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Pensioni a rischio in Italia, il Melbourne Mercer Global Pension Index

Noi italiani abbiamo le pensioni a rischio, ma che significa “rischio”?

Significa che dobbiamo entrare nell’ordine delle cose che la nostra pensione non sarà certamente come quella dei nostri genitori e che da qui al prossimo futuro le cose potrebbero cambiare… in peggio.

Per avere un’idea di perchè lo status quo delle pensioni è a rischio potremo andare ad analizzare il Melbourne Mercer Global Pension Index.

Cos’è il Melbourne Mercer Global Pension Index?

E’ un indice che viene stilato ogni anno da una società di gestione patrimoniale (Mercer) in collaborazione con il Monash Center for Financial Studies il cui obiettivo principale è quello di:

“Confrontare i sistemi di reddito pensionistico globali in modo da poter imparare gli uni dagli altri e quindi migliorare i nostri sistemi e generare risultati migliori per i pensionati presenti e futuri”

L’indice tiene in considerazione 3 parametri pesati in modo diverso:

  • Adequacy con un peso del 40%
  • Sustainability con un peso del 35%
  • Integrity con un peso del 25%
Melbourne Mercer Global Pension Index
Melbourne Mercer Global Pension Index

Adequacy Sub-Index

Il sottoindice di adeguatezza, che rappresenta il 40% del valore complessivo dell’indice di un paese, esamina come il sistema pensionistico di un paese avvantaggia i poveri e una serie di percettori di reddito. Inoltre, la misura di adeguatezza considera l’efficacia del sistema e il tasso di risparmio delle famiglie del paese e il tasso di proprietà della casa.

Sustainability Sub-Index

L’indice di sostenibilità, che rappresenta il 35% del punteggio complessivo dell’indice di un paese, considera i fattori che possono influenzare la sostenibilità del sistema di fondi pensione di un paese. Gli indicatori includono il livello di copertura dei piani pensionistici privati, del debito pubblico e della crescita economica.

Integrity Sub-Index

Il sottoindice di integrità costituisce il 25% del valore complessivo dell’indice di un paese. Esamina la comunicazione, i costi, la governance, la regolamentazione e la protezione dei piani pensionistici all’interno di quel paese. Considera anche la qualità delle pensioni del settore privato del paese perché, senza di esse, il governo diventa l’unico fornitore di pensione.

Quali sono le migliori pensioni al mondo?

Andando a leggere la classifica del 2020 possiamo andare a vedere quali sono le pensioni meno a rischio e vedere quale stato sta lavorando meglio secondo questo indice.

Abbiamo così che il paese con il miglior indice di Adequacy sono i Paesi Bassi, il paese con il miglior grado di sostenibilità è la Danimarca e quello con maggiore integrità è la Finlandia.

Migliori Pensioni per singolo sub indice
Migliori Pensioni per singolo sub indice

Non deve sorprenderci quindi che questi sono anche tra i migliori 5 paesi per punteggio complessivo.

E l’Italia?

Ecco, qui possiamo capire perchè le pensioni sono a rischio, perchè cioè le cose potrebbero non essere più rosee come tempo fa e perchè dovremmo pensare di sbricarci a fare un piano B.

L’Italia è al 29° posto con un rating definito C. C è al quinto posto, viene preceduto da A, B+, B, C+. Meglio di noi, secondo questo indice, ci sono paesi come Sud Africa, Brasile, Colombia

Non siamo messi molto bene insomma.

Pensioni a rischio in Italia?
Pensioni a rischio in Italia?

Dov’è che l’Italia pecca maggiormente? Manco a dirlo la sostenibilità.

Viene in mente per caso le baby pensioni, il patto generazionale, la pensione retributiva…?

Nel 2017 la spesa pensionistica italiana rispetto al proprio PIL era tra le ultime nell’aera OCSE, peggio di noi ha fatto solo la Grecia. Eravamo circa al 16% mentre paesi come la Germania sono fermi al 10%.

Peggio di noi sta messo il Giappone, lì le pensioni forse sono ancora più a rischio. Come si stanno muovendo?

Il Giappone a livello demografico è molto simile all’Italia: un paese che sta diventando sempre più vecchio. Ha l’aspettativa di vita maggiore del mondo e un tasso di fertilità tra i più bassi, due fattori che non possono che mettere a dura prova il sistema pensionistico.

Anche se, c’è da dire che il Paese vanta uno dei tassi di partecipazione degli anziani al lavoro tra i più alti al mondo; il 59% degli uomini tra i 65 e i 69 anni lavora ancora.

Bene, il Giappone ha scelto di aumentare gradualmente l’età pensionabile, oggi è a 65 anni, e l’ex premier Shinzo Abe stava considerando di aumentarla ulteriormente per portarla oltre i 70 anni.

Come si può evitare di mettere le pensioni a rischio?

Lo studio va oltre alla classifica. Prova, infatti, a suggerire alcune “best practice” che potrebbero essere utilizzate per migliorare il sistema pensioni soprattutto dopo il cigno nero del Covid.

Ricordiamo che il Covid ha creato una diminuzione del PIL. Se il PIL diminuisce ma le pensioni rimangono le stesse il peso di queste sarà maggiore, graverà ancora di più sulle risorse dello Stato: dove prendiemo i soldi?

Ad ogni modo, all’interno del report 2020 MERCER CFA World Pension Index: The impact of Covid-19 on pensions datato Gennaio 2021 troviamo quanto segue.

Sebbene ogni sistema pensionistico rifletta una storia e un contesto unici, esistono alcune aree comuni di miglioramento, poiché molti dovranno affrontare problemi simili nei prossimi decenni.

Come ha osservato l’OCSE nel 2017: “I paesi dell’OCSE non dovrebbero aspettare la prossima crisi per attuare le riforme necessarie per affrontare l’aumento della longevità, l’aumento del rischio di disuguaglianza nella vecchiaia e i cambiamenti nei modelli occupazionali”. , questi aggiustamenti sono ora più rilevanti, come ha detto Winston Churchill: “Non lasciare mai che una buona crisi vada sprecata”.

L’Istituto MERCER CFA propone una serie di riforme per migliorare i risultati a lungo termine dei sistemi pensionistici:

  • Aumentare la copertura dei lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori con lavori atipici (GIG economy), e i lavoratori autonomi nel sistema pensionistico privato, riconoscendo che molte persone non risparmieranno per il futuro senza un elemento di iscrizione obbligatorio o automatico
  • Aumentare la pensione ufficiale per riflettere l’aumento dell’aspettativa di vita, riducendo così i costi delle pensioni finanziate con fondi pubblici
  • Promuovere una maggiore partecipazione della forza lavoro anziana, che aumenterà i risparmi disponibili per la pensione e limiterà il continuo aumento della durata della pensione
  • Incoraggiare o richiedere livelli più elevati di risparmio privato, sia all’interno che all’esterno del sistema pensionistico, per ridurre la futura dipendenza dalla pensione pubblica, adeguando le aspettative pensionistiche di molti lavoratori
  • Introdurre misure per ridurre il divario di genere e di minoranza in molti sistemi pensionistici
  • Ridurre il drenaggio dei risparmi pensionistici prima del pensionamento, garantendo così che tali fondi vengano utilizzati per finanziare le pensioni
  • Rivedere il livello di indicizzazione delle pensioni pubbliche, poiché la modalità e la frequenza degli aumenti delle pensioni sono essenziali per garantire il mantenimento del loro reale valore, salvaguardando la loro sostenibilità a lungo termine
  • Migliorare la corporate governance dei piani pensionistici privati e introdurre maggiore trasparenza, per migliorare la fiducia degli iscritti ai piani pensionistici

In conclusione

Le pensioni sono a rischio nel senso che dovremmo probabilmente scordarci il passato. Potremmo non rivivere i vantaggi di cui hanno usufruito i nostri genitori.

Il nostro futuro si prospetta molto più difficile e dobbiamo darci una mossa sin da subito per evitare di rimanere impreparati.

Bisogna sempre tenere a mente il potere dell’interesse composto e di come questo sia fortemente dipendente dal tempo.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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