il governo aveva deciso di controllare la produzione di chiodi usando come parametro il numero di chiodi prodotti.

Le aziende si adattarono a questa richiesta producendo chiodi così piccoli che non servivano a nulla. Rispettavano la richiesta di Mosca ma in realtà il governo non sapeva che farsene di chiodi così piccoli.

L’Unione Sovietica voleva un numero maggiore di chiodi ma in realtà ne ottennero molti meno, la maggior parte erano così piccoli da renderli inutilizzabili.

La Legge di Goodhart nella vita di tutti i giorni

Questi sono solo esempi storici di cosa la legge di Goodhart vuole mettere in guardia. Spesso per raggiungere i nostri obiettivi ci concentriamo su misure che poi si rivelano deleterie.

Ritornando all’esempio scolastico.

Vale la pena misurare il nostro successo scolastico unicamente sulla base dei voti che riusciamo ad ottenere?

Se così fosse otterremo una conoscenza fittizia. Basterebbero pochi mesi o addirittura settimane per perdere tutto quello che avano fissato in modo posticcio.

Un altro esempio potrebbe essere quello di un manager di un’azienda di call center. Concentrarsi unicamente sulla quantità del numero di chiamate, ad esempio, potrebbe essere poco efficace. Più interessante, invece, potrebbe essere incrociare questo dato con la soddisfazione del cliente.

In linea generale potremmo dire che se finiamo per raggiungere un unico obiettivo a spese di altri fattori ugualmente importanti, allora la nostra soluzione potrebbe non aiutare la situazione.

L’importanza delle giuste METRICHE: Measure what matters

La legge di Goodhart ci spiega chiaramente che la differenza tra metriche e obiettivi è fondamentale, e questi due parametri non vanno mai confusi.

Quando ci diamo degli obiettivi è cruciale darsi delle metriche adeguate: ma come fare per individuarle?

Un interessante aiuto ci viene in aiuto dal libro Measure what Matters di John Doerr. Questo libro si focalizza su due punti chiave: il primo è identificare adeguatamente gli obiettivi (a tal proposito spiega anche il metodo degli OKR, Objective and Key results).
Gli obiettivi devono essere ben chiari, definiti e – ovviamente – misurabili.

Il secondo è scegliere il metro di misura, “misurare ciò che conta” come cita il titolo, identificando delle metriche che permettano di raggiungere il nostro obiettivo stando attenti a non confonderle con l’obiettivo stesso.

Come non farsi ingannare dalla legge di Goodhart: la visione d’insieme

Una buona tecnica per non farsi ingannare dalla legge di Goodhart è avere una visione d’insieme: fare uno sforzo d’immaginazione lungimirante per capire quali conseguenze, sia positive che negative, potrebbe avere la scelta di una determinata metrica.

Fare questo esercizio ci aiuta a chiarire quale sia l’obiettivo stesso: dobbiamo agire sulla causa? O ridurre le conseguenze? O agire su più fronti?

Per fare un esempio pratico torniamo al caso dei cobra: l’obiettivo generico avremmo potuto dire che era “eliminare i cobra”.

Sforziamoci invece di definirlo meglio e con una visione d’insieme più ampia: vogliamo agire sulle cause, ossia cercare ridurre la riproduzione dei serpenti?
O limitare le conseguenze, ad esempio trovare un modo per far sì che vengano eliminati più cobra di quelli che nascono?
Oppure agire su entrambi i fronti?

Una volta definito l’obiettivo (o gli obiettivi) con chiarezza, si passerà alla definizione delle metriche, facendo attenzione che esse non si mischino con l’obiettivo stesso e ci si ritorcano contro.

Se dessimo una taglia per ogni serpente ucciso sappiamo già come andrebbe a finire, anche perchè gli incentivi economici – come ci aveva spiegato Dan Pink in questo articolo – non funzionano mai molto bene.

Potremmo però pensare di fornire dei deterrenti (ad esempio trappole) a quella parte di popolazione più influenzata dal problema, sempre valutando a priori quali potrebbero essere le controindicazioni.

In ultimo, misurare i progressi non in termini assoluti (quanti serpenti elimino), ma in relativo rispetto a un riferimento (quanti serpenti elimino rispetto a quelli attualmente presenti) controllando l’andamento di tutte le variabili coinvolte .

E stando attenti a non cascare nel tranello di Goodhart!

Se ti incuriosisce capire perchè gli incentivi -soprattutto nel lavoro – non dovrebbero mai essere economici, troverai interessante questo articolo di Dan Pink e la scienza della motivazione:

motivazione dan pink

Quanto ti è piaciuto il post?

Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

Lascia un commento