Tempo di lettura: 5 minuti
5
(1)

Come recuperare eventuali minusvalenze?

Cosa fare se i nostri investimenti ci causano minusvalenze (perdite)?

Come è importante capire in cosa si investe e con quali strumenti così è importante capire le basi della tassazione per capire come comportarsi in determinati casi.

Per capire il meccanismo delle minusvalenze e plusvalenze facciamo un esempio.

  1. Mettiamo di aver comprato 10 azioni A al prezzo di 1000 euro/azione: un totale di 10000 euro.
    • Decidiamo lo stesso anno di vendere la stessa azione A al prezzo di 700 euro/azione: 7000 euro.
    • Avrò quindi una minusvalenza di 3000 euro.
  2. Dopo 1 anno compriamo 10 azioni “B” al prezzo di 1500 euro/azione: 15000 euro.
    • Lo stesso anno vendo le azioni “B” al prezzo di 2000 euro/azione: 20000 euro.
    • Una plusvalenza di 5000 euro.

Dal momento che non sono passati 4 anni tra le 2 operazioni posso compensare la perdita.

Senza minusvalenza avrei, infatti, dovuto pagare il 26% su 5000 euro.

In questo caso pagherò il 26% su 2000 euro (5000 euro – 3000 euro).

Ora però per il fisco italiano non tutti gli strumenti finanziari sono uguali.

Redditi diversi e Redditi da capitale

Gli strumenti finanziari si distinguono in redditi diversi e redditi di capitale.

I redditi di capitale soddisfano le seguenti caratteristiche:

  • sono corrisposti dall’emittente (es. cedole obbligazionarie; dividendi) o dalla controparte contrattuale (es. interessi su conti correnti);
  • hanno un rendimento predeterminato o predeterminabile e, in ogni caso, positivo… eccetto ETF e fondi;
  • sono sempre tassati isolatamente, in pratica senza alcuna possibilità di compensazione con minusvalenze, fatta salva l’eccezione del regime del risparmio gestito

Alcuni esempi di questa categoria sono gli interessi su un conto corrente bancario, i dividendi, cedole di obbligazioni.

Le plusvalenze invece ottenute tramite acquisto vendita di un’azione, obbligazione e certificate rientrano, invece, nella categoria dei redditi diversi:

  • derivano da operazioni effettuate con controparti terze (“mercato finanziario”);
  • hanno natura aleatoria e pertanto possono essere positivi (plusvalenze) o negativi (minusvalenze);
  • sono tassati in regimi fiscali (gestito, amministrato o dichiarativo) che prevedono la compensazione delle plusvalenze con le minusvalenze.
tabella con Tipologie di reddito degli strumenti finanziari e cpossibilità di compensazione
Tipologie di reddito degli strumenti finanziari

E gli ETF?

Un pò a sorpresa la plusvalenza ottenuta tramite la compra vendita di un ETF è considerato dal fisco italiano un reddito da capitale.

Cosa significa?

Questo rende gli ETF fiscalmente meno vantaggiosi di altri strumenti come i certificates.

Le plusvalenze ottenute tramite compra/vendita di ETF non potranno essere compensate da precedenti minusvalenza ottenute sempre da compra/vendita di ETF.

Il recupero minusvalenze degli ETF potranno essere utili per compensare plusvalenze di redditi diversi come, ad esempio, il capital gain legato al trading di azioni.

Stesso discorso vale per i fondi comuni d’investimento.

In definitiva, avendo in mente quali sono i redditi diversi e i redditi di capitale dobbiamo avere in mente la seguente regola:

La compensazione minusvalenze di redditi diversi possono essere fatte unicamente con plusvalenze ottenute da redditi diversi.

tabella Compensazioni plusvalenze/minusvalenze
Compensazioni plusvalenze/minusvalenze
Compensazioni plusvalenze e minusvalenze: cosa si può compensare e cosa no
Compensazioni plusvalenze e minusvalenze: cosa si può compensare e cosa no

Ad ogni modo sempre meglio evitare di avere minusvalenze.

Alcune precisazioni sulle minusvalenze ETF

Abbiamo quindi visto che le plusvalenze degli ETF sono considerate redditi di capitale.

Questo li rende fiscalmente meno efficienti di altri strumenti come i certificates.

All’interno degli ETF va fatto un ulteriore distinguo. Esistono infatti 2 macro categorie di ETF: ETF armonizzati e ETF non armonizzati.

Gli ETF armonizzati sono quei fondi passivi soggetti ad una normativa europea di tutela dei risparmiatori privati. A questo tipo di ETF si applica la tassazione del 26% o del 12.5% nel caso di titoli di stato.

Gli ETF non armonizzati non fanno parte di questa normativa. Questo tipo di ETF ha una tassazione diversa: i proventi, infatti, si vanno ad aggiungere al reddito imponibile del sottoscrittore e, quindi, sono caratterizzati dalla tassazione progressiva IRPEF.

Come faccio a capire se un ETF è armonizzato o non?

Avrete notato che in molte sigle di ETF compare l’acronimo UCITS (Undertakings For Collective Investment in Transferable Securities). Questo ci indica che l’ETF in questione rispetta le normative europee e, quindi, “gode” della tassazione al 12.5% o 26%.

Regime fiscale

Quando si parla di minusvalenze dobbiamo fare attenzione anche al regime fiscale a cui abbiamo deciso di aderire nel momento dell’apertura del rapporto con il proprio intermediario (che sia una banca o un broker).

Possiamo, infatti, avere 3 tipi di regimi fiscali:

  • Amministrato
  • Gestito
  • Dichiarativo

Regime Amministrato

Nel regime amministrato le tasse sono applicate nel momento in cui i singoli strumenti vengono venduti.

L’investitore non dovrà far nulla ma sarà l’intermediario che si occuperà di tutti i calcoli. L’intermediario opererà come sostituto d’imposta e i guadagni verranno tassati alla fonte.

Le minusvalenze si possono compensare tra redditi diversi e, cosa molto importante, le minusvalenze devono verificarsi prima delle plusvalenze.

Regime Gestito

Nel regime gestito l’investitore delega all’intermediario la gestione del portafoglio: sia lato investimento che lato fiscale.

Anche in questo caso, quindi, l’intermediario agisce da sostituto d’imposta.

Tuttavia va tenuto in considerazione che le imposte in questo caso sono calcolate sul risultato netto della gestione.

Questo significa che l’intermediario pagherà le imposte sulla base della differenza dell’andamento del proprio portafoglio tra inizio e fine anno solare.

L’imposta viene pagata dall’intermediario che gestisce i risparmi dell’investitore ed è calcolata sul risultato netto della gestione maturato, confrontando cioè la valorizzazione del portafoglio investimenti alla fine dell’esercizio con quella all’inizio.

In questo tipo di regime fiscale si possono compensare minusvalenze e plusvalenze anche non in ordine temporale. Il credito fiscale legato alle minusvalenze vale sempre 4 anni.

Un vantaggio che va tenuto in considerazione è che il regime gestito, permette di compensare non solo i redditi diversi ma anche i redditi di capitale che fanno parte della gestione.

Regime Dichiarativo

In questo caso è l’investitore che deve fare tutto.

L’investitore, infatti, sulla base dei risultati che ha conseguito nell’anno dovrà preoccuparsi di dichiarare al fisco eventuali plusvalenze e minusvalenze.

In questo caso non è necessario prevedere un preciso ordine cronologico tra minusvalenze e plusvalenze. Le minusvalenze, inoltre, possono essere compensate fino a un massimo di 4 anni.

Abbiamo quindi, in questo caso, una maggiore flessibilità ma anche maggior impegno.

In conclusione

Investire non significa sapere solo quale ETF, azione o obbligazione comprare.

Investire vuol dire anche sapere come dover gestire la tassazione e sfruttare, se necessario, eventuali minusvalenze che possiamo incontrare.

Dobbiamo quindi compredenre la differenza tra redditi diversi e di capitale e essere consapevoli del tipo di regime fiscale che stiamo adottando.

In base a queste differenze avremmo dei pro e contro da tener presente.

Per chi investe in ETF va considerato, quindi, che questi fiscalmente sono meno vantaggiosi di altri strumenti simili come i certificates. Eventuali minusvalenze non potranno essere compensate con plusvalenze di altri ETF ma dovremo usare altri tipi di strumenti.

Quanto ti è piaciuto il post?

Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

Lascia un commento