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Yes man cos’è, yes man perchè

Mia madre è sicuramente una yes-man, o meglio una yes-woman “livello Jedi”. 

Da piccola, qualsiasi cosa desiderassi avere, la risposta era sempre “si si, DOMANI”. 
Ma questo domani non arrivava mai! 

Gli yes man (o yes-woman) non-Jedi invece sono quei personaggi che dicono sempre di si, spinti da diverse ragioni:

  • pigrizia: assentire ci evita di dare spiegazioni (tanto tra il dire di si e il fare…..ce ne sta di mare in mezzo!)
  • far sapere che su di loro puoi sempre contare
  • evitare la discussione
  • positivismo 
  • debolezza (nel senso di “esser troppo buoni”)
  • paura di perdere delle occasioni
  • scarsa concezione temporale (posso fare tutto!)

Insomma, essere degli yes men non è necessariamente negativo, anzi è spesso sintomo di caratteri disponibili ed estroversi, che magari non amano i conflitti ma sono curiosi di apprendere. 

Nella pratica però rischia di farci entrare in un circolo vizioso che ci fa perdere di vista i nostri obiettivi.

Yes man e no-man nel lavoro

E’ facile dire “in medio stat virtus”: alla fine nel lavoro, soprattutto in condizioni di stress, ci facciamo influenzare dal nostro carattere e da come ci sentiamo nelle situazioni. E tipicamente viene fuori la caratteristica caratteriale che più ci rappresenta: essere degli yes-man o dei no-man. 

I no-man li ho sempre invidiati: per quanto possano essere insopportabili, fermi sulle loro ragioni e “ciechi” alle giustificazioni, sono pronti a non cedere nemmeno un centimetro. Se credono in una cosa e la ritengono corretta, non gli farete cambiare idea mai, a maggior ragione se sotto stress. 

Potranno non avere alternative costruttive, essere poco flessibili, ma di certo sono sicuri di quello che fanno con i tempi che hanno. 

Gli yes men invece no: per loro si può fare sempre tutto, meglio non perdere le occasioni e cercare di essere positivi, “cominciamo, poi un modo si troverà“.
Il rischio di questo atteggiamento è prendersi troppi compiti e – a volte – responsabilità senza rendersi conto che, per necessità logistiche e temporali, non potremo dare a tutte le attività la giusta attenzione. 

Lasciando indietro qualche cadavere: e deludendo sia noi stessi che chi aveva contato sul nostro aiuto: il problema è che, in azienda, le “delusioni” costano spesso affidabilità e reputazione. E ne sanno bene qualcosa i giapponesi, loro malgrado.

Yes man nella cultura giapponese

Chiunque abbia avuto a che fare con la cultura giapponese lo sa bene: dire di no, per loro, è maleducazione. Sono degli yes-man nati. Questa caratteristica se da un lato può essere ammirevole e cordiale, dall’altro porta a svariate problematiche soprattutto sul lavoro. 

Perchè un giapponese non vi dirà mai che una cosa non si può fare: e se non siamo giapponesi questa è una cosa che dobbiamo sapere.

Spesso si tende a credere che si siano stati problemi di comunicazione, che “non ci siamo capiti” e allora si passa alle conferme via mail, ma nulla cambia: un giapponese non dirà mai di no ad una vostra richiesta. Questo deve insegnarci a porre bene le domande, lasciandole magari aperte e chiedendo loro quali sono i limiti o vincoli con i quali potrebbero soddisfare una richiesta.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare “va beh ma siamo nel 2021 e i giapponesi hanno a che fare con l’occidente da decenni ormai, è un problema sperato questo“.
Per esperienza personale devo dissentire. Quello che noi vediamo con un grande limite è invece sintomo di una forte identità culturale ed educazione alla quale i giapponesi difficilmente rinunciano. Non si tratta di un vezzo, di qualcosa di superabile.

Ancor più, poi, se l’interlocutore non è straniero ma anche lui giapponese. 
In questo caso questo comportamento si amplifica proprio per le ragioni culturali di cui sopra, portando a risultati talvolta disastrosi.

Basti pensare a quando il top management fa delle richieste irrealistiche che i livelli inferiori devono portare a termine. Sommandosi il bias dell’autorità e l’incapacità di dire di no, si scarica il barile portando avanti l’infattibile richiesta fino ai ruoli operativi, i quali davanti all’impossibilità di accoglierla sono a volte costretti a mentire (con le dovute conseguenze). 

Ne è un esempio quanto accaduto in Mithsubishi Motors, dove i test engineer sono stati “fortemente invogliati” dai direttori a falsificare i risultati di test di fuel efficiency pur di rientrare nei loro target dichiarati. Salvo poi generare uno scandalo di ridondanza internazionale.

L’impatto sul mercato giapponese

Questo comportamento, influenzando le aziende, influenza anche il mercato giapponese e i relativi investimenti. Come si evidenzia da questo articolo, la cultura assentiva fa si che il ricambio ai vertici delle aziende sia molto scarso, non consentendo di avere adeguati livelli di innovazione e rinnovamento.

Questo effetto determina un appiattimento della curva di crescita e sta portando molte aziende (soprattutto a partecipazione internazionale) a votare contro la rielezione dei due direttori esecutivi più anziano (CEO e presidente, di solito)se le partecipazioni politichee totali detenute da una società superano il 25% dell’importo del patrimonio netto meno i contanti.

E questo è il caso di circa il 20% delle società quotate nella prima sezione della Borsa di Tokyo.

Insomma, qualora non fosse stato già abbastanza chiaro dal film Yes-Man di Jim Carey, l’approccio assentivo si dimostra controproducente in tanti ambiti.

La soluzione: imparare a dire di si per poi iniziare a dire di no 

La soluzione logica a cui tutti siamo probabilmente arrivati più per esperienza che per convinzione è che si, spesso essere degli yes-man aiuta: se siamo appena arrivati in azienda ci ben predispone verso il prossimo, dà l’idea di essere persone disponibili e proattive. Ci trasporta in situazioni proficue e facilita le possibilità di espandere la nostra rete. 

Quanto abbiamo raggiunto questo obiettivo giunge il momento di imparare a dire di no.

“No” perchè siamo già troppo carichi e non riusciremmo a dare a questa attività la giusta attenzione. 

Perchè non condividiamo gli stessi valori del progetto o del team con cui dovremmo lavorare. 

“No” perchè non rientra nei nostri obiettivi.

Imparando a rifiutare con gentilezza, o per meglio dire: essendo assertivi.

Assertivo cosa significa?

Essere assertivi implica il mantenere il proprio punto di vista, soprattutto se in disaccordo con quello dell’interlocutore, mantenendo un comportamento educato e gentile

Comunicare in maniera chiara, efficace ed educata il nostro disaccordo argomentando le nostre ragioni ragioni e non limitandoci a dire di no.

Da un “no” ben argomentato possono nascere possibilità anche migliori rispetto ad un si: se, ad esempio, rifiutate un’attività che vi sarebbe potuta piacere perché avete già troppi impegni, può darsi che l’interlocutore ci proponga una maniera diversa (e meno time-consuming) in cui partecipare. 

Trasformando un “no” in una situazione di “si” evoluto: un eccellente win-win.

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Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

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