Tempo di lettura: 5 minuti
0
(0)

Proattività sul lavoro: perchè non è più una priorità

“Mi raccomando: sul curriculum alla voce “skill” metti PROATTIVITA’

Cit. chiunque

Un ricordo nitido che associo alla stesura del mio primo curriculum vitae era il consiglio del saggio del quartiere (ossia chiunque fosse più esperienziato di me) su questa parola che proprio non poteva mancare nel CV del neolaureato: proattività.

Proattività” sta al curriculum come “resilienza” sta agli influencer di Instagram, o come “data driven” sta all’azienda degli anni ’80 che si sta rifacendo il makeup.

Ma che sarà poi questa proattività? Ed è davevero così importante?

La risposta è: ni.

Anzi, non più. La proattività ormai è superata: al giorno d’oggi bisogna essere fluidi.

In un’era in cui tutto cambia velocemente e lo farà ancor più velocemente in futuro, una skill fondamentale sarà la capacità di adattarsi in fretta: non solo a cambiare cliente, ma tipo di lavoro, processi, approccio al lavoro.

Analizziamo il concetto di fluidità più nel dettaglio, ma prima capiamo che cos’è la proattività e perché è obsoleta.

Proattività: significato e definizione

Per togliere ogni dubbio diamo la definizione di proattività scomodando la Treccani:

“[E’ proattivo] chi opera con il supporto di metodologie e strumenti utili a percepire anticipatamente i problemi, le tendenze o i cambiamenti futuri, al fine di pianificare le azioni opportune in tempo”

VOCABLARIO TRECCANI

Il significato di proattività è impegnarsi nel generare un valore maggiore di quello che facciamo, non limitandoci solo all’attività.

Per far capire cosa significhi spesso si mettono a confronto due tipi di atteggiamento: l’atteggiamento proattivo e quello reattivo.

Qual è la differenza tra essere proattivi e reattivi?

Al contrario dell’atteggiamento proattivo, in cui noi anticipiamo i bisogni e gli avvenimenti, l’atteggiamento reattivo è quello “causa-effetto”: reagiamo ad una situazione solo quando succede qualcosa, non premunendoci di mitigare i rischi in anticipo.

L’atteggiamento reattivo è storicamente stigmatizzato in favore di quello proattivo, ma personalmente non ritengo sia una considerazione sempre veritiera.

Bisogna essere proattivi con cognizione di causa: spendere del tempo a prevedere scenari alternativi non è sempre la soluzione migliore, specialmente se il tempo è poco e gli scenari improbabili.

Per fare un esempio: è inutile pensare proattivamente a tutti gli imprevisti che potrebbero capitare in vacanza e cercare escamotage per evitarli. Basta essere proattivi in una cosa sola: fare un’assicurazione viaggio. Da lì in poi, assumere un comportamento reattivo è la cosa migliore: se succederà qualcosa, ci penserò.

Nel frattempo penso a pianificare i posti da visitare, non a elencare le cose che potrebbero andare male.

Cos’è la proattività sul lavoro

La proattività in ambito lavorativo – ma non solo – è la caratteristica che ci spinge a fare più del dovuto, a guardare al di fuori del nostro seminato.

Essere proattivi vuol dire anticipare i bisogni o le problematiche, essere lungimiranti e fare da traino per le nostre attività ma anche per le persone che ci circondano.

Chiaramente anche il concetto di proattività può essere facilmente distorto: non si deve scambiare la proattività con la tendenza a fare molte cose.

Essere proattivi non vuol dire solo “fare cose”: significa fare cose che abbiano un valore, attività che possano portare un beneficio nell’immediato futuro. Che abbiano un bilancio costi/benefici positivo.

Il lavorare fuori dagli schemi o cercando di anticipare le richieste future ha anche degli svantaggi: a volte ci ritroviamo a fare del lavoro inutile perché tra il momento in cui compiamo proattivamente qualcosa e in momento futuro in cui avremmo dovuto goderne i risultati, le condizioni al contorno cambiano.

Esempio di proattività non efficace

Facciamo un esempio: ci viene chiesto di catalogare per data di deposito degli oggetti presenti in magazzino.

Mentre lo facciamo ci accorgiamo che l’organizzazione degli spazi del suddetto magazzino non è ottimale: allora potremmo proattivamente pensare e proporre una organizzazione alternativa e funzionale.

Ottimo spunto di proattività!

Ma magari la settimana successiva viene deciso di eliminare gli oggetti presenti in magazzino da troppo tempo, mantenendo solo quelli stipati da una certa data in avanti: la nostra proattività non sarà stata adeguatamente ricompensata.

Proattività: vantaggi e svantaggi

Un altro svanntaggio della proattività è la sua deriva verso l’essere “proattivi a vuoto”, proattivi a prescindere.

Quando si perde di vista il reale beneficio della proattività e lo si scambia con il “fare a prescindere”, l’utilità di questo comportamento svanisce.

Quando la proattività diventa uno sponsor del “facciamo tutto purchè sembri che si faccia” e non si privilegiano le attività realmente utili questo comportamento rischia di trasformarsi in dannoso.

E’ quello che avviene con il bias di attività: è una euristica che nasce con le migliori intenzioni, perchè come dice il saggio:

“solo chi non fa non sbaglia”

ma si trasforma in un bias quando lo scopo del nostro lavoro diventa prima di tutto il fare, e secondariamente il perchè stiamo facendo quelle azioni.

Questa deformazione ha portato la proattività a diventare quasi una skill base per lavorare in azienda, come la conoscenza dell’inglese. Non più ad essere un pregio da riconoscere e privilegiare in chi più ne è dotato.

un Sinonimo di proattività? meglio un’evoluzione: la Fluidità nel lavoro

In quest’era di decadenza della proattività sta invece crescendo in maniera esponenziale un altro concetto: quello della fluidità.

Essere fluidi è la nuova frontiera delle skill: essere agili non solo nel ragionamento, ma nel cambio di paradigma lavorativo, nell’approccio al lavoro stesso.

E’ un cambio mentale che presuppone una certa predisposizione: dimenticare il lavoro e l’approccio che abbiamo avuto fino ad oggi, e prepararsi a qualcosa di molto più incerto e variabile.

La caratteristica vincente è la naturalezza nel cambiare tanto il tipo di occupazione quanto il metodo di lavoro.

L’evoluzione del lavoro sta spingendo verso impieghi per obiettivi anziché orari, con caratteristiche fortemente variabili del tempo.

Come mi piace pensare, anche il concetto di “ruolo” o “job description” tenderà a scomparire o almeno a cambiare: dovremo imparare ad essere sia leader di progetto che gregari, con capacità di gestione tanto delle questioni di alto livello quanto di gruppi di persone.

Non necessariamente cambiando azienda: anche rimanendo nella stessa compagnia, la skill più importante è riuscire ad adattarsi nel breve, non legandosi ad una sola competenza verticale ma sviluppandone altre in maniera orizzontale.

Proattività ieri, fluidità oggi: e domani?

Se la proattività era la competenza di ieri e la fluidità quella di oggi, aspettiamoci qualcosa di ancor più diverso nelle competenze di domani.

E non illudiamoci che questo domani sia distante: abbiamo visto come la pandemia sia stata in grado in un solo anno di stravolgere il paradigma lavorativo a cui eravamo abituati, sia in termini di forma – lo smartwork – che di sostanza, ovvero i desideri dei lavoratori.

L’espandersi della YOLO economy dimostra come i lavoratori non si sentano più obbligati a scendere a comprommessi con il lavoro, ma preferiscano privilegiare la propria vita personale anche a discapito della carriera.

Il forte cambiamento del lavoro da un lato, combinato con le nuove esigenze di flessibilità di noi lavoratori stessi, genererà lavori sempre più smart, da remoto, senza vincoli di orario ne’ luogo, e in cui la fluidità stessa diventerà una skill base, non un plus.

Azzardo: anche con meno certezze sul lato contrattuale.
Ma pur credendo nel nostro valore ed essendo certi delle nostre competenze, saremmo pronti a rinunciare al famoso “tempo indeterminato” in favore di questa rivoluzione?

Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche:

yolo guidaglinvestimenti.it

Quanto ti è piaciuto il post?

Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

Lascia un commento