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Il pregiudizio dello status quo bias

Il periodo natalizio è quello in cui si palesa al massimo un bias in particolare: lo status quo bias.

Lo status quo bias è un pregiudizio che ci rende difficile abbandonare la nostra situazione attuale, il nostro status, qualunque esso sia.

Non si riferisce solo allo status sociale, ma a qualsiasi condizione della nostra vita: dal piano tariffario telefonico, al nostro lavoro, fino all’asscurazione della nostra auto.

La nostra condizione attuale è fonte di un equilibrio che, anche se non perfetto, facciamo molta fatica a lasciare perchè richiede semplicemente…energia. Il superamento della nostra pigrizia.

Questo comportamento, però, limita molto le nostre scelte e ci fa cadere vittima di chi ha architettato scelte che mirano proprio alla nostra pigrizia.

Primo su tutti: il marketing. Credete sia un caso la scelta dell’opzione di default del vostro piano della palestra, che siete liberi di disdire quando volete ma a patto di inviare una mail di disdetta per tempo?

Ebbene, come avevamo già visto con l’anchoring, no: il marketing sa bene come sfruttare i bias a proprio vantaggio. E lo status quo bias è uno di questi.

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Status quo bias

Cosa vuol dire status quo bias e da cosa è influenzato

Come molti bias comportamentali ne ha dato spiegazione lo psicologo e premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman: nel suo libro Pensieri lenti e veloci ne ha fatto una accurata spiegazione mostrando come lo status quo bias derivi dall’influenza di altri due bias:

L’avversione alle perdite

Questo bias è uno dei più subdoli di cui spesso non sappiamo di soffrire: psicologicamente ci impattano molto più le perdite che i guadagni.

In pratica: la nostra reazione negativa alla perdita di 100 euro è molto maggiore rispetto a quella positiva che ci darebbe vincere 100 euro.

Questo aspetto è atato ampiamente spiegato e documentatonel libro Pensieri lentii e veloci.

L’effetto dotazione

L’effetto dotazione ci fa dare molto più valore a ciò che è in nostro possesso rispetto a ciò che non ci appartiene. Un esempio classico: la nostra auto o la nostra casa. Tendiamo a svrastimare il loro valore rispetto alla relatà.

Questo venne confermato da Kahneman così come da Dan Ariely e molti altri psicologi cognitivi con un semplice test.

  • Ad alcuni studenti veniva regalata una tazza: a questi veniva chiesto quanto valutassero quella tazza, ossia per quale cifra sarebbero stati disposti a cederla.
  • Ad un altro gruppo di studenti venne invece chiesto quanto sarebbero stati disposti a pagare per acquistare la stessa tazza.

Risultato?
Il valore medio che era disposto a pagare chi non la possedeva era circa la metà del valore per cui chi la aveva sarebbe stato disposto a venderla.

Esempi di status quo bias

Come comprendere a fondo l’effetto di questo bias se non con un esempio?

L’assicurazione auto

Un test inconsapevole sullo status quo bas venne fatto dagli stati americani del New Jersey e della Pennsylvania qualche anno fa.

Negli anni ’90, come parte dei programmi di riforma della legge sulla responsabilità civile, ai cittadini vennero offerte due opzioni per la loro assicurazione automobilistica:

  • un’opzione costosa che dava loro pieno diritto di citare in giudizio in caso di danneggiamento
  • un’opzione meno costosa con diritti limitati di citare in giudizio

In Pennsylvania venne inserita come opzione di default l’assicurazione più alta, mentre in New Jersey venne inserita cme standard quella meno costosa.

Risultato?
In entrambi gli stati più del 75% scelse di mantenere l’assicurazione offerta come standard.

Di fatto, mostrando un comportamento generale altamente influenzabile dallo status quo bias oltre che dall’avversione alle perdite e l’effetto dotazione.

Infatti nel caso della Pennsylvania, che aveve l’assicurazione più cara come default, entrava in azione l’avversione alla perdita che spingeva le persone a non voler pedere il possibile privilegio di una copertura totale.

In New Jersey si imponeva anche l’effetto dotazione che spingeva a non cambiare la prima scelta fatta o che ispirava più fiducia, ossia quella che prevedeva una minore copertura (e un minor costo).

In sostanza: molto spesso quelli che ci sembrano attitudini culturali di alcune popolazioni sono invece derivanti da una determinata architettura delle scelte fatta a monte.

Lo status quo bias nella finanza

Un ambito in cui lo status quo bias è particolarmente presente è quello finanziario: come riporta il sito Neurexplore in una sua ricerca, è stato rilevato che i millenials tendenzialmente scelgono la stessa banca dei loro genitori a causa del loro scarso interesse in ambito finanziario.

Questa scelta, che può apparire “naturale” quando non si conosce l’ambito in cui la si sta effettuando, deve invece spingerci a una riflessione: l’architettura delle scelte di cui avevamo parlato nello scorso articolo rischia di influenzare in maniera importante il nostro futuro.

Infatti se per status quo scegliamo di non investire i nostri soldi, oppure di mantenere una tipologia di investimenti che non è adeguata alla nostra età o propensione al rischio, potremmo perdere importanti guadagni per il futuro.

Nella peggiore delle ipotesi, banche e istituti di credito o assicurazione potrebbero sfruttare questo bias proponendoci prodotti “standard” che sono in realtà vantaggiosi…solo per loro, contando sul fatto che difficilmente ci scosteremo dallo status quo.

Per questo motivo ci teniamo sempre a rimarcare quanto sia importante comprendere la finanza personale e arrivare a gestire in maniera autonoma i propri risparmi. Per farlo puoi iniziare con la nostra guida per gli investitori principianti.

Qual è il modo migliore per limitare gli effetti dello status quo bias

Come abbiamo intuito, lo status quo bias si fonda tanto sulla nostra pigrizia che sulla mancanza di informazioni per noi rilevanti. Ci sono molti casi in cui è il disinteresse o l’ignoranza, nel senso letterale del termine, a spingerci verso al soluzione indicata come standard.

Per eitare di cadere in questa trapola gli espedienti sono quelli comune a molti bias:

  • cercare di accorgercene: quando siamo coscienti d non saperne abbastanza, anzicchè fare la scelta di default prendiamoci un po’ di tempo per analizzare tutte le opzioni per bene e scegliere quella che risulta veramente più adeguata alla nostra persona
  • Ostacolare la pigrizia: se ci sono aspetti della nostra vita che potrebbero essere migliorati cambiando lo status quo – dall’operatore telefonico all’assicurazione dell’auto fino ad arrivare….al nostro stesso lavoro – smettiamo di procrastinare e facciamolo.

Ovviamente non è semplice: ma, come per ogni bias e per molti altri aspetti della nostra vita, il passo più importante è iniziare!

Se vuoi approfondire come l’ìarchitettura delle scelte riesca a influenzare intere popolazioni ti interesserà questo articolo sul libro padre di questo bias: Nudge di Richard Thaler

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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