Tempo di lettura: 4 minuti
5
(1)

Lo Zeigarnik effect e i 3 motivi per cui dobbiamo conoscerlo

L’effetto Zeigarnik come nome ci dice poco ma ci coinvolge molto da vicino.

E’ un effetto per cui il nostro cervello tende a ricordare e a dare rilevanza alle attività incompiute rispetto a quelle portate a termine.

Avete presente quella mail che dovete scrivere da giorni, ma che non riuscite mai a terminare?

Quella presentazione rimasta in draft da due settimane?

O quella telefonata che dovete fare da tanto tempo, ma che rimandate puntualmente?

Io si, li ho tutti ben presenti, e ho anche presente quella sensazione di nodo allo stomaco misto a rassegnazione che mi affligge ogni volta che ci penso.

Proprio perchè le cose che lasciamo a metà e che sappiamo di dover fare….difficilmente le dimentichiamo.

Ma se vi chiedessi l’ultima presentazione che avete completato al lavoro, o l’ultima mail che avete scritto e inviato: me li sapreste dire con la stessa facilità?

puzzle incompiuto come zeigarnik effect guidaglinvestimenti.it
Zeigarnik effect

La scoperta dell’effetto zeigarnik

L’intuizione di questo effetto venne allo psicologo Bluma Zeigarnik durante una cena al ristorante, osservando i camerieri: ricordavano facilmente le ordinazioni dei tavoli che dovevano ancora pagare il conto, mentre sembrava avessero difficoltà a ricordare quelle dei tavoli già evasi.

Riflettendoci è quello che succede con noi con le nostre attività: se ci chiedessero a bruciapelo di dire un’attività che abbiamo terminato oggi, probabilmente dovremmo fare prima mente locale.
Se invece vi chiedessi di una che avete lasciato a metà…scommetto che vi verrebbe subito in mente.

Le supposizioni di Zeigarnik trovarono conferma in una serie di esperimenti che vennero compiuti da lui, e ripetuti da altri psicologi e studiosi negli anni successivi, come riporta questo articolo di Very Well Mind.

Vediamone uno:

In una serie di test venne chiesto ai partecipanti di fare una certa attività, come ad esempio completare un puzzle o risolvere problemi di matematica. La metà dei partecipanti venne interrotta durante lo svolgimento di questi compiti.

Dopo un’ora, Zeigarnik chiese ai partecipanti di descrivere su cosa stessero lavorando: scoprì così che chi aveva interrotto il lavoro aveva il doppio delle probabilità di ricordare nel dettaglio su cosa vertesse il suo compito.

Da cosa dipende L’effetto Zeigarnik

Ma perchè abbiamo la tendenza a ricordare più le cose incompiute?

Per farlo dobbiamo analizzare come funziona la memoria. Una informazione, una volta percepita, viene immagazzinata nella memoria sensoriale per un tempo molto breve.

Se mettiamo attenzione in quello che facciamo, quest viene poi immagazzinata nella memoria a breve termine, che tuttavia ha una capienza molto limitata. Non è un caso, infatti, che quando ci arrivano un insieme di informazioni che ci impegniamo a memorizzare, alcune di queste vadano perse.

Se però le ripetiamo attivamente, alcune di queste riescono a entrare nella memoria a lungo termine: pensiamo a quando imparavamo a memoria le poesie a scuola, o i numeri di telefono.

Il mancato completamento di un compito crea una tensione cognitiva che ci fa tenere l’attività incompiuta costantemente “in prima linea”, con un relativo sforzo mentale maggiore.

Solo quando terminiamo il compito la tensione si rilassa e il nostro cervello lo elimina dalle priorità da ricordare.

le 3 conseguenze negative dello zeigarnik effect sul lavoro

Potremmo pensare “ok carino, ma questo Zeigarnick effect non mi cambia la vita ora che lo conosco“, e forse è così: ma una cosa è l’effetto, un’altra le conseguenze che scatena.

Cosa succede quando ci dimentichiamo le cose

Analizziamo qual è il loro “degrado felice”.

1) Ansia da incompletezza

I compiti incompiuti sono dei fattori di ansia perpetua: anche se ce ne dimentichiamo, quando ci tornano in mente ci gettano nello sconforto. Questa sensazione ci induce un livello di preoccupazione basso ma costante che non giova alla nostra serenità.

Anzi: l’accumularsi di attività incompiute può portarci a diventare totalmente irrazionali riguardo l’importanza di quella attività.

2) Panico da bias della disponibilità e procrastinazione

Più a lungo non portiamo a termine un compito e più questo assumerà un peso e un’importanza irreali rispetto alla realtà.

E’ a causa del bias della disponibilità: la nostra memoria ci ripropone perennemente l’attività ancora non terminata (per paura di dimenticarla), facendola sembrare più frequente o più importante di quel che è.

Mentre magari abbiamo portato a termine altre 4 o 5 attività di cui abbiamo perso nel frattempo memoria. Così aumentiamo irrazionalmente il nostro stress mentale e peggiorando la nostra resa sul lavoro.

3) Sindrome dell’impostore e procrastinazione

Gli effetti finali si traducono in due condizioni: sindrome dell’impostore e procrastinazione ostinata.

La sindrome dell’impostore è la condizione che ci fa sembrare inadeguati al lavoro che facciamo, come se in fondo non ce lo meritassimo.

Insomma, se domani qualcuno ci dicesse che “non siamo idonei a fare questo lavoro”, gli daremmo anche ragione!

In questo modo l’autostima diminuisce e la fiducia nelle nostre capacità si dissolve, facendoci entrare in un loop negativo.

La ciliegina sulla torta è quando questo senso di inadeguatezza si traduce quasi in un rifiuto che ci porta a ignorare deliberatamente il problema.

Si passa alla procrastinazione ostinata: pur sapendo che siamo in ritardo, quell’attività è diventata talmente pesante e (all’apparenza) importante che abbiamo paura di affrontarla.
E quindi la rimandiamo ancor di più.

Come fare per non dimenticare le cose?

Non farsi prendere dal panico: mica facile!

Se avete letto questo articolo con interesse rivedendovi nelle sensazioni descritte, già sapete che “cercare di essere razionali e oggettivi” nelle valutazioni è l’ultimo dei suggerimenti utili. Sensato, per carità: ma se fosse così facile noi ansiosi e procrastinatori non esisteremmo (e l’effetto zeigarnik neppure)!

Personalmente ho trovato un modo per farmi prendere meno dall’ansia del dovuto: la classica to do list, la lista delle cose da fare.

Basta iniziare a listare le cose da fare, avendo però due accorgimenti: inserire di tanto in tanto attività che abbiamo già iniziato o che stiamo quasi per finire (…o anche che abbiamo finito!), ossia che siano veramente facili da spuntare.

A questo si aggiunge un altro trucco: inserire azioni da fare davvero facili, oppure scomporre quelle difficili in tante righe più semplici.

In questa maniera riusciremo a spuntare linee più velocemente, e psicologicamente vedere che la lista si riduce mi da la spinta per continuare con più convinzione.

In pratica mi prendo in giro consapevolmente perchè so di arrivare a un miglior risultato. E’ razionale? No.

E’ un comportamento da adulti e professionisti? No.

Ma funziona? SI.

E questo è l’importante!

Se vuoi approfondire la sindrome dell’impostore ti piacerà questo articolo:

bambina travestita maschera sindrome dell'impostore guidaglinvestimenti.it

Quanto ti è piaciuto il post?

Marta Cavaliere

Ingegnere fuori e inseguitrice di farfalle dentro, appassionata di crescita personale, fotografia e viaggi. Credo nell'importanza di conoscere la finanza personale per diventare responsabili del nostro futuro, e nel miglioramento continuo sia personale che professionale. Instancabile procrastinatrice, mi occupo delle sezioni Crescita e Risparmio del blog guidaglinvestimenti.it

Lascia un commento