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La legge di Parkinson: sembra una legge di Murphy…ma è molto peggio!

Oggi vi parlerò di due leggi la cui applicazione è talmente comune da meritare un’approfondimento.
La prima è la Legge di Parkinson, che postula:

Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile al suo completamento. Più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo.

C. N. Parkinson

La seconda è la legge della futilità di Parkinson, che riporta:

“Le persone nelle organizzazioni danno un peso sproporzionato a cose banali.

Il tempo speso in agenda sarà inversamente proporzionale alla mole di denaro coinvolta”

C. N. Parkinson

Sembrano familiari? 

A tratti quasi banali data la loro consuetudine. Ed proprio questo il punto: se ci fermiamo a ragionare dovrebbero essere tutto fuorché usuali
Prima di approfondirle entrambe vediamo di chi è il pensiero che le ha sviluppate.

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Legge di Parkinson

Chi era Cyril Northcode Parkinson

Parkinson è stato uno storico navale britannico che ha vissuto lungo quasi tutto lo scorso secolo, nonchè autore di circa sessanta scritti tra cui “The Parkinson law” che gli diede la fama. 

Sebbene dalle frasi riportate le sue potrebbero sembrare delle riflessioni paragonabili alle leggi di Murphy, in realtà sono vere e proprie analisi corredate da dati e formule

I suoi studi nascono dall’analisi dell'(in)efficienza della pubblica amministrazione britannica e alle disposizioni amministrative all’epoca in atto: ossia aumentare il numero degli impiegati per avere maggiori risultati. In pratica: “se assumo il doppio delle persone avrò il doppio del lavoro fatto“. 

Ma Parkinson non era proprio d’accordo: e lo spiegò in un articolo sarcastico/satirico sul The Economist in cui introdusse la legge di Parkinson con un semplice esempio.

Esempio della legge di Parkinson e della sua tremenda verità

Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile al suo completamento. Più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo.

C.N. Parkinson

Facciamo un esempio: per un’anziana signora scrivere una lettera alla nipote lontana potrebbe essere un grosso impegno. Impiegherebbe un’ora per scegliere il biglietto, un’altra per trovare gli occhiali, mezz’ora l’indirizzo. Poi più di un’ora per i contenuti, e una ventina di minuti per decidere se uscire o no con l’ombrello per andare all’ufficio postale. 

Tutte le stesse operazioni verrebbero fatte da una persona molto impegnata in tre minuti, mentre costano alla vecchietta una giornata di ansia e impegno che ha come risultato uno stress molto maggiore. 

Morale della favola: è un po’ troppo riduttivo usare il tempo come metro di giudizio un’attività se non siamo sicuri che venga fatta in maniera efficiente. E, di conseguenza, reputare che la soluzione all’inefficienza sia…assumere il doppio delle persone.

A molti uffici pubblici, settant’anni dopo Parkinson, dovremmo ricordarlo.

Perchè infondo è così: nel nostro piccolo per fare un lavoro ci prendiamo tutto il tempo che c’è a disposizione

Basti pensare a periodi in cui siamo impegnatissimi: il numero di attività supportate e di mail scritte in una giornata è impressionante. Le uniche mail che rileggiamo due volte sono quelle da inviare agli alti livelli, ma oltre la doppia lettura non andiamo. 

Quanto tempo invece dedichiamo alla stessa importante mail se siamo lavorativamente più “scarichi”?
Quante volte la rileggiamo e modifichiamo cercando i termini più adeguati ai diversi interlocutori?
E quanto ci impegna mentalmente fare tutti questi ragionamenti in più?

Insomma: quando non abbiamo abbastanza lavoro…diventiamo dei vecchietti.

La legge della futilità di Parkinson o bike-shedding law

Passiamo alla seconda legge di Parkinson: la legge della futilità, o bike-shedding bias. Se questa fosse una legge della fisica ci farebbe sentire fieri di averla sperimentata più e più volte:

La legge della futilità è la tendenza delle persone all’interno delle organizzazioni a dare un peso sproporzionata a questioni banali

C. N. Parkinson

Suona familiare? 

Rendiamolo ancora più chiaro con un esempio che dà anche il secondo nome a questa legge: il bike-shedding effect, ovvero l’effetto rimessa delle biciclette

Immaginiamo un management meeting in cui ci siano due punti in agenda: un investimento di 10 milioni di euro per un reattore e una copertura per le bici dei dipendenti, costo stimato 350 €. 
Il meeting ha inizio, e dopo un’ora è mezza è terminato.

Tempo per approvare il budget per il reattore: 15 minuti.
Essendo una tecnologia così avanzata tutti assumono che gli aspetti tecnici siano stati ampiamente vagliati prima di arrivare lì. Forse uno dei componenti del board più tecnicamente coinvolto sui reattori potrebbe avere delle obiezioni, ma la tipologia di platea non ha (giustamente) le competenze talmente nel dettaglio per poter comprendere. Quindi la decisione è presa in 15 minuti. 

Si passa poi al secondo punto: la rimessa per le bici dei dipendenti che vengono al lavoro sulle due ruote.
La discussione sulla sua reale necessità incalza subito, perchè uno dei componenti del board viene in bici ma non sente la necessità di avere una copertura ampia. Qualcun altro obietterà sul materiale: perchè farla in alluminio, meglio un solido acciaio. Che dire poi del colore? e della forma del capanno? 
Ma poi 350 € per un pezzo di metallo non saranno un po’ troppi?
Ed ecco che un argomento di dimensioni irrilevanti rispetto ad altri di ben altra caratura (vedi il reattore) richiede più di un’ora di discussione

Non credete sia possibile? Questo è un esempio, ma la considerazione di Parkinson nasce proprio da una storia vera (cha portato a postulare la legge della futilità). 

Quando siamo in situazioni di esposizione sentiamo il bisogno di dire la nostra, e tipicamente l’argomento sarà poco importante perchè è più facile avere una propria esperienza come ciclisti che come studiosi di reattori nucleari. 

Il bisogno di affermarsi e il pessimo effetto sulla durata dei meeting

Il bisogno di affermarci ci fa soffermare su dettagli di poco conto impedendoci di perseguire la parte centrale del discorso. Questo accade spessissimo nel lavoro, e soprattutto quando si lavora in ambiti tecnici molto vasti. Ci sono riunioni in cui le tematiche di nostra conoscenza vengono scarsamente toccate: non appena, però, cogliamo un input su un argomento di cui siamo padroni facciamo di tutto per sfruttarlo e dire la nostra.

Questo comportamento porta poi a deteriorare la durata e l’efficacia della riunione, oltre che a rimandare discussioni importanti per mancanza di tempo.

E se nel lavoro essere vittime del bike-shedding effect è piuttosto comune, lo è altrettanto nella vita privata.

La legge di parkinson nella vita reale

Nella vita reale facciamo ancora peggio: mixiamo questo effetto con la procrastinazione e prendiamo decisioni su temi importanti senza avere un’intera azienda che ha lavorato per noi per quel risultato.

Questo ci porta a rimandare costantemente decisioni o cose da fare di scarso rilievo economico, e a prendere decisioni importanti su temi anche complessi in poco tempo. 

Un esempio?
La scelta di un mobile per la casa, che sia un divano o una libreria. E’ un oggetto comune, sappiamo che caratteristiche deve avere e per questo il nostro screening pre-decisionale sarà accuratissimo in termini di costo, comfort, capienza etc. 

Pensiamo invece ai primi investimenti che abbiamo fatto in banca, quando ancora non capivamo nulla di finanza personale e costi (tutte cose che ora sappiamo, o che possiamo rispolverare tramite il Manuale dell’Investitore).

Dopo che il consulente ci ha spiegato per cinque minuti di che strumento finanziario si tratta (e noi lo abbiamo compreso a grandi linee) e il dettaglio più o meno chiaro dei costi, tipicamente firmiamo per fare quell’investimento. Anche se non ci è tutto proprio chiaro, pensiamo però che qualcun altro avrà realizzato quello strumento nel migliore dei modi, se viene promosso da una banca

Sarà l’offerta giusta per noi.

Deve essere così. 

…Oppure è solo il Parkinson effect?

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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