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Cosa significa parità di genere?

La parità di genere è intesa come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo. L’uguaglianza di genere è anche l’obiettivo della Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite:

Mentre il mondo ha fatto progressi nella parità di genere e nell’emancipazione delle donne attraverso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (tra cui la parità di accesso all’istruzione primaria per ragazzi e ragazze), donne e ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze in ogni parte del mondo.
La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace.
Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera.

Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

Quando è iniziata la lotta per la parità di genere?

Come molti movimenti, la lotta per la parità di genere no ha una una data precisa di inzio, la di certo l’interesse per il tema è stato portato in auge dalla prima ondata femminista: parliamo della prima metà del 1800. Questo movimento si sviluppoò soprattutto nei pasi occidentali e il primo tema su cuii si concentrò fu il suffragio femmiinile.

L’evoluzione di questo movimento lo ha visto plasmarsi intorno a queste 5 temi principali:

  • l’uguaglianza di genere,
  • la liberazione e emancipazione,
  • l’accesso al mondo del lavoro e una migliore istruzione,
  • il diritto al divorzio
  • la lotta contro lo sfruttamento sessuale (l’autodeterminazione del corpo)

Da qui la promozione della parità di genere non si è mai fermata: ha consentito di raggiungere traguardi importanti, basti pensare che in Italia fino a 60 anni fa non esistevano leggi sull’aborto, sul divorzio o lo stesso diritto di voto.

Cos'è la parità di genere e qual è la situazione italiana in ambito lavorativo? Come retribuzioni non siamo messi male, il problema è l'occupazione.
Parità di genere

Qual è la situazione della parità di genere sul lavoro

Se la parità di genere è di per se un obiettivo sfidante, lo diventa ancor di più se si parla di lavoro. Il report di Equileap sottolinea fattori rilevanti su cui il genere influisce in termini profesisonali. Vediamo quali.

Impiego femminile

Parità di genere nele aziende italiane
Parità di genere nele aziende italiane

In termini numerici l‘impiego femminile è inferiore a quello maschile in tutte le aree: il gender balance si rasenta (anche se non completamente) solo nei livelli base della forza lavoro. Al contrario, la presenza di donne in posizioni esecutive o addirittura a capo di aziende è notevolmente inferiore.

Ma guardando il grafico, come mai ci sono più donne negli altissimi livelli (board) che in quello subito inferiore degli executives?

Questa differenza è spesso mossa dalle leggi nazionali che impongono le quote rosa nei board di amministrazione.
Ad esempio, se andiamo a guardare nel dettaglio la situazione europea si evince come i tre paesi che mostrino più “donne al potere” nele aziende siano Francia, Italia e Svezia, ma le prime due hanno anche leggi che obbligano la presenza nei consigli di amministrazione di una minima quota femminile.

Quando gli obblighi legislativi vengono meno come già nel settore executives come vedevamo sopra, la presenza femminile torna ad essere svantaggiata (le donne nel settore executive sono nella media europea il 20% del totale).

Retribuzioni: il grande divario della parità di genere

Altro tasto dolente sono le retribuzoni: sebbene ci siano molte aziende che a livello globale stanno promuovendo la parità di stipendio tra uomini e donne, in primis General Motors, la maggiorparte delle realtà continua a vedere un divario proccupante.

A livello europeo le donne guadagnano in media il 15% in meno rispetto agli uomini, secondo lo studio ISTAT. In Italia il divario di retribuzione netta è del 5% secondo eurostat, mentre si attesta al 10% se parliamo di retribuzione lorda (fonte Jobpricing).

Nel grafico in basso si possono vedere i dati relativi a tutti i paesi europei (fonte: ISTAT).

A voler coprire questo triste divario contribuiscono anche le aziende che spesso non acconsentono a condividere i dati di gender pay dei loro dipenenti:

Gender Pay – Fonte: Equileap

Molestie sessuali (Sexual Harrassment)

Altro tema da non sottovalutare è la condanna delle molestie sul lavoro. Anche su questo fronte si sta assistendo in un miglioramento, sempre più aziende inseriscono nelle loro policy la condanna alle molestie sessuali. Tuttavia Ia situazione è ancora molto diversa da nazione a nazione: la migliore in clessifica, la Spagna, ha il 75% delle aziende che promuovono policy anti-sexual harrassemnt. Al contrario, a Hong Kong questo valore si asssesta al 10%.

Cosa propongono di fare i paesi del mondo per raggiungere la parità di genere?

La parità di genere ha un effetto motlo diverso nei vari Paesi ed è influenzata tanto da fattori culturali quanto socio-economici, come può accadere se si pensa ai livelli di alfabetizzazione femminile in alcuni paesi del terzo mondo.

Ma cosa si propongono di fare i Paesi per raggiungere la parità di genere?

Diamo uno sguardo al nostro orticello – l’Italia – allargando poi l’orizzionte all’europa e alla situazione Globale.

La parità di genere in Italia

Per dare uno sguardo alla situazione italiana ci facciamo dare un aiuto del sito Eticasgr.com.

L’Italia è il Paese che negli ultimi 10 anni ha realizzato i maggiori progressi in Europa per quanto riguarda la parità di genere, ma resta molto da fare: facendo 100 l’indice di assoluta parità tra uomini e donne, siamo a quota 63,5 ovvero quattordicesimi su 28 Paesi della Ue.

Ancora lontani dalla prima, la Svezia con 83,8 punti, dalla Danimarca con 77,4 e dalla Francia con 75,1, ma in netta ripresa.

Un grande problema resta però l’occupazione lavorativa stessa: l’Italia ha la maggiore incidenza di donne nell’Unione europea che non hanno mai lavorato per occuparsi dei figli: l’11,1% rispetto ad una media del 3,7%.

Per dare un’idea della strada ancora da fare basta prendere i dati Eurostat secondo i quali nessuno in Europa ha un’occupazione femminile più bassa della nostra, a parte la Grecia. Nel 2020 l’indice di occupazione femminile si è fissato a quota 49%: significa che meno di una donna su due, tra i 15 e i 64 anni, lavora.

La parità di genere in Europa

L’Europa è impegnata in prima linea per promuovere la parità di genere: infatti nei 17 SDG, i Sustainable Development Goals ovvero gli obiettivi dell’Agenda 2030, il numero 5 riguarda proprio il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze.

L’obiettivo 5 ha il goal di ottenere pari opportunità tra donne e uomini nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze (compresa l’abolizione dei matrimoni forzati e precoci) e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione. 

Il tema della parità dei sessi ha ottenuto una notevole visibilità ma, considerato il quadro molto circoscritto dell’OSM 3, non è stato possibile affrontare altre tematiche importanti, come la violenza sulle donne, le disparità economiche e la scarsa presenza delle donne negli organismi decisionali a livello politico. 

La parità di genere nel mondo

Come riporta il sito Obiettivo2030, ecco alcuni fatti e cifre relative alla parità di genere nel mondo:

  • Circa i due terzi dei Paesi in regioni in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria.
  • Nel 1990, in Asia meridionale, solo 74 bambine erano iscritte alla scuola primaria per 100 bambini. Nel 2012, i tassi d’iscrizione erano gli stessi per le ragazze e per i ragazzi.
  • Nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale, le ragazze ancora incontrano ostacoli nell’accesso alla scuola primaria e secondaria.
  • In Nordafrica, le donne detengono meno di un quinto dei posti di lavoro retribuiti in settori non agricoli. La proporzione di donne che occupano posti di lavoro retribuiti al di fuori del settore primario è aumentato dal 35 % del 1990 al 41% del 2015.
  • In 46 Paesi, le donne detengono oltre il 30% di seggi nei parlamenti nazionali in almeno una Camera.

Soluzioni per la parità di genere

Una pillola risolutiva univoca che contribuisca a far arrivare alla parità di genere purtoppo non esiste: i limiti culturali e sociali continuano ad esistere e ad essre molto diversi nelle varie zone di uno stesso Paese, figurasi del mondo.

Ma se c’è un fattore su cui possiamo insistere è quello di informare ed educare: informare in primis noi stessi sulla condizione attuale e impegnarci a migliorarla, nonchè educare i nostri figli e chi ci sta accanto rendendo la parità di genere non un optional, ma una necessità.

Come lo facciamo?

Noi di guidaglinvestimenti suggerendoti questi due articoli che speriamo ti aiuteranno ad ampliare la tua visione del mondo, come è successo a noi!

Il primo è sul sito Gapminder e include un test per mostrare tutte le false convinzioni che abbiamo su ciò che avviene nel mondo. Il secondo è un articolo sull’insegnamento che contiene uno dei TED Talk più inspirational che io abbia mai visto: o, non è nessun CEO illuminato o motivatore a parlare, bensì una fantastica Insegnante. Che ognuno di noi vorrebbe aver avuto.

Buona lettura!

gapminder
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Qui invece alcuni suggerimenti per libri sulla parità ddi genere:

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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