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Pensieri lenti e veloci: Kahneman ci presenta i bias comportamentali

Pensieri lenti e veloci non è un libro: è un’illuminazione. E’ la pietra miliare dei bias cognitivi scritta dallo psicologo cognitivo Daniel Kahneman e frutto del lavoro da lui portato avanti insieme ad Amos Tversky, altro emerito psicologo non più tra noi.

E’ rivoluzionario perchè ha portato ad un la psioclogia ad un livello di considerazione più alto in ambiti che storicamente non ne riconoscevano l’mportanza: primo tra tutti il campo economico.

Ne è indicativo il premio Nobel per l’economia ricevuto da Kahneman, il primo psicologo a riceverne uno in un ambito scientifico pur essendo uno psicologo.

Le nostre vite sono fortemente influenzate dai bias, ogni nostro comportamento lo è. Questa influenza si trasmette in tutte le cose che facciamo, comprese le scelte economiche (oltre che professionali o nella sfera privata).

Il pregio della psicologia comportamentale sviluppata da Kahneman ed in seguito portata avanti da altri illustri psicologi è di essere basata su esperimenti: su misure, dati. Non su opinioni o sporadiche osservazioni di comportamenti.

pensieri lenti e veloci libro fotografato nel cielo guidaglinvestimenti.it
Pensieri lenti e veloci

Perchè il titolo pensieri lenti e veloci

Il titolo rappresenta il fulcro del libro: i pensieri lenti e veloci che elabora la nostra mente, ossia i pensieri intuitivi e qualli razionali.

Per meglio spiegare questo concetto Kahneman introduce due componenti della nostra mente: il sistema 1 e il sistema 2.

  • Il sistema 1 è quello intuitivo: è il cervello sempre reattivo, attivo nella maggiorparte del tempo e che trova risposte intuitive e veloci in base alle esperienze pregresse. E’ quello dei pensieri veloci, che ci vengono senza nemmeno rifletterci.
  • Il sistema 2 è quello riflessivo: è molto pigro e non si attiva quasi mai, a meno che non abbiamo a che fare con un calcolo matematico complesso, una valutazione che richiede attenzione o un ragionamento complicato. E’ quello dei pensieri lenti e razionali che si basano sull’oggettività e non sulle intuizioni o riminiscenze.

Per la maggior parte del tempo siamo in balìa del sistema 1 che reagisce velocemente e che in epoche primitive ci salvava da situazioni incresciose come gli attachi delle belve, facendoci percepire il pericolo. Il sistema 1 è infatti governato dall’amigdala, il centro delle emozioni che attiva reazioni come la paura o l’attenzione.

Questo ragionare per esperienze e non per logica ci fa però cadere nei bias comportamentali, ovvero dei pregiudizi che alterano le nostre valutazioni.

Se fossimo sempre attenti avendo in attività il sistema 2 molti di questi riusciremmo quantomeno a ridurli: il problema è che il sistema 2 è energivoro e si attiva solo quando è strettamente necessario.

Per cui che si sappia in partenza: siamo succubi dei bias comportamentali. Ma conoscerli ci aiuta ad a rendercene conto: ed è qui che Pensieri lenti e veloci ci da un aiuto ineguagliabile.

La struttura di Pensieri lenti e veloci

Il libro è strutturato molto bene perchè Kahneman fa l’introduzione più importante: cosa lo ha portato verso la psicologia comportamentale quando era arruolato nell’esercito israeliano.

Da psicologo quale già era si rese conto, facendo parte del gruppo di valutazione reclute, di quanto i suoi ragionamenti e i sistemi che utilizzava con il suo team per valutare le potenzialità e attitudini delle reclute fossero inesatti. A dirla tutti: sbagliati.

Da qui inizia un lento e persuasivo viaggio tra i protagonisti del libro: vediamoli.

Bias di conferma

Il bias di conferma è un processo mentale che ci fa selezionare le informazioni in nostro possesso a supporto di una nostra convinzione del momento, facendocela apparire più probabile di quanto essa sia in realtà.

Analogamente ci porta a ignorare o sminuire informazioni in nostro possesso che andrebbero contro la nostra teoria.

Come tutti i bias, quello di conferma è generato dalle nostre reazioni istintive anzichè da quelle razionali e ci porta a fare errori di valutazione grossolani.

Effetto àncora

Detto comunemente Anchoring, l’effetto ancora è il bias di cui cadiamo vittime svariate volte ogni giorno. Accade quando, pèer fare una scelta o una valutazione, ci viene posta (o talvoltaa ci poniamo inconsiamente) un valore di riferimento in base al quale valuteremo tutte le altre opzioni in relativo. Ma se questo valore fosse volutamente sbagliato o – nel caso delle vendite – esgeratamente alto?

Regressione verso la media

Questo bias è uno dei più difficili da capire ma, una volta compreso, ci aiuta anche psicologicamente.

La regressione verso la media è il concetto per cui, qualsiasi azione noi facciamo, esiste statisticamente una regressione verso la media: ossia c’è un valor medio attorno al quale oscilliamo, magari con l’intervento anche della fortuna o sfortuna (chiamati comunemente: caso).

Ad esempio: se nostro figlio prende un brutto voto, lo sgridiamo e la volta successiva l’interrogazione andrà meglio, non è merito della sgridata.
E’ semplicemente statistica che, ad una prestazione negativa rispetto alla media tendenzialmente, ne seguirà una positiva o superiore alla media. Per capirlo meglio vi invito a leggere per intero l’articolo sulla regressione lineare.

Senno di poi

Ebbene si: anche il senno di poi è un bias.

Quando guardiamo a posteriori una nostra scelta siamo portati a giustificare che, con il senno del poi, avremmo fatto valutazioni molto diverse.

Il punto è che, in realtà, non è così. Il senno di poi sta influenzando i nostri ricordi raccontandoci una storia diversa da quella realmente accaduta che privilegia fattori a favore di quello che è stato il risultato, e minimizza quelli a sfavore.

Il punto è che, al momento della sceltaa, questo fattori avevano pesi diversi: gli investitori lo sanno bene, specialmente queelli che hanno subìto le ripercussioni della crisi del 2008.

E, come potete vedere in questo articolo dedicato al senno di poi, siamo in una situazione economicamente analoga anche oggi.

L’effetto dotazione

L’effetto dotazione è un bias sviluppato da Richald Tahler, altro esimio economista, per cui siamo portati ad assegnare un valor maggiore a qualcosa che è già in nostro possesso.

Pensate a quando dovete vendere casa oppure l’auto: difficlmente il prezzo che chiederete sarà inferiore al valore di mercato.

Questo effetto si vede anche in situazioni molto più banali: uno dei tanti esperimenti fu fatto da Tahler e riguardava ben…una tazza di caffè. Venne chiesto a persone che non la avevano quanto sarebbero state disposte a pagare per averla, e persone che ne erano in possesso a quanto sarebbero state dispsoste a venderla.

Risultato? Quello che immaginate: chi doveva disfarsene gli dava molto più valore del prezzo che sarebbe stato disposto a pagarle chi non la aveva. Quasi il doppio.

L’utilità esperita

Questo concetto chiude il libro ed è il coronamento di tutti i temi trattat precendentemente, per cui se non dovesser risultare chiaro è del tutto normale.

Con “utilità esperita” si intende la vaalutazione fatta durante un’esperienza (o “sè esperienziale“), che differisce dall’utilità decisionale che è invece quella che si ha posteriori e che ricordiamo nel tempo (“sè mnemonico“).

  • Sè esperenziale (o utilità espetita)= ciò che proviamo mentre succede qualcosa
  • Sè mnemonico (utilità decisionale)= ciò che ricordiamo a posteriori di un’esperienza

Cerco di spiegarmi meglio: anche se un’esperienza fosse stata molto negativa nella sua durata (utilità esperita) ma avesse avuto un finale leggermente positivo, il ricordo che ne avremo (utilità decisionale) è che non è stata poi così tragica. Questo perchè mnemonicamente registriamo i picchi e la fine delle esperienze piuttosto che la loro durata.

Facciamo un esempio: la vita di una persona.

Immaginiamo che una persona “A” faccia una vita fenomenale fatta di serenità, amore, viaggi e soddisfazione fino agli 80 anni.

Ora immaginiamo un’altra persona. “B”, che abbia vissuto alla stessa maniera per 80 anni, ma che ne abbia vissuti poi altri 5 in più con grinta minore: non avrà vissutò questi 5 anni male, semplicemente “meno grandiosamente”, magari con qualche acciacco e legegro dispiacere.

Se ci chiedessero di dare un giudizio sulla vita della persona A e della persona B, diremmo che la seconda è stata”normale”. Soltanto perchè la fine non è stata all’altezza del resto: quando invece il resto della vita fino agli 80 anni è stato esperienzialmente soddisfacente come nel primo caso.

in conclusione: Perchè pensieri lenti e veloci ci rivoluziona la vita

Pensieri lenti e veloci è un libro che potete leggere in una settimana come in un anno, il risultato non cambierà: vi insinuerà nella mente tutti i bias di cui soffriamo, inizierete a riconoscerli non solo nei vostri comportamenti ma anche in quelli altrui.

Inizierete anche a volerli correggere, sia in voi stessi che negli altri; e, soprattutto, qualsiasi libro di psicologia cognitiva leggerete dopo, capirete che è figlio di Pensieri lenti e veloci.

Anche nei libri più validi, come personalmente ritengo sia Predictionally Irrational di Dan Ariely, troverete un chiaro epigono di Kahneman. Che ne evolve, rafforza e a volte corregge il pensiero: ma sempre avendo Pensieri lenti e veloci come riferimento.

Insomma: doreste proprio leggerlo!

Se vuoi saperne di più sui bias analizzati clicca nei link azzurri nell’articolo oppure sul nostro articolo pillar sui bias comportamentali a questo link:

bilancia tra bias e fatti guidaglinvestimenti.it

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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