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Movimento FIRE: cos’è e perché ha affascinato milioni di persone

Avete presente il banchetto di chupiti sulla spiaggia caraibica a cui vanno i nostri pensieri quando siamo stressati e vorremmo lasciare il lavoro?
Il movimento FIRE lavora per questo: non in banchetto di chupiti, ma farci lasciare il lavoro adeguatamente in anticipo grazie all’indipendenza finanziaria raggiunta nel frattempo. 

FIRE sta infatti per Financial Independence – Retire Early e punta a raggiungere il prima possibile la vita dei nostri sogni: in pensione in anticipo e senza problemi di soldi, godendosi una vita serena. 

Da dove nasce il FIRE movement – financial indipendence retire early

Il movimento FIRE si basa su due aspetti diversi: Financial Independence, indipendenza finanziaria, e Retirement Early, ossia pensione anticipata. L’idea è nata in un libro del 1992, “Your money your life” di Vicky Robins e Joe Dominguez, e poi tornata alla ribalta vent’anni dopo con il libro “Early retirement Extreme” di J.L. Fisker.

Il concetto su cui si fonda è quello di mettere da parte mensilmente il più denaro possibile per raggiungere una somma tale da concedere l’indipendenza finanziaria ben prima dell’età teorica della pensione. Questo è reso possibile investendo questa somma in un portafogli azionario obbligazionario.

E – conseguentemente – potersi permettere di andare in pensione in netto anticipo. 

Il fulcro di questo metodo è, però, anche la sua maggiore difficoltà: mettere da parte mensilmente “il più possibile” non significa il classico 10-15 % dello stipendio a cui siamo portati a pensare, ma molto, molto di più

O meglio: più mettiamo da parte, più acceleriamo il processo di “accumulo del tesoretto” che ci consentirà di ritirarci prima.

Come calcolarlo?

Il calcolo del movimento FIRE

Calcolare il FIRE è semplice. Ipotizzando:

  • X= la percentuale di risparmio dello stipendio annuo 

Calcoleremo

  • Y= anni di lavoro necessari per risparmiare un anno di spesa in pensione

nella seguente maniera (ipotizzando per semplicità ingressi e uscite costanti negli anni, nonché la mancanza sia di inflazione che di interessi)

Y= (1-X)/X

Tradotto in esempio: se risparmiamo X= 5% dello stipendio mensile, per risparmiare l’equivalente necessario a coprire un anno di spese serviranno Y anni, ossia Y=(1-0,05/0,05)= 19 anni. Un bel po’!

Ma se aumentassimo il risparmio la situazione cambierebbe: risparmiando

  • 10% –> 9 anni di lavoro per risparmiare per 1 anno di spese.
  • 25% –> 3 anni di lavoro per risparmiare per 1 anno di spese.
  • 50% –> 1 anno di lavoro per risparmiare per 1 anno di spese.
  • 75% –> 4 mesi di lavoro per risparmiare per 1 anno di spese.

Se quindi riuscissimo a metter da parte il 75% del nostro stipendio, ogni anno metteremmo da parte l’equivalente per vivere 3 anni in pensione.

E una volta in pensione, quanto potremmo spendere? A questa domanda c’è una risposta: il 4%.

La regola del 4% o “Trinity Study” del movimento fire

La regola del 4% è denominata anche “Trinity Study” perché sviluppata alla Trinity University da tre professori di economia. Afferma che una persona avrà sufficienti fondi per vivere in pensione se non preleva annualmente più del 4% annuo di questi stessi fondi

In pratica, facendo il calcolo a ritroso, significa che la spesa annuale che prevediamo di affrontare deve corrispondere a non più del 4% del portafogli a disposizione. Il portafogli deve, quindi, essere congruo.

Il 4%, in realtà, è relativo al solo il primo anno: questo numero verrà poi aggiustato negli anni successivi in base all’inflazione.

Questo 4% deriva dall’analisi fatta a ritroso negli anni (dal 1925 al 1995) del comportamento che avrebbero avuto dei portafogli azionario-obbligazionari in lassi di 15-30 anni. Si è visto che, assumendo un prelievo annuo del 4% (più indicizzazione all’inflazione), non si sarebbe mai riusciti a esaurire il portafogli messo a disposizione dopo 30 anni, qualsiasi periodo si analizzasse. 

Certo: se contiamo di pensionarci a quarant’anni e di vivere auspicabilmente fino a 90 anni, non è garantito che il 4% ci aiuti a coprire tutti e 50 anni di pensione!

Ma questo non è il solo limite del metodo FIRE.

I limiti del movimento FIRE: lo stipendio e lo stile di vita

I limiti base del metodo FIRE sono due: lo stipendio e il nostro stile di vita

Mettere da parte il 50-75% dello stipendio per persone che prendono uno stipendio medio non è per nulla banale. Pur tagliando il superfluo e vivendo in maniera frugale, se togliamo l’affitto, le spese e il cibo è difficile arrivare al 50% di risparmio. 

Influisce poi anche il nostro stile di vita: senza voler cadere negli eccessi, non sbaglieremmo a pensare che il nostro stile di vita è in relazione ai nostri guadagni. 
Se da studenti la cena fuori era al risparmio al pub (e magari ogni due settimane), crescendo (e aumentando lo stipendio) ci abituiamo a sostenere più spese in funzione delle nostre possibilità. Probabilmente parte di queste potremmo evitarle per aumentare il risparmio, ma alcuni di noi le vivrebbero come privazioni.

Invece in termini economici un limite importante è il livello di rischio del portafogli di investimento: come anticipato questa regola si basa sull’investire in un portafoglio azionario/obbligazionario la somma messa da parte. Sostanzialmente saranno i dividendi e l’interesse composto che ci consentiranno di fare i prelievi annui (il famoso 4%) senza impattare la somma originaria. 

Tuttavia se la strategia di investimento del portafogli fosse particolarmente aggressiva e volatile rischieremmo di veder diminuire la somma a disposizione e, conseguentemente, l’interesse composto maturato. 

Se voleste farvi un’idea della volatilità di portafogli e conoscere un portafogli a basso rischio potete leggere questo articolo sul Portafoglio Giroscopico.

Un ultimo limite non contemplato sono poi gli imprevisti: se succedesse qualche evento o spesa improvvisa che ci costringa a fare un prelievo inaspettato rischieremmo di incrinare il sistema. Infatti, più è alta la somma imprevista prelevata e maggiore sarà l’impatto negativo sul nostro “tesoretto” e sul suo interesse composto.

Nella sostanza però: il FIRE è veramente realizzabile? Per noi italiani forse si.

Movimento FIRE in italia

Qualcuno è riuscito a vivere, almeno finora, applicando i principi del FI-RE e investendo i risparmi: il blogger finanziario Mr Money Mustache si è ritirato dal lavoro di software engineer a 30 anni (ora ne ha 47).

Questo non significa necessariamente che non dobbiamo lavorare mai più, ma che potremmo scegliere un lavoro diverso, meno retribuito, meno impegnativo anche in termini orari e che – speriamo – ci piaccia di più.

Lavorare sarebbe una nostra scelta, non una necessità.

C’è anche da dire che il movimento FIRE nasce in un paese, l’America, con un sistema pensionistico diverso dal nostro. 

Grazie al sistema pensionistico italiano ed ai contributi che versiamo lavorando, noi italiani lavoratori dipendenti saremmo un po’ avvantaggiati perchè potremo godere dell’assegno della pensione.
Per quanto possa essere basso, sarebbe comunque un contributo aggiuntivo che ci potrebbe permettere di prelevare meno del famoso 4%.

Questa sarebbe un’agevolazione non da poco…ma sufficiente a convincerci ad aderire al FIRE?

fuoco nel mire movimento fire guidaglinvestimenti.it
Movimento FIRE

 

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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