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Come funziona il Welfare Aziendale

Sempre più aziende stanno sfruttando il Welfare Aziendale come incentivo per i propri dipendenti.

Aziende che sfruttano welfare aziendale
Aziende che sfruttano welfare aziendale

Si tratta, infatti, di un mezzo che gode di notevoli vantaggi fiscali per azienda e lavoratore e che permette di migliorare l’ambiente lavorativo e l‘engagement del lavoratore verso la stessa azienda.

Le cose, però, vanno fatte bene.

Non basta, infatti, far cadere a pioggia una serie di benefit.

Piuttosto va studiato il tessuto della propria azienda per offrire soluzioni mirate a quelli che sono i bisogni delle varie categorie.

Un esempio in Italia è Luxottica il cui modello di Welfare si incentra su due punti fondamentali:

  • nella partecipazione attiva dei dipendenti alla piena riuscita delle iniziative, costantemente aggiornate secondo le reali esigenze dei lavoratori
  • nella sostenibilità aziendale, grazie alle efficienze che derivano dal miglioramento della qualità del lavoro e del clima lavorativo.

Vantaggi indiretti del Welfare Aziendale – Empatia

Prima di parlare degli aspetti fiscali parliamo del vantaggio da parte dell’azienda di introdurre piani di Welfare.

Uno studio di McKinsey del 2013 ha provato a quantificare i vantaggi indiretti che le aziende potrebbero avare nell’attuazione di un piano mirato di Welfare.

Gli impiegati soggetti a una forte e mirata politica di welfare hanno dimostrato maggiore attaccamento verso l’azienda che si traduce in: minori assenze, maggior numero di ore di lavoro extra e un numero minore di mesi presi per congedo di maternità.
Tutto questo potrebbe tradursi in un vantaggio per l’azienda indiretto di 2000 euro annuali per impiegato.

I vantaggi indiretti
I vantaggi indiretti

Tutto ciò è confermato dal report redatto dal Welfare Index PMI.

Dalle interviste fatte a circa 20000 aziende emerge che maggiore è l’attività di welfare e migliori sono i risultati in termini di:

  • Produttività del lavoro
  • Soddisfazione del lavoratore
  • Fidelizzazione dei dipendenti
  • Miglioramento dell’immagine dell’azienda
Soddisfazione degli impiegati
Soddisfazione degli impiegati

Un programma di Welfare fine a se stesso non serve a nulla!

Non basta fare una forte politica di welfare fine a se stessa.

Non basta, cioè, creare una politica del tipo top down in cui i benefit vengono fatti cadere a cascata sui dipendenti. Sarebbe più facile per le aziende ma si otterrebbe un effetto contrario alle attese.

Welfare aziendale mirato
Welfare aziendale mirato

Il piano di welfare deve essere attentamente pensato e mirato sulle esigenze dei propri lavoratori. Ogni azienda fa storia a sé così come ogni categoria di lavoratore.

Le ricerche mostrano, infatti, come le aziende con un approccio strategico ottengono risultati nettamente migliori rispetto ad aziende che seguono un approccio meramente funzionale.

Nel primo caso le imprese non solo ottengono benefici in termini di KPI del business ma riescono, soprattutto, a creare un clima di empatia tra impiegato e azienda rompendo la barriera di indifferenza.

Nel secondo caso, infatti, si corre il rischio di banalizzare il welfare aziendale e di sprecare risorse in benefit di cui non si percepisce il valore.

Risultati aziendali
Risultati aziendali

A cosa servono le iniziative di welfare aziendale?

Il welfare con relativi benefit aziendali non rappresentano solo un beneficio indiretto in termini di produttività.

Sono anche un vero e proprio strumento di ottimizzazione fiscale che permette di far risparmiare soldi all’azienda e al dipendente.

Per capire in pieno il vantaggio fiscale dei benefit aziendali dobbiamo fare prima un distinguo tra due categorie: Fringe Benefit e Flexible Benefit.

Fringe Benefit

Esempi di Fringe Benefit sono:

  • I buoni spesa, il buono carburante
  • L’utilizzo di auto aziendali, il cellulare aziendale con uso anche personale
  • L’alloggio, la concessione di prestiti ecc..

Questo tipo di benefit viene conteggiato all’interno del reddito lordo del lavoratore e, in quanto tale, tassati se il loro valore supera una soglia minima (516 euro).

Flexible Benefit

I flexible benefit sono quelli più interessanti dal punto di vista fiscale.

Esempi di Flexible benefit sono:

  • Pensione integrativa
  • Assicurazione Sanitaria
  • Corsi di formazione
  • Asilo nido, scuole, università ecc..

Il principale vantaggio di questi benefit è che pur aumentando il potere d’acquisto dell’impiegato non partecipano alla formazione del reddito imponibile e sono pertanto oggetto di detassazione.

Vantaggi fiscali del welfare per i dipendenti

Partiamo dai vantaggi per un lavoratore.

Prendiamo il caso di un impiegato con uno stipendio di 35 mila euro lordo e consideriamo, per semplicità, solo l’impatto dell’IRPEF su tale stipendio.

Da uno stipendio lordo di 35 mila euro l’impiegato paga circa 9620 euro di IRPEF.

Immaginiamo ora che l’azienda concedesse allo stesso lavoratore un aumento di 2 mila euro.

Al netto delle tasse, quello che il lavoratore riuscirà a intascare sarà un aumento di poco più di 1200 euro al mese.

Se invece quei soldi fossero stati erogati in forma di welfare aziendale i 2 mila euro non avrebbero nessuna ritenuta.

Un vantaggio in termini di potere d’acquisto di circa 800 euro.

Nel caso in cui si decidesse di versare il premio ricevuto nella pensione integrativa questo diventa deducibile fino a un limite di 3 mila euro. Limite che si somma al tetto ordinario di 5164.57 euro.

Ciò significa che:

  • L’aumento non è tassabile
  • L’ammontare totale deducibile può passare da 5164.57 euro massimo a 8164.57 euro massimo.

Vantaggi fiscali del welfare per l’azienda

Il principale vantaggio per l’azienda è la deducibilità dei servizi offerti dall’IRES (imponibile del reddito di impresa).

Il Welfare è totalmente detraibile.

Facciamo anche in questo caso un esempio.

Prendiamo un’azienda di 100 impiegati che paga 10 milioni di euro di IRES.

Senza Welfare l’azienda dovrebbe pagare un’IRES di: 10 milioni x 24% = 2.4 milioni di euro.

Se invece l’azienda offrisse 2 mila euro di welfare aziendale annuale per ogni dipendente potrebbe dedurre 200 mila euro. L’imponibile IRES scenderebbe quindi a 9.8 milioni con un risparmio fiscale di 48 mila euro.

Oltre all’IRES ci sono anche i contributi previdenziali da pagare (circa 38%).

Un premio all’impiegato lordo di 1000 euro in denaro costa normalmente all’azienda circa 1400 euro.

Se invece questi 1000 euro venissero dati sottoforma di welfare non subirebbero alcun aggravio fiscale.

In conclusione

Il welfare aziendale può essere una valida soluzione che può aiutare ad ottenere un miglior engagement da parte degli impiegati verso l’azienda stessa.

Engagement che può essere quantificato in un guadagno indiretto da parte dell’azienda di oltre i 2 mila euro per impiegato.

A questo si possono aggiungere i vantaggi economici diretti dovuti a un’ottimizzazione fiscale sia da parte dell’azieda che da parte dell’impiegato.

Questo tipo di benefit purtroppo è ancora poco sfruttato. Dove viene sfruttato viene fatto male.

Per avere un beneficio reale da questo strumento l’azienda dovrebbe capire quali sono le reali esigenze dei propri impiegati in modo da garantirgli un’offerta ad hoc. Viceversa non si otterrebbe alcun engagement anzi, aumenterebbero quelle che sono le barriere tra azienda e impiegato.

Il Welfare Aziendale deve essere mirato
Il Welfare Aziendale deve essere mirato

Va inoltre detto che l’azienda può differenziare la tipologia di welfare. Si può, cioè, decidere di dare benefit diversi a diverse categorie omogenee presenti all’interno dell’azienda.

Dulcis in fundo: erogare dei benefit del genere potrebbe anche permettere di ridurre l’evasione rendendo i “fuori busta” oltre che immorali anche poco convenienti.

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Francesco Barba

Ingegnere e sommelier, fiero sorrentino appassionato di finanza personale e ottime bottiglie. Scrivo di finanza personale e risparmio sul blog di cui sono co-founder guidaglinvestimenti.it

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