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Cosa vuol dire parlare Col senno di poi

Col senno di poi…”

cit. Chiunque

L’espressione “col senno di poi” o “col senno del poi” fa parte dei nostri modi di dire e si riferisce a delle scelte che, fatte a mente fredda, non avremmo fatto o avremmo fatto diversamente.

col senno di poi: frasi ed esempi

  • col senno di poi non avrei fatto quell’acquisto
  • con il senno del poi non avrei accettato quel lavoro
  • eh, col senno di poi avrei chiuso molto prima con quella persona”

Del senno di poi son piene le fosse!

C’è anche un famoso proverbio che recita “del senno di poi ne son piene le fosse”, proprio per indicare il considerevole numero di scelte che – a posteriori – avremmo compito diversamente

Quando guardiamo a posteriori una nostra scelta siamo portati a giustificare che, con il senno del poi, avremmo fatto valutazioni molto diverse.

Il punto su cui vi voglio invitare a riflettere è: ne siamo proprio sicuri?

Oppure il senno di poi sta influenzando i nostri ricordi raccontandoci una storia diversa da quella realmente accaduta, e noi ne siamo totalmente ignari?

E’ su questo punto e sulle sue conseguenze che si sofferma lo psicologo cognitivo Daniel Kahneman in una delle parti del libro “Pensieri lenti e veloci” che ho apprezzato di più.

Perchè – indovinate un po’! – anche il senno di poi è un bias comportamentale. Vediamo in che modo.

senno di poi guidaglinvestimenti.it

col senno di poi: La fallacia della narrazione

Prima di parlare del senno di poi introduciamo un altro grande protagonista delle nostre vite, quello che Nassim Taleb (l’antipatico autore del “Cigno Nero”) definisce fallacia della narrazione.

La fallacia della narrazione è la capacità che ha la nostra mente di costruire storie grandiose per giustificare l’andamento delle cose. Come esseri umani siamo calibrati per far “tornare le cose nelle storie”, facciamo si (per la fallacia della narrazione) che alcuni concetti siano volutamente amplificati e tanti altri volutamente dimenticati.

Facciamo un esempio: Google.

La nascita di Google è una delle storie più grandiose dei nostri tempi, segnata da momenti epocali in cui i due fondatori hanno fatto la scelta giusta.

Uno su tutti? Un anno dopo aver creato Google i fondatori Larry Page e Sergey Brin sarebbero stati disposti a vendere Google per meno di un milione di dollari, ma il compratore disse che il prezzo era troppo alto e no se ne fece nulla.

Ora Google vale più di 300 miliardi di dollari.

E che dire poi delle decine di innovazioni che Google ha portato, di come ha rivoluzionato il modo di intendere il web?

Tutto verissimo: il punto è che – io per prima – ci facciamo affascinare da questi avvenimenti, che molte volte sono legati più al caso che al talento.

Attenzione: non voglio certo dire che Page e Brin siano due persone qualunque baciate dalla fortuna!

Intendo che la storia grandiosa è diventata tale grazie a come sono andati gli eventi e all’enfasi che diamo successivamente a questi stessi eventi: alcuni possono esser stati determinati dal caso, non necessariamente dal genio.

Se quel giorno in cui venne fatta la proposta di acquisto gli avessero offerto 100’000 dollari in più, magari avrebbero accettato. Non sbagliando: semplicemente ritenendola una proposta economica valida.

E ora Google non ci sarebbe, o sarebbe qualcosa di diverso.

con Il senno di poi: il significato profondo

Il senno di poi ci fa valutare – e sopravvalutare – le situazioni passate: nel caso di grandi successi tende a giustificare le scelte giuste grazie al genio, al talento, quando magari erano semplicemente figlie….del caso.

Questo accade perchè noi, come esseri umani, siamo calibrati per raccontarci delle storie coerenti:

Se Google è diventata tale DEVE essere un’azienda con caratteristiche speciali, di conseguenza la sua storia DEVE a sua volta essere speciale.

E’ il senno di poi che crea l’enfasi su avvenimenti che, quando successi, era giusto non ne avessero.

Il danno del senno di poi è questo: che usando questo termine facciamo dei paragoni non completamente corretti rispetto a ciò che è accaduto.

Il bias del risultato

Una conseguenza del senno di poi è il bias del risultato.

Questo bias consiste nel valutare la qualità di una decisione quando il risultato della scelta è già noto.

Facciamo delle valutazioni a posteriori credendo di dare dei giudizi oggettivi: la pratica ci dimostra invece che ci facciamo influenzare molto dal bias del risultato.

E’ uno sport in cui noi italiani siamo veramente bravi: pensate alle partite di calcio. Quanti di noi, allenatori della domenica, avremmo fatto uscire prima quel calciatore da campo perchè non era proprio in giornata?

O avremmo fatto entrare prima quell’altro, dato che poi ha fatto due goal!

Questo comportamento si estende a tutte le categorie: politica, economia, gestione delle risorse.

Kahneman a tal proposito fa un esempio molto valido: le persone che “avevano previsto” il crollo del mercato del 2008.

Esempi del senno di poi: Il crollo dei mercati del 2008

“Sapevo che sarebbe successo”

gli investitori dopo aver perso comunque il loro capitale nel crollo del 2008

La frase sopracitata, dopo il crollo dei mercati del 2008, col senno di poi diventò molto in voga tra gli economisti e gestori di fondi, inclusi coloro che videro grosse perdite dei loro capitali in quella crisi.

Mentre la bolla si gonfiava in pochi si chiedevano se fosse tutto nella norma nonostante l’eccezionalità dei prezzi. Nonostante le millantate previsioni, pochi di loro avvertirono i loro clienti prima dello scoppio della bolla.

Pochissimi di loro scommisero contro il mercato, come fece Michael Burry, tanto una mosca bianca in quel contesto da ispirare, anni dopo, addirittura un film come The Big Short (ne abbiamo parlato in questo articolo).

I migliori economisti avrebbero potuto immaginare, ma senza averne una certezza.

La stessa dinamica finanziaria sta avvenendo da un anno a questa parte: come abbiamo visto in questo articolo, i prezzi dei mercati oggi sono palesemente sovrastimanti. Non rispecchiano la salute dell’economia da quasi un anno.

Molti immaginano che ci sarà un crollo: basandosi su questo presentimento dovremmo/avremmo dovuto limitare gli investimenti dallo scorso anno a questa parte, o indirizzarli verso settori meno rischiosi. Ma ad oggi, dopo un anno, questo crollo non c’è ancora stato.

Prendiamo come esempio un piccolo investitore medio, uno di noi.

Un investitore semplice che si cura dei propri guadagni in maniera ragionevole e intelligente, investendo sul mercato (ad esempio con un ETF MSCI World ) ma senza avere le capacità ne’ la presunzione di essere Warren Buffett.

Se per timore di un crollo dallo scorso anno questo investitore avesse smesso di investire, avrebbe ora rinunciato ai guadagni di un anno. Ad oggi sta vincendo chi ha continuato ad investire nonostante i presupposti del mercato.

Ma tra 10 anni?

Solo il tempo dirà quale delle due strategie era quella giusta.

Ma, sebbene ora ci sembrino entrambe ragionevoli, tra 10 anni il senno di poi e il bias del risultato costruiranno una storia che ci convincerà che “era evidente che sarebbe andata così”.

Invece, oggi, come potrebbe andare non lo sappiamo affatto.

Il senno di poi, il bias del risultato e l’avversione al rischio

La paura del senno di poi e del bias del risultato ci portano ad avere comportamenti avversi al rischio.

In situazioni incerte fare la scelta più coraggiosa è un rischio, soprattutto se la nostra scelta coinvolge molte più persone.

E’ il caso delle aziende, quando un CEO di fronte alla dilemma tra una scelta azzardata e innovativa e una più conservativa, molto probabilmente sceglierà la seconda.

E’ un comportamento razionale che porta a pensare in anticipo a “cosa succederebbe se“:

  • Se facessi una scelta rischiosa e fallissi, sarebbe totalmente una mia responsabilità
  • Se facessi una scelta più conservativa e fallissi, nessuno mi incolperà: era una scelta ragionevole che avrebbe fatto chiunque.

Questo atteggiamento, confermato dagli studi di Kahneman, conferma l’influenza del bias del risultato su molte scelte aziendali fatte non tendendo al successo, ma curandosi di evitare un insuccesso.

Il senno di poi in conclusione

Il senno di poi influenza i nostri ricordi per far sembrare l’accaduto più plaustibile e giustificare determinati avvenimenti.

Una conseguenza del senno di poi è il bias del risultato, per cui tendiamo a valutare le situazioni in maniera meno oggettiva quando ne conosciamo il risultato.

L’unione del senno di poi e del bias del risultato ci porta ad essere più conservativi e a fare scelte meno azzardate: in caso di fallimento, meglio aver fatto una scelta moderata e giustificabile da tutti invece che una potenzialmente redditizia ma più rischiosa (e quindi difficilmente condivisibile).

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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