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Come affrontare la sindrome di burnout: questione di aspettative

“Per superare il burnout bisogna tornare alle origini”

cit. un bruciato pentito del nuovo millennio

Qualche giorno fa sono tornata nella mia città di origine.

Passando con l’auto davanti all’università si è riaperto del cassetto dei ricordi: e non intendo gli amici, gli esami, le lezioni.

Ma le aspettative.

Le aspettative con cui stoicamente ci preparavamo a dedicare cinque anni della nostra vita a imparare concetti ostinatamente tecnici, complicati, la maggior parte dei quali dimenticheremo di lì a breve.

L’aspettativa di trovare un lavoro, sentirci realizzati, tornare stanchi a casa la sera perchè stavamo LAVORANDO.

E, quando finiva per accadere veramente, giustificare la nostra stanchezza essendone quasi fieri. Magari lavorando anche nel weekend, vedendo o percependo al telefono gli sguardi di ammirazione dei nostri genitori che avevano quasi paura di disturbarci.

Già.

“Che deplorevole bugia che ci raccontavamo

diremo poi qualche anno dopo, tornando esausti a casa tardi per l’ennesima volta.
Facendo un lavoro che in termini di mole sembra non finire mai, ma con il rilievo e la visibilità di un osso sotterrato in un giardino in inverno.

Quello che all’inizio chiamavamo lavoro si trasforma in stress, e questo stress perpetuato negli anni sfocia nell’irrimediabile: il burnout.

burnout toast bruciati
Sindrome da Burnout

CoSA SIGNIFICA bURNOUT IN ITALIANO?

Il burnout, letteralmente “bruciarsi“, è una sindrome che l’OMS classifica come “forma di stress lavorativo che non si è in grado di gestire con successo“.

Inizialmente veniva identificata nelle professioni in ambito sanitario, in particolare quelle che richiedono relazioni con persone deboli o bisognose di aiuto emotivo.

Ma è stata poi facilmente riscontrata in molti altri ambiti sensibili come la riscossione credito, lavori con molte interfacce diverse e ritmi incalzanti.

Le cause possono essere variabili, dai troppi rapporti interpersonali a lavori psicologicamente pesanti magari in periodi critici della nostra vita. Sfociano nel senso comune di sentirsi carichi di responsabilità.

Le conseguenze sono un desiderio nascosto di annullamento che ci porta a essere meno empatici, a non avere stimoli e motivazione e non trarre più soddisfazione dal proprio lavoro.

Fino a sfociare, nei casi più gravi, nella depressione.

Oppure, nei casi più estremi (e fortunatamente rari in Italia) al karoshi, la “morte per troppo lavoro” tristemente nota in Giappone.

La differenza tra stress e burnout

Ma qual è la differenza tra il “troppo stress” e il burnout?

Che il burnout è la fase discendente, del non ritorno. Quella fase in cui anche rifiatare e abbassare i livelli di stress non serve, anzi.

E’ ulteriormente destabilizzante: perchè non avendo la forza emotiva di affrontare livelli di stress anche “bassi” per i nostri standard, ci sentiamo ancora più incapaci e irrimediabilmente stanchi.

Quali sono i sintomi del burnout?

Capire se siamo vicini al burnout, o quanto ne siamo lontani, non è sempre semplice.

I sintomi tipici del burnout sono:

  • stanchezza eccessiva
  • difficoltà nel portare a termine compiti che prima facevamo con facilità
  • perdita ddi interesse e apatia verso il lavoro

Burnout Test

Per averne però una prima idea del nostro livello di burnout si può fare un questionario, il Maslach Burnout Inventory. Questo test sul burnout, cucito sulle professioni medico-umanistiche, valuta tre dimensioni per determinare il nostro livello di stress:

  • l’esaurimento emotivo
  • la depersonalizzazione
  • la ridotta realizzazione personale. 

Infatti, la conseguenza del burnout è che, senza accorgercene, perdiamo il senso delle cose che facciamo. Del perchè le facciamo.

Perdere il senso delle cose che facciamo 

Sembra banale dirlo, ma la domanda “qual è lo scopo della mia vita” se siamo affetti da burnout rischia di rimanere senza risposta. Corriamo talmente forte nella ruota del criceto che dimentichiamo anche perchè lo stiamo facendo.

Ne abbiamo parlato in questo articolo sulla ruota del criceto.

E il fulcro del problema è forse qui: avere la lucidità di fermarci a pensare e fare un bilancio della nostra situazione. Di quanto il nostro lavoro ci influenzi la vita rispetto a come era all’inizio, che sia uno o 5 anni fa. 

Credo che nella vita dopo tot anni – che siano 2 o 10 – arrivi per tutti il momento di rimettere sulla bilancia i pro e i contro del lavoro che facciamo: questi potrebbero essere esattamente gli stessi di 10 anni prima, ma il loro peso per noi oggi avrà un valore diverso. 

Molti stereotipi si trasformano: se da neolaureati lavorare fino alle 20:00 ci fa sentire delle proto-persone “in carriera”, dopo qualche anno ti accorgi che è privazione di vita.
Vita sociale, vita privata, privazione di tempo che alla peggio potremmo passare a far….niente. Nel migliore dei casi, passarlo con i nostri partner, figli, genitori, amici e occupandoci negli hobbies che più ci appassionano.
E che si, lavorare il doppio potrà anche aiutarci a fare carriera (e neanche è detto!): ma in un posto che pretenderà da noi il doppio del doppio, sempre di più. Limitandoci sempre di più 

Ed è veramente così che vogliamo vivere?

E’ per questo che viviamo?

Attenzione, la risposta potrebbe anche essere “si” ma ne dobbiamo essere davvero convinti.

Come smaltire lo stress da lavoro: curare il burnout

Cercare di superare il burnout si può: innanzitutto, nei casi più gravi, non dobbiamo vergognarci di chiedere l’aiuto di uno specialista che ci aiuti a fare un bilancio della nostra situazione, aiutandoci ad analizzarla adeguatamente e a trovare un metodo per superarla.

Nei casi più blandi, di “megastress”, possiamo usare due metodi per elaborare il burnout e ritovare la bussola delle nostre giornate:

  • Ritrovare il nostro Why
  • Darci ( o ridarci) degli obiettivi temporali

Come superare il burnout: ritrovare il nostro Why

un aiuto è quello di ritagliarci del tempo, anche solo un’ora, in cui obbligarci a pensare alla nostra situazione.

Sederci da soli, in un posto calmo, e concederci del tempo per pensare non permettendo ai pensieri lavorativi o alle faccende personali di intralciare i nostri pensieri. 

Pensiamo al perchè facciamo questo lavoro (si, oltre che per lo stipendio!): ricordiamoci di qual era il nostro Why.
Le motivazioni sono ancora sufficienti?
E anche se lo fossero, troviamo giusto che il lavoro ci assorba così tanto, che meriti tutta l’importanza che gli diamo?

Magari diamo uno sguardo a questo bellissimo TED Talk di Simon Sinek, per ricordarci da dove dovremmo partire.

Come superare il burnout: darci degli obiettivi misurabili

E dopo aver rispolverato il why, guardiamo avanti e soffermiamoci sui nostri obiettivi.
Scriviamo su un foglio  – non lasciando le parole al vento – quali sono i nostri obiettivi sia lavorativi che di vita e valutiamo quali siano i più importanti. Quali vogliamo privilegiare nei prossimi mesi e anni non per convenienza o strategia, ma perchè è quello che sentiamo e che vorremmo.

In sostanza: iniziamo a capire che anche il tempo ha un valore, ed è misurabile

Avere un lavoro più vicino a casa e magari da raggiungere a piedi può avere più valore di un centinaio di euro in più in busta paga dovendo prendere auto o mezzi tutti i giorni.

Prediligere un lavoro in cui la qualità non dipende dalla quantità di ore che gli dedichiamo, ma dalla bravura della nostra organizzazione.

O magari comprendere che è proprio la carriera il nostro obiettivo, ma anche in questo caso cerchiamo di comprendere come farla in maniera efficiente e intelligente, senza – per l’appunto – bruciarci la mente.

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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