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Caspita! La legge di Murphy ci ha preso ancora

Oggi vi racconto come ho conosciuto la legge di Murphy e cone le ho trasformate in propulsori della mia vita.

Da “giuovine” ero un’appassionata dei diari Comix. Finito il liceo l’ho comprato anche per il primo anno di università, per pura affezione dato che la sua utilità a Ingegneria sarebbe stata… nulla!

Se ne avete mai posseduto uno ben sapete che le parti più belle erano le citazioni celebri-paradossali-tragicomiche-tristemente vere che c’erano qua e la su ogni pagina. E che ci aiutavano a sopravvivere alla noia infinita di alcune ore di lezione. 

E’ li che lessi la prima volta di alcune “leggi di Murphy”, scoprendo solo anni dopo che in realtà la legge di Murphy è solo una, e che le altre sono infiniti corollari creati dallo scrittore e umorista Arthur Bloch, che ne trasse svariati libri.

Perché è celebre la “legge di marfin” (come la chiamava mio cugino)

Queste leggi sono celebri perché alimentano una nostra convinzione innata: che la sfiga esiste e – al contrario della fortuna – ci vede benissimo

Chiunque di noi ha prima o poi ha potuto riconoscere l’avventarsi di una legge di Murphy nelle nostre vite.
Quando hai studiato di tutto per un esame e ti chiedono l’unico argomento che non sai, quando vai di fretta e trovi un traffico inaudito per quell’orario, o quando sei in coda al supermarket e la fila accanto alla tua è quella che si muove più veloce.

Insomma: queste leggi sono famose perché reali

Ma se invece di limitarci a constatarne l’inesorabile accadimento, facessimo un passo in più?

E’ quello che ho provato a fare: per cui vi elenco quello che ho imparato dalle “mie” cinque leggi di Murphy più frequenti. 

legge di murphy sandwich a terra guidaglinvestimenti.it

La legge di Murphy per eccellenza: “Se qualcosa può andare storto, lo farà”

Ecco, su questo non ci piove.

Io sono una pianificatrice nata. Basta che guardiate il piano “ora per ora” del viaggio nei parchi USA per rendervi conto del livello di studio e accuratezza con cui preparo una vacanza, per non perdere poi in viaggio nemmeno un secondo a pianificare cose. 

Eppure gli imprevisti esistono: e si, si paleseranno anche nei piani migliori.

Come quando ho perdi l’unico bus della mattinata che mi avrebbe portato da Oban a Inverness a causa di un’errata indicazione sul suddetto bus (e passi 4 serene ore sotto la pioggia ad una fermata d’autobus nei boschi sentendoti in un video dei Coldplay).

O quando vai a Parigi per passare due giorni due giorni “chiusa” nel Louvre, ma becchi una epica inondazione della Senna e la chiusura eccezionale dei musei per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale.

Ma allora qual è la soluzione? Non pianificare niente?

In realtà no: la mia soluzione è continuare a fare le mie pianificazioni naziste lasciando dei “fori di tempo” quà e la. Nella teoria servono a scoprire qualcosa di insolito e imprevisto nel tragitto.
Nella pratica, mi aiuteranno a non dar saltare tutto il planning in caso di imprevisti (che statene certi, accadranno).

I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere – #2 

Questo assioma se da un lato fa sorridere, dall’altro è un vero e proprio problema riconosciuto soprattutto in ambito lavorativo. 

Pensate ad una fabbrica in cui un operaio debba montare una maniglia all’anta di un mobile, che avrà quindi due fori per il passaggio delle viti: qual è la probabilità che monti la maniglia nel verso sbagliato? O, addirittura, all’interno del mobile!?

“Bassa” direte voi: ma vi invito a pensare all’ultima volta che avete sbagliato a montare qualcosa in casa!

Ed infatti è da questo concetto che nasce il Poka-Yoke, una tecnica giapponese che significa letteralmente “a prova di stupido”. Viene adottata ormai in quasi tutti gli stabilimenti del mondo ed implica che il design di pezzi che vanno poi assemblati insieme debba esser tale da consentire un’unica possibilità di montaggio ed evitare errori potenzialmente catastrofici. 

Un design, appunto, a prova di stupido.

Tutto richiede più tempo di quanto si pensi – #3

Altro corollario di Murphy che sento tristemente mio.

Avendo una vaga (e insostenibile) voglia di far tutto, tendo a sottostimare il tempo che ci voglia a fare le cose. Facendo così ben due errori:

  • Errore di stima del tempo
  • Sottovalutazione della legge di Murphy

Perché se credere di dipingere una parete attrezzata (svuotare, smontare, carteggiare, dare almeno due mani di pittura e rimontare) in tre giorni è da sciocchi, lo è ancor di più non considerare che Murphy è dietro l’angolo.
E che la seconda latta di colore potrebbe avere un tono diverso dalla prima perchè il venditore di vernici doveva essersi fatto un goccetto la seconda volta.
Lasciandovi la casa come un cantiere non per tre giorni, ma per oltre una settimana.

E’ qui che ho adottato il fattore 1,5: che sia una faccenda di casa o un lavoro, prima di dare una scadenza faccio una valutazione del tempo che mi ci vorrà, anche inclusivo di un fattore di sicurezza.
E poi lo moltiplico comunque per 1,5: come Murphy insegna, tutto richiede più tempo di quanto si pensi.

Ogni soluzione genera nuovi problemi – #4

Questa è forse la legge dal contenuto più serio che io abbia dovuto affrontare: ogni soluzione genera nuovi problemi. Il che porta a vivere costantemente in balia del risolvere qualcosa, o in maniera più ampia di “terminare qualcosa“. 

“Risolto questo problema smetterò di fare tardi al lavoro”.

“Terminata l’università mi rilasserò”.

“Messi da parte questi soldi inizierò a togliermi qualche sfizio”.

Peccato che questo momento o questo domani poi fatichino ad arrivare. Ci sarà sempre qualche problema che deriverà dalla soluzione precedente:

Il problema al lavoro avrà degli strascichi, o avrà causato un rallentamento sulle altre attività che dovremo recuperare.

Finita l’università altro che relax: inizierà l’ansia di cercare lavoro. 

E finiti di metter da parte i soldi avremo perso anni preziosi in cui certi sfizi ce li saremmo tolti volentieri.

La soluzione nella teoria è facile: non rimandare, soprattutto se è qualcosa a cui teniamo, che sia uno sfizio o una passione. Nel mio caso i viaggi: piuttosto in couchsurfing, o in bus nella regione accanto, ma mai rinunciare ad “andare”. 

“Viaggia. I soldi si recuperano, il tempo no”

Una seconda cosa che questa legge mi ha insegnato è il non vedere i problemi come tali, ma renderli delle opportunità: per imparare, per incontrare persone nuove, per fare esperienza. Senza avere la fretta di risolverli “così poi mi rilasso”, ma cercare (anche solo un pochino) di rilassarmi anche nel mentre.

In ultimo: la Legge di Gumperson

La probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità.

Legge di Gumperson

E chiudiamo con una legge che non è di Murphy ma gli assomiglia molto: la legge di Gumperson

Un esempio tipico? 

La probabilità di trovare aperto il portone d’ingresso dell nostro palazzo è direttamente proporzionale alla distanza dal portone alla quale iniziamo a cercare le chiavi. 

E ditemi se non è vero!!!

E tu? A quale legge di Murphy ti senti più legato/a? 

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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